Periodo natalizio a Licata, tra novene e Pastorale

Zampogne, canti dialettali e la rappresentazione della Pastorale nella tradizione licatese

12 dicembre 2016
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La tradizione natalizia di Licata (AG) è particolarmente legata alla musica. Gli zampognari animano il Natale eseguendo novene a domicilio che cominciano il giorno dell'Immacolata (8 dicembre), proseguono per Santa Lucia (13 dicembre) e per tutto il periodo natalizio. Le famiglie sono ancora solite addobbare le edicole (fiureddi) davanti gli usci di casa con rami di palma, pino o carrubbo, con arance e mandarini o altri agrumi per ospitare gli zampognari durante i nove giorni che precedono il Natale.
Purtroppo i pochi che restano non sono in grado di soddisfare le tante richieste perciò vengono accompagnati da due orchestrine composti da suonatori di banda che si esibiscono in buona parte del repertorio tradizionale.

La zampogna che si utilizza a Licata è del tipo ''a paio'' (ciaramedda a paru) che si distingue dalla zampogna ''a chiave'' monrealese,  ampiamente diffusa in Sicilia. Un cantore accompagna lo zampognaro con il ''cimmulu'', un cerchietto munito di piattini e sonagli, mentre altri cantori  si uniscono alla coppia per fare il coro. La novena inizia con un canto in lingua italiana ''Tu scendi dalle stelle'' o con ''O Maria quanto sei bella'' o con canti tradizionali siciliani mentre il cantore sta a braccia aperte dinanzi all'immagine sacra come per renderle omaggio.
I canti sono associati da temi ricorrenti cioè l'adorazione dei pastori e la ninna nanna al Bambino. Si eseguono poi, una serie di melodie esclusivamente strumentali come la Pasturali e la Campaniata che tende a imitare il suono delle campane di Roma che annunciano la nascita di Gesù bambino.
Come tutti gli zampognari siciliani anche quelli licatesi eseguono diverse melodie di vasta diffusione popolare (Bersagliera, Bandiera rossa, Marina, Bombolo, ecc.) o  brani di accompagnamento al ballo (ballitti). La novena si conclude sempre con un ballittu e se, nel frattempo, si è fatto buio a volte si fanno anche dei falò. Con l'acclamazione corale Viva Gesù Bambino! si conclude la parte musicale del rito. Le famiglie offrono allora cibi e bevande ai suonatori e a tutti i presenti.

L'elemento più rappresentativo della tradizione licatese è costituito dalla ''Pasturali'' che si rappresenta dal 26 dicembre al 6 gennaio secondo modalità di committenza simili a quelle delle novene. La Pasturali ha una durata di circa 40 minuti e, dato il costo, il numero di rappresentazioni inscenate non supera la dozzina. Sono presenti sei personaggi: tre pastori (Bardassaru, Marsioni e Titu, nella tradizione locale i nomi dei Re Magi), un Curàtulu che si occupa della masseria e due suonatori. Vestiti di pelle di capra con il volto ricoperto da una lunga barba  portano in mano un bastone, mentre il Curatulu ha pure un mantello. I dialoghi alternano l'italiano al dialetto siciliano con battute a sfondo comico e talvolta osceno. ''L'addumannata'', così si chiama la fase preparatoria è affidata alla famiglia che ha richiesto la rappresentazione. La scenografia è costituita da una capanna  fatta di legno, cartone e frasche sotto un'edicola addobbata e illuminata sotto la quale viene acceso un falò all'inizio della rappresentazione che di solito viene fatta nelle ore serali.

I pastori sono meravigliati dalla forte luce che emana da una capanna giunti in prossimità della quale si addormentano. Nel frattempo, arriva il Curàtulu che, con gesti di gioia e meraviglia, festeggia la nascita del Messia e sveglia i pastori. ''Guardate che brillare sulla grotta di Betlemme, come fate a dormire o pastori, svegliatevi!''. A questo punto i pastori, che per svegliarsi hanno fatto faticare il povero Curàtulu, finalmente riconoscono l'avvento del Messia, escono dalla capanna e si inginocchiano verso l'immagine sacra esposta nell'edicola. Il Curàtulu allora declama un componimento in siciliano che rievoca i momenti dell'Annunciazione e della Natività. La Pasturali si conclude con l'offerta al Bambino di Canti e melodie di danza analoghe a quelle eseguite per le novene. I ragazzini a questo punto, distruggono la capanna per alimentare il fuoco e vi saltano dentro per dare prova di coraggio mentre si distribuiscono dolci, cibi e vivande.

La Pastorale viene rappresentata in forma un po' diversa, il giorno dell'Epifania per le strade e nella piazza principale di Sant'Elisabetta, un piccolo centro agricolo dell'Agrigentino. Protagonisti della rappresentazione è un certo Nardu, servo pigro e un po' scemo e la  ricostruzione della vita che un tempo si svolgeva nelle masserie: la preparazione della ricotta che serviva a condire le lasagne, la raccolta dell'erba e della legna, la caccia del coniglio, la cattura del ladro d'arance, l'uccisione del lupo che vuole attaccare un agnello e così via. L'epilogo è costituito dall'arrivo a cavallo ''di tri Re'' che scortano la Sacra Famiglia in un breve percorso dalla piazza alla chiesa. Nardu mostra grande stupore per la nascita miracolosa e assume quindi un ruolo simile a quello dello ''spaventato'' del presepe (u meravigghiatu dà rutta). La scena si svolge al suono delle sonate delle zampogne e della banda, ai ritmi del tamburo e agli spari a salve dei Campieri a cavallo, oltre al festoso scampanio di un gregge che sfila. Nella Pastorale di Licata si ripercorre il modello di origine ecclesiastica, come dimostra il personaggio del Curàtulu che viene  illuminato dalla grazia divina, illuminando pure i pastori. A Santa Elisabetta invece, permangono evidenti i tratti di un arcaico rituale propiziatorio agro-pastorale connesso al solstizio invernale.

- www.natalealicata.it

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