Sulle orme del Gattopardo

I luoghi che ispirarono Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Luchino Visconti

24 giugno 2016
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Uno splendido affresco della Sicilia dai toni caldi e sensuali, che fotografa le vicende storiche e sociali seguite allo sbarco di Garibaldi e dei Mille a Marsala, nel maggio 1860. Questo è il Gattopardo, capolavoro letterario nato (tra il 1954 e il 1957) dalla penna del principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa e colossal del regista Luchino Visconti che ne ha curato la versione cinematografica.
Il titolo sembra sia ispirato allo stemma del casato dei Salina, che raffigurava un gatto dalla pelliccia leopardata su fondo blu. L'opera ripercorre l'infanzia dello scrittore e la storia dell'antica e nobile famiglia dei Salina e del suo bisnonno Don Fabrizio, che assiste con distacco alla fine del suo vecchio mondo aristocratico. Un cambiamento apparentemente che però non modifica la sostanza delle cose ma serve proprio per farle rimanere uguali. Si intravede una vena un pò amara che sottolinea il fallimento in Sicilia dei moti garibaldini e delle idee risorgimentali in generale.

Nella versione cinematografica Visconti poi, con la scelta di attori di fama internazionale, quali Burt Lancaster nel ruolo del principe Fabrizio, Claudia Cardinale nel ruolo della bella Angelica e Alain Delon in quello del nipote del principe Tancredi, volle inoltre aumentare il peso di un'opera che era già un caso letterario. Il film, realizzato da Visconti nel 1962 e uscito nel 1963, non fu subito un successo malgrado la conquista della Palma d'oro a Cannes, di tre Nastri d'Argento e del David di Donatello; inoltre per realizzarlo la Titanus, che lo produsse, rischiò il fallimento per i costi eccessivi che dovette sobbarcarsi. Si trattava infatti di un'opera colossale e complessa che ha richiesto un po' di tempo prima di essere compresa a fondo. Noi abbiamo pensato di riproporvela perché costituisce comunque un punto fermo nella stora del cinema italiano e un modo anche per ripercorrere la storia del nostro paese in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'italia.

L'itinerario di questa settimana dunque, prevede tre percorsi alternativi, tutti alla ricerca dei luoghi in cui lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa si ispirò per scrivere il suo romanzo e soprattutto degli affascinanti luoghi del set cinematografico. Attenzione quindi, non distraetevi troppo e seguite tutti le orme del Gattopardo.

Le tappe del nostro itinerario

TappaCastello di Donnafugata

A circa 20 km dalla città di Ragusa sorge il Castello di Donnafugata, fatto edificare sulla vecchia struttura di una torre del 200 dal Senatore del Regno e Barone Corrado Arezzo, nell'800. Lontana dai circuiti del turismo di massa, Donnafugata fu descritta magistralmente da Giuseppe Tomasi di Lampedusa facendola vivere e conoscere nelle parole di Don Fabrizio Salina. Quel Don Fabrizio che «era beato» perché «mai era stato tanto contento di andare a passare tre mesi a Donnafugata quanto lo era adesso in questa fine di agosto 1860». Di Donnafugata amava non soltanto la casa e la gente ma anche «il senso di possesso feudale che in essa era sopravvissuto...».
Il passaggio dal libro alla versione cinematografica non fu però, così scontata perchè il regista Luchino Visconti nel 1962, prima di iniziare le riprese del film, venne qui in incognito per cercare l'ispirazione. Chiese al vecchio custode di aprirgli ogni stanza del palazzo per cercare di vedere nella magia del silenzio oppresso da «un'arsura dannata», i vizi, i peccati, i timori, le pigrizie di quella aristocrazia siciliana transitata «a cavallo di due tempi», il Regno Borbonico e l'Unità d'Italia. Il regista si rese presto conto però, che la Donnafugata di Tomasi di Lampedusa non poteva essere ricostruita qui perchè la presunta dimora estiva del Gattopardo, essendo in forte declino, appariva come un autentico labirinto e male si prestava come set cinematografico.

Eppure molti turisti giungono tuttora in questo luogo pensando a torto che Luchino Visconti vi abbia girato il suo capolavoro. Questi appassionati cinefili che qui arrivano pensando di poter visitare lo sfarzoso salone da ballo dove venne realizzata la famosa scena in cui don Fabrizio balla con Angelica, rimangono un po' delusi. Dovrebbero sapere che in realtà, la Donnafugata dello scrittore era il luogo dove egli aveva trascorso parte della sua infanzia e cioè il paese di Palma di Montechiaro palazzo Filangeri Cutò, la casa materna di Santa Margherita di Belice. Comunque un volta giunti a Donnafugata, non disperate, potrete sempre approfittare per visitare il castello che comunque è splendido e soprattutto ospita un famoso parco che sembra un labirinto, con giochi d'acqua, grotte, collinette, statue e alberi di ogni tipo.

TappaCiminna

Proprio perchè il labirintico castello di Donnafugata non si prestava a essere trasformato in set cinematografico, a fare da sfondo alle vicende che si svolgono nel piccolo borgo in provincia di Ragusa, è il territorio di Ciminna, paesino distante 40 chilometri da Palermo, che ospitò buona parte delle riprese del capolavoro viscontiano. Nel film c’è una scena in cui il Principe vede dalla finestra del Palazzo di Donnafugata che, nella piazza, Tancredi sta portando un cesto di pesche ad Angelica. Il palazzo da cui si affaccia il Principe sorge di fianco alla splendida Chiesa Madre di Ciminna, che, come già detto, nel film sarebbe il borgo di Donnafugata. In realtà il palazzo del principe nella piazzetta di Ciminna non c’era, e addirittura Visconti in 45 giorni ne fece costruire apposta la facciata.

