Uno spettacolo della natura, la Scala dei Turchi

La suggestiva bianca scogliera cantata da Andrea Camilleri nel suo celebre Montalbano

01 settembre 2016
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Nella Sicilia sud-occidentale, a pochi chilometri da Porto Empedocle, seguendo la SS 115 per Realmonte, ci si imbatte in un'incantevole tratto di costa, talmente bello da essere fonte d'ispirazione per la letteratura e per il cinema di casa nostra. Il luogo deve infatti, la sua popolarità ai romanzi dello scrittore siciliano Andrea Camilleri, che narrano le vicende del commissario più amato d'Italia, Salvo Montalbano, che in questi luoghi passava interi pomeriggi "fumandosi una sigaretta appresso all'altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni più bassi della Scala dei Turchi".

La candida e superba spiaggia dell'antica 'Punta di Majata', l'odierna Scala dei Turchi, è uno dei punti più suggestivi del litorale di Realmonte dove storia, leggenda e soprattutto un panorama eccezionale si fondono per regalare, allo sguardo incantato di ogni visitatore, un autentico spettacolo della natura. La Scala dei Turchi è un candido promontorio roccioso, che si erge sul mare tra Punta Grande e Lido Rossello, caratterizzato da falde degradanti, a strato, che gli conferiscono l'aspetto di un enorme scalinata bianca, sospesa tra mare e cielo azzurri. La parete, modellata dal vento, dalle onde e dalla pioggia, nel corso dei millenni, è costituita da uno sperone di marna (una roccia sedimentaria di natura calcarea e argillosa), il cui bianco accecante, sotto i raggi del sole delle ore calde del giorno, crea un'intenso contrasto cromatico proprio con l'azzurro del mare e del cielo. Durante il tramonto invece la parete assume sfumature rossicce mentre, di notte, a dominare sono i raggi di luna che si sposano col candore della marna bianca.

La scogliera si erge in mezzo a due spiagge di sabbia chiara e sottile, adatte anche ai più piccoli, perchè qui l'acqua, per almeno dieci metri dalla battigia, è molto bassa, con fondali costituiti da lastroni di marna, ricoperti da alghe e spugne. Salendo per i 'gradini', si può arrivare in cima alla parete rocciosa e, dall'alto, godere di un panorama immenso che abbraccia la costa agrigentina, fino a Capo Rossello, e ammirare i fondali  talmente limpidi da poter scorgere il movimento della flora e della fauna subacquea. Forte è la presenza turistica tanto che, secondo il sito Tripadvisor, la Scala dei Turchi si colloca tra i primi dieci siti marini al mondo, visto l'apprezzamento dei turisti che ogni estate giungono qui in migliaia, per utilizzare i 'gradini' della falesia come un enorme solarium a cielo aperto, dove la pietra bianca riflette i raggi solari, regalando un'abbronzatura più intenza e uniforme.

Pilole di storia - Il nome geografico del luogo è Punta Majata, anche se il sito viene chiamato comunemente Scala dei Turchi, per credenza popolare secondo cui, in epoche passate, sarebbe stato un comodo approdo per le navi arabe che saccheggiavano le coste della Sicilia. Il riferimento ai Turchi, in realtà, è improprio perchè, nel dialetto siciliano, indica approssimativamente tutti i popoli provenienti dal Nord Africa e di religione islamica, mentre il termine Scala si riferisce alla forma a gradoni della parete rocciosa. Realmonte fu fondata dopo la battaglia di Lepanto, avvenuta il 7 ottobre 1571, cioè dopo la sconfitta degli Arabi ad opera dei Cristiani e quindi dopo la riduzione delle loro incursioni. Sarebbero state proprio le navi del Governo siciliano ad attaccare i Saraceni e chi riusciva a catturare un prigioniero lo faceva schiavo. Prima del 1571 invece, il luogo sarebbe stato solo un punto d'appoggio per le bande dei pirati.

U Zitu e a Zita - Leggenda vuole che due giovani, Rosalia, figlia di un ricco signore di Realmonte, e Peppe, un povero operaio, si siano innamorati perdutamente, sin dal loro primo incontro casuale. Rosalia tornava infatti, dalla passeggiata quotidiana, in compagnia della sua governante, e Peppe stava trasportando un sacco pieno di fave. Tuttavia, il loro amore fu subito contrastato dal padre di lei che desiderava un genero ricco, tanto che i due ragazzi furono costretti a incontrarsi di nascosto e per breve tempo. Tuttavia, gli incontri non sfuggirono agli occhi attenti della governante che, raccontò tutto al padre della fanciulla. Questi decise allora di rinchiudere Rosalia in un monastero sperduto in provincia di Palermo. Di fronte a questa terribile prospettiva, i due giovani giurarono di rimanere comunque uniti e, a notte fonda, si recarono sulla Punta di Monte Rossello e da lì si gettarono nel vuoto. A circa 150 metri dalla costa, lì proprio dove i due innamorati si gettarono in mare, emersero subito due scogli, uniti da un'esile lingua di roccia, conosciuti come 'Scogghiu do zzito e a zzita. Nelle notti di luna, proprio nell'anniversario della tragedia, vicino ai due scogli, qualcuno giura di aver sentito Rosalia cantare una melodia triste in ricordo del suo amore sfortunato per Peppe.

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