Un itinerario nella preistoria

Sulle tracce degli uomini che abitarono la valle di Caltagirone nel Neolitico

23 novembre 2016
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Ai piedi di Caltagirone (CT), immersa in una ricca vegetazione, si estende una valle attraversata dal fiume Margi. Sui suoi fianchi sorgono le alture di Sant'Ippolito e di Monte San Mauro, poste l'una di fronte all'altra. Le due aree sono state frequentate dall'uomo per secoli e molto probabilmente all'inizio erano collegate tra di loro. Alcuni studiosi presumono infatti, che le  tombe a grotticella, scavate sui crinali della Montagna, siano appartenute agli abitanti dell'insediamento rinvenuto sul colle di Sant'Ippolito. Altri invece, partendo dal presupposto che il villaggio sorse prima rispetto alla datazione delle sepolture, si trovano in disaccordo e avanzano l'ipotesi che le tombe appartenessero a un insediamento posto sulla stessa Montagna...

Le tappe del nostro itinerario

TappaCollina di SantIppolito

La collina di Sant'Ippolito è alta 400 metri e sul pianoro le prime testimonianze risalgono al periodo Neolitico e Eneoliticotra il V e il III millennio a.C.  Il colle ospitò gruppi umani anche nei periodi seguenti, nella fase della prima età del Ferro, databile fra il X e IX secolo a.C., e ancora oltre, fino al periodo in cui, secondo le fonti greche, giunsero i Greci dalla Madrepatria, cioè nell'VIII e VII secolo a.C.
I primi scavi nella zona furono eseguiti dall'archeologo Paolo Orsi che raccolse varie tipologie di ceramiche e tracce di un vasto insediamento di capanne sul versante orientale. Il sito è universalmente noto nella letteratura archeologica per la cosiddetta "ceramica di Sant'Ippolito" collocabile fra l'ultima fase dell'Eneolitico e l'inizio dell'età del Bronzo, cioè intorno alla fine del III e l'inizio del Il millennio a.C.
Le ceramiche di Sant'Ippolito sono caratterizzate da linee scure che si stagliano con eleganza su un fondo rosso cupo o chiaro e sembra, data la somiglianza di stili, abbiano dato origine allo stile della successiva ceramica di Castelluccio che fu prodotta per 500 anni, dal 2200 al 1400 a.C. circa. Si parla addirittura di stile di Sant'Ippolito come "proto castellucciano". Dalle forme, a volte bizzarre, si presume che ci siano stati dei collegamenti con le contemporanee civiltà egee e anatoliche.
Nella zona è stata rinvenuta, ad esempio, una brocca a forma di cuore che richiama chiaramente le produzioni cipriote.

TappaNecropoli della Montagna

Per quanto riguarda la necropoli della Montagna è raggiungibile lungo la strada statale all'altezza dell'uscita nord per Caltagirone. Le tombe sono disposte su più livelli e il risultato d'insieme ricorda in piccolo l'area archeologica di Pantalica (Siracusa). I sepolcri ammontano a più di 1.500, senza contare i nuclei sparsi nei dintorni e nelle proprietà private. Quasi tutte le sepolture furono profanate anticamente soprattutto in periodo arabo, come attestano le fonti dell'epoca. In origine le tombe erano chiuse da un portello in pietra, coperto esternamente da pietre. Paolo Orsi riuscì a esplorarne alcune intatte rinvenendo dentro numerosi oggetti in bronzo che presentavano diverse analogie con l'artigianato miceneo. All'interno della camera, di solito, si  trovano alcuni letti funebri in pietra e nicchie scavate sulle pareti interne. Anche la forma della tomba, con la caratteristica copertura a  Tholos (ogiva) ricorda micene, dove è utilizzata nel famoso Tesoro di Atreo.

Anche se la teoria micenea è affascinante si pensa anche che la forma a Tholos in realtà sia dettata dalla necessità di tradurre in pietra la sagoma delle capanne. A conferma di ciò il grosso anello che si trova sull'apice dell'ogiva che probabilmente imitava lo sfiato delle abitzioni primitive. In una di queste tombe è stata ritrovata una splendida spada di bronzo, conservata al Museo di Siracusa, che ancora una volta presenta analogie con l'artigianato miceneo. In effetti, il contatto tra le due civiltà non è da escludere dato che dal XVI sec. i Micenei, signori dei mari quali erano, frequentarono costantemente le coste della Sicilia fondando addirittura veri scali commerciali, come Thapsos (Augusta) o Cannetello (Agrigento). I Micenei attraverso la navigazione fluviale (i fiumi siciliani a quei tempi erano navigabili) riuscirono ad avere contatti con i popoli sicilani dell'entroterra.
Nella zona più bassa della Montagna, sotto la strada statale si trova ancora una tomba a Tholos, questa volta, riadattata per ospitare l'abside di una chiesa medioevale, oggi in gran parte distrutta. Nelle pareti interne dell'abside è ancora visibile un dipinto risalente al XVI secolo, con la raffigurazione della Madonna e della Crocifissione purtroppo rovinato da vandali e dagli agenti atmosferici. A lato di questa costruzione si nota un vistoso intaglio sulla roccia che costituiva una strada che doveva collegare la collina di Sant'Ippolito, sede dell'abitato, con l'area della vasta necropoli. Numerosi altri insediamenti preistorici sono stati individuati nella zona circostante, risalenti soprattutto al periodo castellucciano (prima metà del Il millennio a.C.). Gli stessi colli dove oggi sorge Caltagirone furono occupati già dall'età del Bronzo e molto probabilmente le tombe della Montagna furono utilizzate dagli stessi abitanti dell'insediamento che si cela al di sotto dei palazzi del centro storico.

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