''Buffone, fatti processare!''

Piero Ricca è stato assolto dall'accusa di ''offesa aggravata alla Presidenza del Consiglio''

24 novembre 2004

Il 5 maggio 2003 nel Tribunale di Milano avvenne un fatto che sicuramente in molti hanno dimenticato. Nulla di criminale se ciò è avvenuto, in fin dei conto non che si trattò di chissà quale episodio.
Certo, però, pensandoci bene, dietro a ciò che successe quel giorno stanno tanti significati, e noi oggi vogliamo ricordarlo pure perché la scorsa settimana l'episodio, che ancora teniamo celato, ha avuto la sua conclusione.
Ma ritorniamo indietro nel tempo, ritorniamo a quel lunedì 5 maggio 2003.
In un aula del Tribunale di Milano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha appena rilasciato delle dichiarazioni spontanee nell'ambito del processo Sme - proprio quello per il quale la scorsa settimana sono stati richiesti per il premier 8 anni di galera e un pacco di soldi da sborsare -, all'uscita dall'aula, mentre il Cavaliere si dirige verso l'uscita, dalla folla arriva chiara una voce che dice: ''Buffone! Fatti processare come tutti!''.
Berlusconi, si irrita parecchio per questa ''spernacchiata'' e puntando il dito come una carabina chiede ai carabinieri ''Identificatelo!''.
Per Piero Ricca, questo il nome del redivivo Gavrilo Princip (l'anarchico che uccise l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria), arriva una denuncia con l'accusa di ''ingiuria aggravata'' e ''offesa alla Presidenza del Consiglio''. (leggi la notizia da ''la Repubblica'')
La prima udienza è stata fissata 15 novembre 2004.

Tale notizia allora fu data, da alcuni senza troppa importanza, da altri con enfasi e raccapriccio per la condotta del sovversivo (non stiamo parlando del TG4). Oggi, nel tempo della resa dei conti, come sia andato a finire il processo a Piero Ricca ''per lesa maestà'', pochissimi l'hanno raccontato. Forse perché lo hanno assolto?
Di seguito pubblichiamo due lettere dell'imputato Ricca, del prima e del dopo processo.
Ci piacerebbe poter pubblicare anche qualche lettera della "parte lesa", ma purtroppo ne siamo sprovvisti e quindi scusateci se, inevitabilmente, la notizia sembrerà di parte... 

Sono lieto di... FARMI PROCESSARE!

12 novembre 2004
Cari Amici,
con serenità vi dò la notizia che il 15 novembre prossimo si terrà la prima udienza del processo intentato da Berlusconi nei miei confronti per la nota contestazione individuale del 5 maggio 2003 al Tribunale di Milano, altrimenti definita "agguato mediatico studiato con il tg3".
L'accusa è di "ingiuria aggravata", ma il querelante lamenta anche un' "offesa alla Presidenza del Consiglio". Forse per questo ha scelto di farsi rappresentare dall'Avvocatura dello Stato. Superfluo dire che questa scelta mi sembra assai discutibile. Sul piano giuridico parleranno i miei avvocati. Sul piano politico è evidente che ci troviamo di fronte all'ennesima, inquietante dimostrazione di confusione fra persona e carica, oltre che di intimidazione del dissenso. In quel corridoio, come ho sempre ribadito, ho criticato un personaggio che utilizza un'enorme concentrazione di poteri pubblici e privati per sottrarsi alla Giustizia, tentando nel contempo di zittire ogni voce critica. Le Istituzioni sono fuori causa. E non sono certo io a offenderle. Per il reato di cui sono imputato la pena prevista varia dal minimo di una multa al massimo di una sanzione di sei mesi di reclusione. In caso di appello il processo di secondo grado verrà celebrato davanti al Tribunale di Milano.
Preciso che sono incensurato. Per la verità non ho mai "preso" nemmeno una multa, fors'anche perché non ho Piero Riccal'automobile e, non avendo la tv, non sono obbligato a pagare il canone alla Rai del dott. Flavio Cattaneo, un tipo che invia gli ispettori nella redazione di un telegiornale che ha mandato in onda una notizia.
Più sobriamente del querelante, mi faccio assistere da due liberi professionisti: l'Avvocato Beniamino Ricca, mio fratello, e l'Avvocato Umberto Ambrosoli, un nuovo e caro amico, conosciuto in occasione di una commemorazione del padre Giorgio, barbaramente assassinato l'11 luglio del 1979 da un sicario al soldo del bancarottiere Sindona, con il sostegno dell'ambiente dell'eversione piduista, nel quale si sono fatti le ossa molti degli attuali protagonisti della politica, tra i quali il querelante.

