Sull'Etna, da Piano Vetore al Giardino botanico 'Nuova Gussonea'

Trekking sul vulcano più alto d'Europa, tra coni vulcanici e colate laviche

26 agosto 2016
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Tra Catania e Taormina, a ovest della costa orientale della Sicilia, si erge maestoso l'Etna, il vulcano più alto d'Europa, un gigante che si specchia superbo nelle acque azzurre del mar Ionio. Formatosi circa 500 mila anni fa, il Mungibeddu (Mons Gebel come lo chiamavano gli Arabi) non solo è ancora in piena attività ma è anche in piena crescita, con i suoi 3350 metri s.l.m.
L'Etna presenta quattro bocche sommitali eruttive (Bocca Nuova, Centrale, Sud Est, Nord Est) e numerosi crateri laterali o bocche avventizie, sparse sui fianchi del cratere, fino a quote di poche centinaia di metri sul livello del mare. Grazie alle sue frequenti e pericolose eruzioni, nei secoli, il suo paesaggio ha subito veri e propri sconvolgimenti e più volte sono stati minacciati i centri abitati cresciuti alle sue falde. E' pur vero però, che le colate hanno contribuito notevolmente a rendere fertile il terreno tanto che spesso sulla cenere si è sviluppata una vegetazione lussureggiante e rigogliosa. Proprio per tutelare questo straordinario patrimonio naturale, nel marzo 1987, è stato istituito il Parco dell'Etna, un angolo di paradiso dove si alternano boschi, crateri, grotte e colate laviche.

L'itinerario che vi proponiamo è un percorso ad anello, che si snoda per circa quattro chilometri, da percorrere a piedi in circa un'ora e mezzo di cammino, da Piano Vetore al Giardino 'Nuova Gussonea', che permetterà di osservare alcuni degli aspetti più interessanti del territorio etneo, passando dai vasti prati d'alta quota alle folte formazioni boschive, dalle desertiche colate laviche recenti a quelli più antiche, nelle quali hanno trovato il loro habitat ideale diverse specie vegetali. Qua e là potremo ammirare suggestive costruzioni rurali, edificate nel corso dei millenni dall'uomo e curiose architetture disegnate dalla lava o gli hornitos, piccoli o grandi coni vulcanici. [www.parcoetna.it]

Le tappe del nostro itinerario

TappaPiano Vetore


ph. www.etnanatura.it

Ci troviamo nel versante meridionale dell'Etna, precisamente a Piano Vetore, un ampio pianoro facilmente raggiungibile imboccando la SP92, qualche chilometro prima del Rifugio Sapienza. La strada si estende a ovest e nord-ovest di Monte Vetore e intorno ai 1750 metri è adagiato il pianoro erboso, adornato qua e là da qualche pino o da cespugli di ginestra dell'Etna. Sul margine sud-ovest diverse villette e strutture ricettive tra cui il Grande Albergo dell'Etna fanno bella mostra tra la vegetazione. Finalmente raggiungiamo il sentiero. Posteggiamo l'auto ai bordi della strada e superiamo la staccionata che impedisce l'accesso agli autoveicoli. Proprio all'ingresso del viottolo si trova un grande lastra di pietra lavica con incisa la scritta 'Parco dell'Etna', per ricordarci che ci troviamo in un'area protetta nella quale bisogna muoversi nel pieno rispetto della natura e degli animali. Percorriamo una carrareccia ricoperta da sabbia lavica mentre ammiriamo le pendici meridionali del vulcano, con i suoi piccoli coni secondari di Monte Nero e Monte Nero degli Zappini (zappinu è il pino laricio nel dialetto siciliano). Qui, tra la vegetazione, spiccano i pulvini di astragalo, chiamata spinasanta, che, con il suo vasto apparato radicale, svolge un importate ruolo di consolidamento del terreno.

TappaSentiero Natura Monte Nero e Monte Nero degli Zappini

Durante il tragitto ci imbattiamo in alcuni pilieri in pietra lavica contrassegnati dalla sigla P.O. (posto di osservazione) ed un numero cui corrisponde una particolarità. A pochi metri scorgiamo infatti, il P.O. 1 e il SENTIERO NATURA MONTE NERO E MONTE NERO DEGLI ZAPPINI, il primo sentiero ad essere stato tracciato dall'Ente Parco dell'Etna. Svoltiamo a sinistra, e dopo pochi metri, a destra, mentre la pista sterrata sale leggermente in direzione di una lunga lingua di lava. Attraversiamo colate laviche di epoche differenti, con insediamenti vegetali di diverse specie: dalla ginestra dell'Etna ai pioppi, dall'astragalo al ginepro. Ci fermiamo un attimo per riposarci e ammirare un panorama immenso che si apre, alle nostre spalle, sulla Sicilia sud-orientale e centrale e che, nelle giornate limpide, raggiunge Monte Cammarata, Sutera ed Enna. Rimaniamo incantati dallo splendido paesaggio ma dobbiamo riprendere il cammino.

