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"Avevamo l'ordine di votare Mpa"

Tre collaboratori di giustizia hanno deposto al processo per reato elettorale nei confronti dei fratelli Lombardo

07 marzo 2012

Ieri, martedì 6 marzo, in Pretura a Catania, davanti alla quarta sezione del Giudice monocratico è stata celebrata l'udienza del processo per reato elettorale al presidente della Regione Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa.
Il primo a deporre, in videoconferenza è stato il pentito nisseno Francesco Ercole Iacona: "Maurizio La Rosa mi disse che ad Agrigento potevamo appoggiare il presidente della Regione Raffaele Lombardo dando il voto a Enzo Cirignotta, candidato a Gela, e a suo cognato, tale Pepe o Pepi, non ricordo - ha testimoniato il collaboratore di giustizia - Ciccio La Rocca lo teneva in mano sua, a Lombardo, lo giostrava".

Dopo Iacona è stato sentito Maurizio Di Gati, imputato di reato connesso, appartenente a Cosa nostra agrigentina, che ha definito all'epoca "l'Mpa ben portato a Catania, nella provincia e nella Sicilia orientale". Di Gati ha sostenuto di avere avuto queste indicazioni da Angelo Di Bella, uomo d'onore di Canicattì, che a sua volta avrebbe ricevuto l'input dal mandamento di Pagliarelli di Palermo. "Avevamo l'ordine di votare il Mpa - ha aggiunto - in quanto era un buon partito per noi e per il nostro deputato. Se avessimo fatto aumentare l'Mpa in Sicilia avremmo ottenuto appalti". Per questo aveva sentito parlare di 40 euro promessi a voto a famiglie bisognose. Ma il pentito ha poi precisato che le aspettative andarono deluse perchè, ha spiegato, "a Racalmuto non è stato ottenuto nessun appalto" e ha detto di "non sapere come era andata a Canicatti".
Di Gati ha parlato anche di come Cosa nostra cercasse di mettere le mani sugli appalti pubblici a Catania, parlando di una gara sulla quale ci sono stati già processi e sentenze, quella sul Tavoliere, ottenuta, ha detto il pentito, attraverso un dipendente della Regione che era appoggiato dal presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione e dal senatore del Pdl Pino Firrarello.

L'ultimo testimone chiamato a deporre è stato Maurizio La Rosa, imputato di reato connesso, che si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'udienza è stata rinviata al prossimo 3 aprile. Il legale di La Rosa, l'avvocato Dino Milazzo, ha spiegato la scelta del suo assistito di avvalersi della facoltà di non rispondere, sottolineando che "non è un collaboratore di giustizia. La Rosa ha detto diverse volte ai pubblici ministeri che non può riferire su fatti di consorterie mafiose perchè lui è estraneo alla mafia".

Positiva la valutazione dell'avvocato della difesa, Guido Ziccone: "Ritengo che la posizione del presidente della Regione Siciliana resti assolutamente serena" perchè "la prova di oggi ha avuto un esito assolutamente favorevole alla difesa. Abbiamo sentito una testimonianza che raccontava fatti de relato, attraverso un altro de relato. Un momento di questo collegamento è venuto meno perchè Maurizio La Rosa, in qualità di imputato di reato connesso, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sulla deposizione di Maurizio Di Gati ci sono delle contraddizioni".
La difesa del presidente Lombardo, a conclusione dell'udienza, ha diffuso una dichiarazione, sostenendo come "anche l'accusa di avere ricevuto voti in cambio di favori si va dissolvendo".
"Il collaborante Jacona - ha aggiunto - ha parlato del presunto appoggio di Cosa Nostra e del presidente Lombardo per uno stesso candidato a Gela pur mettendone in dubbio l'appartenenza al Mpa. Le sue erano peraltro informazioni avute nel corso di una conversazione con Maurizio La Rosa, il quale le aveva avute a sua volta da altra persona".

"La Rosa, sentito subito dopo, non ha confermato tali dichiarazioni, essendosi avvalso della facoltà di non rispondere. Altrettanto generico - ha rilevato il collegio di difesa - è stato il collaborante Maurizio Di Gati, anch'egli teste de relato. Egli avrebbe appreso da altri dell'appoggio di Cosa Nostra a Lombardo a seguito del passaggio al Mpa del figlio di un politico di altro partito, da sempre appoggiato da Cosa Nostra. Tutto ciò - è stato sottolineato dai penalisti - sarebbe avvenuto fra il 2001 e il 2006, ma il Mpa è stato fondato nel 2005 e il figlio del politico non è mai stato candidato nel Mpa. Nulla ha saputo riferire su mafia e appalti nel catanese con riferimento al Mpa - ha concluso la difesa del governatore - giacchè le notizie in suo possesso hanno riguardato uomini politici diversi da Lombardo e appartenenti ad un altro partito".

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

 

 

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07 marzo 2012
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