L'udienza, che probabilmente non sarà conclusiva, si svolgerà presso la sede del Giudice di Pace di Milano. Ricordo che Berlusconi aveva sporto querela il 6 maggio 2003. Nel gennaio del 2004 il Pubblico Ministero Chiuri aveva richiesto l'archiviazione, considerando la mia contestazione una "critica politica", protetta dal diritto di libera manifestazione del pensiero. A quel provvedimento si era opposta l'Avvocatura dello Stato, con ricorso firmato dall'avvocato Damiani, poi accolto dal Gip Pizzonia, che ha ordinato al Pubblico Ministero la formulazione del capo di accusa e ha fissato l'udienza per lunedì 15 novembre, davanti al Giudice Morone.
Vorrei mettere un inciso. L'Avvocatura dello Stato, che ora è chiamata a sostenere l'accusa contro di me, rappresenta la Presidenza del Consiglio, parte civile nei processi a Previti e Berlusconi. L'Avvocato Generale Salvemini, che ha svolto in modo indipendente quell'incarico, è stato trasferito. Non solo: l'Avvocatura dello Stato ha dovuto opporsi duramente per ottenere il ritiro di un provvedimento governativo che, nel giugno del 2003, dopo l'arringa dell'Avvocato Salvemini, era volto a dimezzarne le competenze, sottraendole, guarda caso, quelle nelle cause penali. Voglio confermare la mia stima per un uomo come l'Avvocato Salvemini. E nel contempo mi chiedo: c'è qualcuno, nell'Avvocatura dello Stato, che avverte un leggero disagio per tutto questo? Me lo può comunicare, anche solo in forma privata? Mi farebbe piacere saperlo, perché la possibilità di riscatto è nel coraggio di chi sa pronunciare qualche "no".

Il Buffone GonellaPer quanto mi riguarda sono sereno. Ritengo di aver esercitato il mio dovere di critica, per un'esigenza di verità. Sono convinto che un Giudice indipendente potrà disporre di tutti gli elementi per assolvermi. Se anche dovesse condannarmi, accetterei un'eventuale sanzione come il giusto prezzo da pagare per la mia libertà di espressione, in un'epoca in cui lo spazio per la critica sembra ridursi ogni giorno che passa. Un secondo inciso, in forma di dubbio. Che cosa diventeranno processi di questo tipo quando la Magistratura sarà ricondotta - come si vuole - sotto il controllo di fatto del Governo? Quale reale libertà di giudizio avrà un Giudice o un Piemme, avendo di fronte gli avvocati del Potere? Ci avviamo forse a contemplare una Giustizia innocua con i colletti bianchi, quanto spietata contro i politicamente malvisti?
Mi riempie il cuore di gioia e annulla tutte le offese e le provocazioni che ho subito, pensare in questo momento alla straordinaria energia che si è sprigionata da quell'urlo: gli innumerevoli attestati di simpatia che ho ricevuto, le tante occasioni di dibattito e manifestazione alle quali ho potuto partecipare, le persone straordinarie che ho avuto l'occasione di conoscere, tutti coloro che hanno dimostrato di non essersi lasciati intimidire da quel dito puntato e da quell'ordine impazzito: "identificatelo!". In realtà, com'è chiaro, con quel gesto è lui che si è fatto identificare: ed è questo che nel suo intimo non mi perdona.
Lui e i suoi sanno fin troppo bene che c'è la coscienza civile di milioni di persone dietro un urlo come quello. Ed è per questo che hanno bisogno di archiviarlo come un'ingiuria, addirittura recata alle Istituzioni. Loro, che le occupano. Soprattutto è per me impagabile l'emozione di condividere con tantissimi altri la medesima esigenza di vivere in un Paese di cui non doversi vergognare. E' un'esigenza che nessun prepotente, per quanto organizzato, potrà mai toglierci o farci morire dentro. Ed è questa "esigenza" che prima o poi farà vincere le nostre buone ragioni. Scusate se l'ho fatta un po' lunga. Mi piacerebbe che molti cittadini, di ogni opinione politica, decidessero di essere presenti in quell'aula di Giustizia, per farsi un'opinione diretta su un episodio che, forse, non riguarda solo me. A Te, che ti riconosci in quel che ho detto, chiedo una cosa in più: aiutami a far girare questa lettera, mandala ai tuoi amici in email, fotocopiala, imbucala, falla conoscere a chi la pensa diversamente da noi. E' prima di tutto loro che chiama in causa l'udienza di Lunedì 15 novembre, dalle ore 9,30, presso la sede del Giudice di Pace di Milano, in via Guastalla.
Un caro saluto a tutti, Piero Ricca
 