Il regista inoltre, non esitò a far smontare il soffitto originale della Chiesa madre, per esigenze scenografiche, che purtoppo danneggiato oggi è stato rimosso definitivamente. Le riprese interne invece, furono girate a Palazzo Chigi, ad Ariccia, vicino Roma, perché in Sicilia il regista non trovò ciò che desiderava, soprattutto le ampie soffitte dove si doveva svolgere l'inseguimento amoroso tra Tancredi e Angelica.

TappaVilla Boscogrande

Per le scene iniziali del film fu utilizzata invece, la settecentesca Villa Boscogrande a Piana dei Colli, nei pressi di Palermo, oggi trasformata in ristorante con sala ricevimenti. Spettacolari soprattutto gli affreschi delle sale e dei saloni e i pavimenti anch'essi originali, realizzati con mattoni d'argilla smaltata. Il prospetto settecentesco, un tempo ingresso principale della villa, è sormontato dall'imponente fastigio con la riproduzione dello stemma gentilizio. L'altro prospetto invece, realizzato successivamente, è arricchito da un imponente scalone che si affaccia nel secolare giardino dove i maestosi alberi ombrano le grandi terrazze maiolicate creando un'atmosfera suggestiva e raffinata.

TappaPalazzo Valguarnera Gangi

Un altro palazzo di Palermo è stato il grande protagonista del film e precisamente palazzo Valguarnera Gangi, dove furono girate le scene del grande ballo in casa Ponteleone. Per la vastità dell'impianto architettonico, per la qualità e la ricchezza degli apparati decorativi, nonché per il fatto di essere arrivato alle soglie del XXI secolo praticamente integro, palazzo Valguarnera non solo costituisce un unicum nel panorama siciliano, ma anche un momento altissimo del rococò italiano. Anche se il regista a palazzo Gangi non operò le stesse trasformazioni che invece, fece a Villa Boscogrande, che per l'occasione venne del tutto ristrutturata e anche stravolta, fece comunque una serie di cambiamenti come l'aggiunta di oggetti, di statue e ornamenti. Aa esempio una statua, appartenente ad un trittico, del piano superiore fu separata dal gruppo originario.

TappaLago di Piana degli Albanesi

Per gli esterni dei viaggi fu molto più facile, la Sicilia era ricchissima di paesaggi sia verdi che aridi e un posto valeva l’altro. Spettacolari le riprese fatte nei pressi del lago di Piana degli Albanesi. Le scene di battaglia dei garibaldini a Palermo invece, furono girate negli stessi luoghi in cui si svolsero nella realtà come ad esempio in Piazza Rivoluzione, piazza S. Giovanni Decollato, piazza Vittoria, la Kalsa e Casa professa. Qui l'asfalto fu ricoperto di terra battuta, le saracinesche sostituite da persiane e tende, pali e fili della luce eliminati.

TappaSanta Margherita di Belice

Santa Margherita di Belice, fondata da Antonio Corbera sui resti di una rocca araba e sconvolta al sisma del 1968, è il luogo in cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa trascorreva l'estate da bambino. Se si è ancora decisi a seguire le tracce del Gattopardo consigliamo di iniziare a visitare il Palazzo dei Filangeri di Cutò, la casa materna che ispirò lo scrittore e che nel libro viene chiamato castello di Donnafugata. Tra le stanze restaurate del Palazzo troviamo il Parco-museo letterario del Gattopardo, un museo costruito attorno al romanzo, per farne conoscere i personaggi e farne rivivere le atmosfere. Lettere, appunti, documentazione e foto d’epoca, perfino il manoscritto originale e il dattiloscritto del romanzo. Il parco-museo non manca di attrattive. Un piccolo museo delle cere rappresenta scene tratte dal film di Luchino Visconti, mentre postazioni multimediali mostrano le interviste a Claudia Cardinale e Alain Delon. Fiore all’occhiello del parco-museo è la possibilità di ascoltare la voce di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Unico documento audio dello scrittore. Adiacente al palazzo, il Giardino con gli alberi secolari, mirabilmente descritto nel libro. Una breve passeggiata in centro permette di ammirare i resti della Chiesa Madre e dei ruderi della vecchia Santa Margherita distrutta dal sisma del 1968.

TappaPalma di Montechiaro

Se il castello di Donnafugata è in realtà Palazzo dei Filangieri di Cutò a Santa Margherita Belice, per costruire Donnafugata lo scrittore si ispirò invece a Palma di Montechiaro, luogo a lui molto caro perchè qui veniva spesso durante l'infanzia. La visita guidata di Palma di Montechiaro si snoda lungo un itinerario alla ricerca degli antenati - principi e santi - della famiglia Tomasi di Lampedusa e rivive le vicende che portarono alla fondazione dell'abitato. Si inizia con la visita della Chiesa Madre, con la sua scalinata e le due torri campanarie dal profilo ottomano, costruita con i conci di pietra delle cave del Casserino, la cui facciata esterna si presenta come uno dei migliori esempi di barocco siciliano. Proseguendo si arriva alla Chiesa e Convento delle Benedettine dove si trova la tomba della Beata Corbera (Isabella Tomasi di Lampedusa). Quindi visita del Palazzo Ducale con i suoi splendidi soffitti lignei del XVII secolo e della mostra di oggetti d'arte della famiglia Tomasi, di foto e manoscritti dello scrittore e foto del film di Luchino Visconti. Ultima tappa il Castello dei Chiaramonte, in uno dei luoghi più belli della costa siciliana.

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