Percorriamo adesso un sentiero ben battuto, prima di arrivare al P.O.2, posto alla base della lingua di lava creata dall'eruzione del 1985, e poche decine di metri dopo il P.O.3, proprio di fronte ad un piccolo cono vulcanico, risalente all'eruzione del 1780 e formato da un accumulo di scorie saldate. Salta subito agli occhi il contrasto tra le colate recenti, per lo più brulle o animate da qualche raro pino laricio, e quelle antiche dove la fanno da padrone le graminacee, gli alberi di pino laricio, i pulvini di ginepro emisferico, l'astragalo, gli alberelli di ginestre dell'Etna, cespugli di rosacanina, che in inverno si colorano del rosso delle loro bacche e in primavera del bianco-rosato delle loro fioriture.

Aggiriamo da nord a nord-ovest il piccolo cono vulcanico e iniziamo a scendere per uno stretto sentiero, raggiungendo, dopo qualche centinaio di metri, un bivio dove è adagiato un lastrone lavico. Svoltiamo a sinistra, attraversando una colata lavica brulla e, dopo un centinaio di metri, giungiamo ad una casa in pietra lavica, con accanto un piccolo pozzo e la GROTTA SANTA BARBARA, un'antica galleria di scorrimento, utilizzata, in passato, come neviera. Vi si accede da un'apertura situata nella volta, che somiglia molto ad un pozzo, a pareti strapiombanti liscie e compatte, e per scendervi è necessaria una scaletta di dieci metri. Proseguiamo il nostro cammino, tornando indietro, sino al lastrone di pietra lavica, per riprendere il sentiero che era stato precedentemente lasciato e iniziamo a scendere sino a raggiungere il P.O.4 dove possiamo ammirare una PIETRA CANNONE, una curiosa formazione lavica formatasi in seguito al raffreddamento della lava attorno ad un tronco d'albero, che col tempo è marcito e sparito. lasciando questa formazione cava simile alla bocca di un cannone. Continuiamo per uno stretto viottolo costeggiato da vasti tappeti di ginepro e astragalo e visitiamo un ovile formato da una piccola casa in pietra lavica, diversi recinti per gli animali e un abbeveratoio. Riprendiamo per una strada sterrata, iniziando a scendere ed entrando in una fitta pineta con un sottobosco ricco di felce e ortica, cui si alternano, di tanto in tanto, vaste radure.

[Foto: www.caicatania.it]

TappaGiardino Botanico Nuova Gussonea


ph. www.etnanatura.it

Raggiunto un bivio, svoltiamo a sinistra e continuiamo la discesa. Sulla sinistra si trova il GIARDINO BOTANICO NUOVA GUSSONEA, istituito nel 1979, per salvaguardare le principali entità vegetali che caratterizzano il territorio etneo, tramite una convenzione tra la Direzione Generale delle Foreste della Regione siciliana e l'Università di Catania. L'area prescelta si estende per oltre 10 ettari sulle pendici meridionali del vulcano, ad un'altitudine compresa fra 1700 e 1750 metri.
Procediamo per la via del ritorno sino ad arrivare ad un ulteriore bivio dove si incontra la PISTA ALTOMONTANA ETNEA, lunga circa 42 chilometri, che disegna quasi un semicerchio attorno al vulcano dal versante nord-est (partenza rifugi Ragabo-Brunek) fino alla parte sud-ovest (arrivo rifugio Ariel). Svoltiamo adesso, a sinistra e procediamo lungo la strada afaltata fino a lasciare, sulla destra, l'innesto della strada che porta al Vivaio forestale, e usciamo dal bosco. Raggiungiamo un ulteriore bivio dove abbandoniamo, sulla destra, la pista altamontana etnea e procediamo a sinistra per raggiungere il P.O.1 dove si riprende la carrareccia per arrivare al punto da cui siamo partiti.


ph. www.parcoetna.it

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