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"Antonio Ligabue (1899-1965). Tormenti e incanti"

La pittura visionaria del pittore naif più celebre d'Italia, in mostra al Palazzo Reale di Palermo

22 marzo 2016

"Antonio Ligabue (1899-1965) Tormenti e incanti"
Fino al 31 agosto 2016
Sala Duca di Montalto, Palazzo Reale

"Io sono un grande artista, la gente non mi comprende, ma un giorno i miei quadri costeranno tanti soldi e allora tutti capiranno chi veramente era Antonio Ligabue."

Dopo lo straordinario successo della mostra "Via Crucis, La Pasión de Cristo" di Fernando Botero, nella sala Duca di Montalto del Palazzo Reale di Palermo sarà ospitata fino al 31 agosto 2016 un’importante esposizione monografica dedicata ad Antonio Ligabue.
L’esposizione, promossa dalla Fondazione Federico II di Palermo e dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri, è curata dal professor Sandro Parmiggiani, già direttore di Palazzo Magnani e direttore della Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri e a cura di Sergio Negri, presidente del comitato scientifico della medesima Fondazione, con l’organizzazione generale di C.O.R. (Creare-organizzare-realizzare).


Leopardo nella foresta, s.d. (1956-57), olio su tavola di faesite, 54 x54 cm, collezione privata

La mostra propone, attraverso oltre ottanta opere, un excursus storico e critico sull’attualità dell’opera di Ligabue che, seppur incentrata su pochi temi sempre ripetuti e sempre rinnovati, rappresenta ancora oggi una delle punte più interessanti dell’arte del Novecento.
La rassegna monografica "Antonio Ligabue (1899-1965). Tormenti e incanti" intende fare conoscere i diversi esiti dell’opera dell’artista, nel corso della sua attività (dagli anni Venti al 1962), declinati nelle diverse tecniche attraverso le quali Ligabue si è espresso.
La mostra, anche attraverso le scelte di allestimento, permetterà di approfondire e scavare nei nuclei tematici fondamentali dell’artista, per vedere sia come variano nel tempo i suoi centri di interesse sia come si evolve un particolare motivo, e i reciproci transiti dall’uno all’altro.


Aratura, s.d. (1944-1945), olio su cartone riportato su tela, 33,5 x 47,5 cm, collezione privata

Due sono i filoni fondamentali cui si è dedicato Ligabue: gli animali esotici, della foresta, e comunque tutti quelli che possono essere definiti predatori; gli autoritratti, un capitolo di dolente, amara poesia. Non mancano tuttavia altri soggetti, quali le scene di vita agreste e gli animali domestici, e alcuni ritratti su commissione.
Ligabue studiava accuratamente l’anatomia degli animali che rappresentava, e le loro posture tipiche assunte nelle fasi della caccia o del lavoro, desunte dall’osservazione diretta e da varie fonti iconografiche (le figurine Liebig, "La vita degli animali" di Brehm, la frequentazione dei Musei Civici di Reggio Emilia), reinventando il semplice dato di partenza attraverso una pittura in cui si fondono visionarietà espressiva (sia nelle forme che nel colore) e ricorso a elementi puramente decorativi (i mantelli degli animali, la vegetazione, le carte da parati negli interni, i tessuti delle giacche).


Lotta di galli, n.d. (1958-59), olio su faesite, 57,5 x 67 cm

Va rimarcato che in molti dei suoi paesaggi padani irrompono, sullo sfondo, le raffigurazioni dei castelli e delle case della natia Svizzera, assolutamente reali, esito di una memoria che tenacemente serbava certe immagini perché quelle radici erano troppo importanti per la sua vita. Gli straordinari autoritratti, infine, rappresentano una esplicita, orgogliosa dichiarazione del suo valore d’artista e della sua identità di persona umana, spesso dileggiata e irrisa - si può affermare che Ligabue visse come "straniero in terra straniera" -, e l’impietosa descrizione dei tratti del suo volto, segnati da sentimenti di solitudine e disagio esistenziale, e dal costante presagio dell’esito finale.


Gatto con topo, s.d. (1956-57), olio su tavola di faesite, 55 x 68 cm, collezione privata

Tutte le informazioni sulla mostra sul sito www.ligabueapalermo.it e sulla pagina Facebook dedicata

- Grandezza di un artista impastato di sofferenza e genialità creativa di Giuseppe Amadei
 


Testa di tigre, s.d. (1955-56), olio su tavola di faesite, 75 x 64 cm, collezione privata


Traversata della Siberia, n.d. (1948-50), olio su tavola di faesite, 67 x 95 cm


Vedova nera con volatile, n.d. (1955-56), olio su tavola di faesite, 53 x 68,5 cm


Crocifissione, s.d. olio su tela, 59 x 79 cm


Leone ruggente, 1936, bronzo, 35 x 44 x 17 cm, 7 esemplare collezione privata

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22 marzo 2016
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