Salemi, la prima capitale d'Italia

Sull'antica cittadina attraversata dagli splendori e dalle miserie di millenaria Storia

26 ottobre 2016
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Nel cuore della Valle del Belice, alle pendici del Monte delle Rose, tra i fiumi Mazzaro e Grande, sorge Salemi, splendida città medioevale fondata molto probabilmente sul sito dell'antica cittadella elima di Halicyae. Salemi si sviluppa attorno al Castello medioevale fatto erigere da Federico II di Svevia nel XIII secolo, dal cui terrazzo merlato e dalla torre circolare è possibile ammirare un panorama mozzafiato che si apre sulla Sicilia occidentale e sullo splendido mare, poco distante.

Pillole di storia - Come abbiamo già detto, Salemi sorge sui resti dell'antica città sicana di Halyciae, teatro delle continue guerre tra Selinunte e Segesta di cui fu alleata. Nel 272 a.C. fu conquistata dai Romani e dichiarata città libera quindi esentata dal pagare i tributi per volontaria sottomissione. In seguito passò sotto il dominio dei Vandali, dei Goti, dei Bizantini e degli Arabi che la fecero prosperare economicamente e le diedero il nome di 'Saleiman' cioè 'luogo di delizia'. Gli arabi introdussero nella campagna circostante molte nuove coltivazioni tra cui arance, limoni, pesche, albicocche, asparagi carciofi, cotone, melanzane, e spezie come lo zafferano, il garofano e la cannella. La cittadina conobbe un notevole sviluppo in età Normanna e Sveva, ma, dopo la morte di Federico II e l'inizio della dominazione angioina, la popolazione fu ridotta in miseria, tanto che Federico III di Aragona nel 1296 declassò Salemi a città feudale. L'11 dicembre 1411 nel castello della città si formò una confederazione costituita da Salemi, Trapani, Mazara, Monte San Giuliano e dai baroni di Castelvetrano e di Partanna, che si impegnava alla difesa della regina Bianca e della real casa di Aragona. Salemi venne, quindi, maggiornente fortificata e presidiata durante le incursioni turche.  Il 1° dicembre 1889 il Re Umberto I conferì al nipote Amedeo di Savoia il titolo di 'Conte di Salemi', titolo che tuttavia non fu mai assegnato perchè Amedeo non ebbe figli. Un momento importante nella storia di Salemi fu il 14 maggio 1860, quando Giuseppe Garibaldi, giunto in Sicilia durante l'impresa dei Mille, issò sulla cima di una delle torri del castello arabo-normanno la bandiera tricolore proclamando Salemi la prima capitale d'Italia, titolo che mantenne per un giorno. Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 la città, come del resto tutta la Valle del Belice, fu gravemente colpita da un violento terremoto in seguito al quale il centro abitato, ormai devastato, fu spostato nella zona a valle della collina, denominata 'Paese nuovo'.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello normanno

Il centro storico di Salemi ha un'impronta islamica, caratterizzato da strette viuzze acciottolate che risalgono verso il Castello normanno, suggestivo con la sua pianta trapezoidale e le tre torri, due quadrangolari e una circolare. I caratteri stilistici arabi della costruzione, fanno comunque supporre che i Normanni conquistatori si avvalsero di maestranze arabe per la costruzione del maniero. L'edificio ha una corte quasi rettangolare cinta da muri su tre lati (nord-ovest, nord-est e sud-ovest) e da un edificio abitativo lungo il lato sud-est, un salone originariamente rettangolare, l'angolo nord invece è occupato da un corpo ad un solo piano fuori terra, realizzato negli anni '30. Sulla destra del castello è possibile ammirare ciò che resta dell'antica Chiesa madre di Salemi, distrutta dal sisma.

TappaCollegio dei Gesuiti - Polo Museale

Partendo da Piazza Alicia e scendendo per via Francesco D'Aguirre, si raggiunge il Collegio dei Gesuiti, eretto nel 1652. Dell'edificio fa parte anche l'oratorio della Congregazione Lauretana, costruito nel XVIII secolo su progetto di Giovanni Biagio Amico (1684-1754). Qui è ubicato il Polo Museale di Salemi. All'interno trovano spazio il Mostra di cimeli del Risorgimento, il Museo della Mafia (voluto da Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi dal 2008 al 2012) e il Museo civico che custodisce diverse opere d'arte provenienti dalle chiese distrutte dal sisma del 1968.

Il nucleo centrale della collezione è costituita da sculture del 400-500 siciliano, tra cui spicca un magnifico fonte battesimale del 1464 e  le statue marmoree di San Giuliano l'Ospitatore e la Madonna col Bambino attribuite a Francesco Laurana (1420-1503). Tra i dipinti ricordiamo la Madonna degli Angeli del 1604 di Mariano Smiriglio e la Morte della Vergine di scuola manieristica. Una sala del Museo ospita anche una raccolta di cimeli risorgimentali riconducibili, per la maggior parte, alle imprese garibaldine in Sicilia durante lo sbarco dei mille. Accanto al Collegio c'è l'attuale Chiesa Madre dedicata a San Nicola di Bari, costruita all'inizio del 1700 dall'architetto Vincenzo Cascio, con la sua elegante facciata dal gusto barocco e l'interno, a croce latina, suddivisa in tre navate da colonne di marmo.

TappaPiazza della Dittatura

La vicina piazzetta Lampiasiex convento di Santa Chiara ospita la Biblioteca comunale e gli Archivi comunale e notarile. Proseguendo si arriva in Piazza della Dittatura, dove si trova il palazzo del Comune, e proseguendo si giunge alla Chiesa di Sant'Agostino, in piazza Diego D'Aguirre, con l'annesso convento, riedificati entrambi nel '700. La chiesa conserva due statue di Antonello Gagini: San Luca Evangelista e la Madonna del Soccorso in marmo policromo.

TappaLa Giudecca

Da non perdere, proprio all'inizio dell'abitato la Chiesa di Sant'Antonio da Padova. A navata unica, conserva una statua in marmo di San Francesco d'Assisi, capolavoro di Antonio e Bartolomeo Berrettaro (XVI secolo) e un bassorilievo marmoreo raffigurante la Madonna delle Grazie di Antonello Gagini. L'esterno è stato rifatto nel 1990. Questi monumenti, assieme al quartiere ebraico, la Giudecca, costituiscono le principali attrattive della cittadina medievale.

Per gli appassionati di passeggiate all'aria aperta, fuori città, in aperta campagna, si trova la Basilica paleocristiana di San Miceli, scoperta nel 1893, particolare per i suoi tre pavimenti sovrapposti con tre diversi ordini di mosaici colorati e iscrizioni in greco e latino del IV e VI secolo.

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