R.N.O. di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto

Tra grotte, eremi solitari e boschi, una delle riserve più importanti del palermitano

21 giugno 2016
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La Riserva Naturale Orientata di "Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto" è una tra le più importanti aree protette della Provincia di Palermo, istituita nel 2000, al fine di tutelare "l'interessante comunità faunistica, la tipica vegetazione del luogo e le cavità di notevole interesse speleologico e paleontologico".
Ricadente nei territori dei comuni di Altavilla Milicia, Trabia, Ventimiglia di Sicilia, Caccamo, Baucina, Casteldaccia, la R.N.O. copre un'area di 4641, 43 ettari (di cui 2473 in zona A e 2168,32 in zona B).
Visto da Monte Carcaci, nell’area di Prizzi e Castronovo di Sicilia, il massiccio di Pizzo Trigna appare immenso e fa da sfondo all’orlo gessoso delle Serre di Ciminna. Insieme a Monte San Calogero, sulla costa di Termini Imerese, questi rilievi rappresentano il logico anello di congiunzione fra i monti di Palermo e le Madonie.

L'area si raggiunge da Palermo percorrendo la A19/ E 90 fino all’uscita di Casteldaccia, quindi imboccando la SP 16 in direzione Baucina-Ventimiglia di Sicilia. Dopo circa 25 Km si arriva alle pendici di Pizzo della Trigna.
"Un territorio incantevole con la sua aspra orografia, la flora e la fauna tipica del Mediterraneo, l’interessante traccia archeologica che racconta dell’antica presenza umana nell’area, i segni di antropizzazione che si fondono con l’ambiente circostante: un vero tesoro a cielo aperto, frutto di un irripetibile e felice binomio di natura e cultura..." (tratto dalla pubblicazione a cura di A. Claudia Nuccio e Alfonso Lo Cascio – edito dalla Regione Siciliana).

Il massiccio montuoso, sul quale è adagiata la riserva di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto, è costituito da rocce calcareee formatesi, durante il mesozoico, grazie al sedimentarsi di gusci e scheletri di animali nei fondali marini e da pareti silicee, composte da lamelle parallele ed elementi incoerenti (scisti), formatesi per l’accumulo nei secoli di gusci di microorganismi (diatomee e radiolari) e di spugne silicee, sempre di origine marina. All'interno dei calcari, di tanto in tanto, possono osservarsi intrusioni di rocce vulcaniche che arrivano ad affiorare. Il reticolo di fratture di scisti silicei colorati racconta chiaramente la storia geologica del luogo, dove la crosta terrestre è stata più volte sottoposta a sollevamenti, torsioni e spostamenti. L'erosione delle rocce, dovute agli agenti atmosferici inoltre, ha favorito lo sviluppo di corsi d'acqua stagionali e di tre cavità importanti come la grotta Brigli (Brigghi o dei Berilli), grotta Mazzamuto e grotta Leone. La prima ha un'interesse fondamentalmente speleologico e si presenta ricca di concrezioni e panneggi calcarei lungo i cunicoli e le sale. Importanza ecologica ha invece, la grotta del Leone perchè ospita una comunità di Iberidella minore, pianta che cresce nelle grotte abitate dal bestiame. La grotta Mazzamuto ha invece, un interesse archeologico poichè qui sono stati rinvenuti importanti reperti che testimoniano la presenza umana in queste zone, già nella preistoria.

Flora e Fauna - Il paesaggio della riserva è costituito da diversi tipi di ambienti naturali: quello rupestre, quello vallivo costituito da boschi, prativo e di gariga e quello umido, lungo il corso dei torrenti. Il territorio è caratterizzato dalla presenza di boschi naturali, costituiti dalla presenza del leccio, delle querce da sughero e caducifoglie, miste all'acero campestre e all'acero trilobo. Nel sottobosco crescono cespugli di rosacee, tipici della macchia mediterranea, come il pero mandorlino e la rosa sempreverde, il biancospino, l'erica arborea, la ginestra spinosa e il citiso trifloro. Nelle cime, si può ammirare l'agrifoglio che forma una boscaglia insieme al leccio. Sull'erba fanno bella mostra il ciclamino primaverile e la rosa peonia. Le zone aperte e semirupestri sono colonizzate da macchie arbustive in cui appaiono il lentisco e la palma nana, l'euforbia arborea, l’olivastro ed il lentisco. La prateria, nei tratti più rocciosi ed assolati, assume l’aspetto di steppa ed è caratterizzata dai grandi cespi dell’ampelodesma. Per quanto riguarda la fauna rupestre, questo è il regno del falco pellegrino, abilissimo cacciatore d’uccelli, ma anche dell’aquila reale.
Un tempo queste pareti ospitavano i nidi del capovaccaio, piccolo avvoltoio migratore, di cui oggi si può registrare solo una sporadica presenza. Nel folto bosco hanno trovato il loro habitat ideale le cince e lo scricciolo, mentre, sui tronchi, il picchio rosso maggiore e il rampichino hanno fatto il loro nido. Tra i predatori la fanno da padroni la donnola e la martora, ma anche il gatto selvatico e la volpe. Nelle aree fra bosco e prateria trovano cibo e rifugio anche roditori  e lucertole, ramarri e serpenti come il colubro liscio, il biacco e la vipera. In questa riserva vive inoltre, una consistente popolazione di lepre appenninica, sino a qualche anno fa, considerata una sottospecie della lepre europea, oggi invece riconosciuta come una specie a se stante, tipica dell'Italia centro-meridionale, della Sicilia e della Corsica.

