Un avventuroso itinerario nelle grotte dei Monti Iblei

Tra splendidi paesaggi e scenari naturali, il suggestivo territorio carsico di Melilli

28 giugno 2016
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Nel settore orientale dei Monti Iblei, massicci prevalentemente calcarei di età compresa tra il Cretaceo e il Quaternario, si erge la formazione dei Monti Climiti, suddivisa nei Membri di Melilli in basso e nei Calcari di Siracusa in alto. Il territorio di Melilli offre splendidi paesaggi e scenari naturali suggestivi per la presenza di peculiari forme carsiche superficiali di varie dimensioni. In esso infatti, sono dislocate ben 50 cavità carsiche, due delle quali, Grotta Palombara e il Complesso ipogeo Vallasmundo - Sant'Alfio, sono diventate riserve naturali integrali della Regione Siciliana, gestite dal Centro Universitario per la Tutela e la Gestione degli Ambienti Naturali e degli Agroecosistemi (CUTGANA).

Le tappe del nostro itinerario

TappaLa Grotta Palombara

E' una delle grotte carsiche più importanti della Sicilia orientale per il suo sviluppo sotterraneo e per la complessità dei cunicoli. La Riserva Naturale Integrale è stata istituita nel 1998 dall'Assessorato per il Territorio e l'Ambiente della Regione Siciliana allo scopo di tutelarla. Si tratta di una cavità carsica fossile, nella quale cioè non circola più acqua, ha uno sviluppo di circa 800 metri e il suo ingresso è costituito da una voragine profonda e larga circa 12 metri che può essere esplorata con corde e scalette adatte. Superati una serie di angusti cunicoli si arriva alla cosiddetta ''Sala dei Vasi'', chiamata così per il rinvenimento, negli anni '60, di due vasi a clessidra dell'antica Età del Bronzo, in seguito rubati. Andando oltre si passa ad un ampio ambiente detto “Sala del Guano” con tetto a cupola alto circa 10 metri nel quale hanno trovato il loro habitat ideale una folta colonia di pipistrelli, i cui escrementi si sono accumulati sul pavimento della cavità formando un grande ammasso di guano che ospita una ricca fauna guanobia. Da qui si dipartono due ramificazioni denominate “Ramo del Geode” e “Ramo del Laghetto”. All'interno della cavità sono stati trovati resti ossei di grossi vertebrati come cinghiali, ippopotami, lupi ecc., ma anche di rettili e piccoli mammiferi come il crocidura, il quercino, l'arvicola e il topo selvatico.

Nell'area protetta vivono numerosi rettili tra cui la lucertola campestre, la lucertola siciliana, specie endemica dell'isola, il ramarro e il biacco. Tra gli uccelli annoveriamo la gazza, il passero solitario, il gheppio, il falco pellegrino, l'airone cenerino, il piccione selvatico e il colombaccio. L'interno della cavità è popolata da una fauna assai varia. Di particolare interesse naturalistico è la presenza di animali che compiono interamente il loro ciclo biologico in grotta. Tra gli organismi che frequentano la cavità, ma che non sono esclusivi di essa, vanno menzionati i pipistrelli o il rospo comune. Il clima della riserva è di tipo prettamente mediterraneo con formazioni vegetali di macchia nei tratti più impervi e rocciosi. Sulle zone rocciose si rinviene l'ogliastro, l'alaterno, il mirto, la calicotome. Nei tratti pianeggianti e poco rocciosi si ha la vegetazione a gariga con il timo, il camedrio doppio, la canutola, l'ononide, il salvione giallo e lo spinaporci.

TappaComplesso Ipogeo Villasmundo - SantAlfio

Si estende lungo il torrente Cugno di Rio. Lo scenario in cui è inserito è rappresentato da due profonde valli fluviali, quello del Torrente Belluzza a Nord e quella del Torrente Cugno di Rio a Sud, dette localmente cave, separate da un breve altopiano. La Grotta Ipogeo Villasmundo - Sant’Alfio si apre, con il suo piccolo ingresso, alla base di una parete del torrente Cugno di Rio e si sviluppa per un totale di oltre 2 Km in una serie di piani collegati da cunicoli. Abbondantissime e di particolare bellezza le concrezioni calcitiche che ricoprono le pareti quali stalattiti, stalagmiti, colonne, drappeggi e colate. Dal punto di vista idrogeologico, questa è l'unica grotta attiva dei Monti Iblei e risulta articolata in quattro elementi fondamentali: due corsi d'acqua perenni, uno temporaneo e un laghetto con una superficie di circa 450 mq e profondo oltre 50 metri.

L'ingresso della Grotta Sant'Alfio, posto circa 60 metri più a valle del precedente, immette in un sistema ipogeo ben più piccolo del precedente, con uno sviluppo complessivo di oltre 400 metri. Le differenze climatiche e ambientali che derivano dalla diversa pendenza dei versanti comportano la presenza nello stesso territorio di differenti tipi di vegetazione. Accanto a specie arboree come il leccio e la quercia virgiliana, è possibile osservare vari arbusti sempreverdi quali l'olivastro, il mirto, il lentisco, il terebinto, il carrubo, arbusti spinosi come la calicotome, il pero selvatico, il biancospino, e piante lianose quali la rosa sempreverde, la clematide, la viticella. Non mancano le piante di grande rilevanza scientifica e naturalistica come l'urtica rupestris, una rarissima specie endemica esclusiva degli Iblei, risalente all'era Terziaria. In questi ambienti è stato rinvenuto un altro raro endemismo siculo, la cymbalaria pubescens, presente sull'Isola oltre che nell'area iblea solo in alcune stazioni rupestri calcaree del palermitano. Molto ricca è la fauna che popola quest'area costituita da diverse specie di uccelli, tra le quali ricordiamo la poiana, il gheppio, l'allocco, il passero solitario, la coturnice sicula, l'averla capirossa, il colombaccio, la ghiandaia, nonché da specie di mammiferi, quali il riccio, l'istrice, la volpe, la donnola e la martora. Tra i rettili, va citata la presenza dell'endemica lucertola siciliana, il colubro leopardino e il biacco maggiore.

TappaGrotta di Mastro Pietro

Altra cavità carsica da vedere è la GROTTA DI MASTRO PIETRO, meglio conosciuta a livello locale come 'a Rutta di Mastru Petru' che si apre alla base di una parete rocciosa alta 80 metri, una paleofalesia formatasi circa 200.000 anni fa, interessata da una serie di fessure, una delle quali è l'ingresso principale della cavità. Facilmente accessibile e percorribile anche a visitatori non esperti, presenta importanti aspetti vegetazionali tipiche dell'area mediterranea. Nell'immaginario popolare, la grotta si snoderebbe nel sottosuolo in una serie di labirintiche sale e cunicoli, in realtà, essa ha uno sviluppo orizzontale di soli 192 metri e, oggi, è completamente priva di stalattiti e stalagmiti, asportate nel corso dei secoli dai visitatori. Numerose le leggende tramandate sulla cavità come la scomparsa al suo interno di un'intera scolaresca con il proprio insegnante. In realtà la cavità è assolutamente sicura e controllata e, nel 2004 addirittura, a seguito del ritrovamento di un piccolo ordigno bellico, risalente alla seconda guerra mondiale, è stata completamente bonificata dal Nucleo artificieri dei carabinieri.

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