L’Eremo di San Felice - Si trova a circa 540 metri d'altezza e può considerarsi la "porta principale" della riserva naturale e, assieme alla 'Casina', sul monte Sant'Onofrio, sono le costruzioni più antiche dell’area protetta. L'eremo fu edificato tra il 1290 e il 1310 dall’eremita laico Frà Guglielmo Gnoffi, nato a Polizzi Generosa nel 1256, oggi 'Beato', e dalla sua piccola confraternita di eremiti. Frate Guglielmo dedicò la piccola chiesa alla Madonna e vi fece dipingere un affresco raffigurante la Vergine alla destra dell’altare, di cui oggni resta solo una traccia. Gli eremiti vivevano semplicemente e di quello che producevano coltivando l’orto, gli ulivi e gli alberi da frutta, oltre che dedicandosi alla pastorizia. Nel periodo delle guerre mondiali, l'eremo fu utilizzato come luogo di ricovero di molti sfollati, provenienti da Trabia, Caccamo e Ventimiglia di Sicilia. Serviva anche all'attività di pesca della tonnara di Trabia perchè il rais della tonnara, per posizionare esattamente la calata delle reti, utilizzava come riferimento, una finestra dell’eremo che pochi giorni prima veniva colorata di bianco, per essere visibile dal mare. Prima del 1989 l’Eremo era malridotto difatti non vi era più il tetto, le porte e le finestre. La cappella, che era l’unico ambiente rimasto eretto, era utilizzata come stalla per mucche o pecore che vi trovavano ricovero dalla calura estiva o, in inverno, dalla neve e dal gelo. Oggi finalmente, è stato restaurato ed è diventato una sede che fa parte del grande circuito dello scoutismo nazionale.

Comuni della riserva - La R.N.O. di Pizzo Cane, Pizzo Trigna e Grotta Mazzamuto, da un lato, domina il versante ovest del golfo di Termini Imerese, dall'interno, si affaccia su una zona di grande varietà geomorfologica e naturalistica, dove è visibile l'impronta che l'uomo ha lasciato fin dai tempi più remoti. Secondo il geografo e viaggiatore berbero Idrisi, nei secoli passati, l'area era fertilissima e ricca di colture, mentre oggi, è caratterizzata da grandi estensioni coltivate a frumento. Tra i sec. XVI e XVII, in questo territorio, nacquero grossi borghi agricoli, come Baucina e Ventimiglia di Sicilia, che nell'ultimo secolo sono stat soggetti ad un lento spopolamento. Sulla costa invece, sorse Altavilla Milicia, che deve il suo nome a Roberto d'Altavilla, detto il Guiscardo, che nell'XI sec. edificò, nei pressi dell'odierno paese, una chiesa per celebrare la sua vittoria contro i musulmani: Santa Maria di Campogrosso o San Michele, dopo il ponte che attraversa il torrente S. Michele.

Caccamo invece, ha origini molto più incerte e antiche, sembra che addirittura il suo impianto urbanistico sia stato realizzato dai Cartaginesi, rifugiati qui, dopo la distruzione di Himera, vicino l'attuale Termini Imerese. Sono state trovate successive tracce bizantine e saracene, mentre nel 1904 fu concessa in feudo a Goffredo de Sageyo, che era normanno. Altro paesino che ricade nel territorio della riserva è Casteldaccia, nata intorno al 1700, e conosciuta per l'attività di trasformazione dei prodotti agricoli: pasta e olio e per la produzione dei vini delle cantine Duca di Salaparuta. Sulla costa infine, a Trabia, nel '300 fu impiantata una tonnara talmente produttiva che ha smesso di lavorare solo di recente, nel 1971, e successivamente trasformata in complesso alberghiero.

- www.parks.it/riserva.pizzo.cane/

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