''La mia assoluzione, una notizia scomoda''
Ecco cosa scrive Piero Ricca in una lettera al giornalista Marco Travaglio su come è stata data notizia della sua assoluzione.

Martedì, 16 novembre 2004
Marco
puoi sapere come l'Ansa ha dato la notizia dell'udienza? Cioè l'esclusione della presidenza del consiglio.
Mi risulta che l'hanno tenuta un paio di ore al massimo. Chi ha visto i lanci mi ha riferito che dal primo pomeriggio la notizia era scomparsa.
I giornali che hanno parlato del caso in maggioranza non riportano questa notizia. Che è la notizia.
Il Corriere della Sera, presente con un suo cronista in aula, e poi fattosi vivo con telefonata di Guastella, non ha fatto neanche un francobollo. Evidentemente avevano già superato il dosaggio delle notizie antigovernative.
Repubblica non dà la notizia della fuoriuscita dell'avvocato dello stato.
 In compenso Radio Capital, in un lancio a botta calda (ansa ancora fresca?) l'ha data.
 La Stampa ha fatto un riquadro corretto. Ma ho mandato un comunicato mio a un giornalista amico.
A Radiolombardia, accortomi dell'ignoranza della vera notizia da parte della redattrice che mi ha intervistato al telefono, ho dovuto spiegarglielo io.
Naturalmente i tiggi nazionali non ne hanno parlato se non il tg3 regionale, con servizio completo e corretto.
Manifesto e Liberazione non ne fanno cenno: sono troppo impegnati a difendere i diritti sociali per preoccuparsi anche dei diritti civili. Ma, mi chiedo, come si fa a cambiare il mondo se non difendi la libertà del dissenso?
Il Giorno ha fatto un servizio decente e complessivamente corretto, benchè mi aumentano nella dida di 4 anni l'età.
Questo è quello che ho controllato.
Forse è la mia stretta di mano all'avvocato dello Stato dopo che il giudice l'ha escluso, ad aver turbato gli animi alla "Presidenza del Consiglio" e di qualche giornalista: "Arrivederci e grazie".
Se gli avessi detto "Fanculo" sarei andato nei titoli del Tg5 di Rossella?
Che Paese, con giornalismo adeguato!
Ti trascinano in giudizio con accusa incredibile per aver espresso la tua voglia di giustizia. Ti dicono per questo che hai offeso le istituzioni. E che hai fatto un "agguato mediatico", essendo anche il "portavoce ignobile" della banda dei giudici combattenti (Ferrara). Ti chiedono 50.000 euro per il danno inferto. Sui giornali e in tv, per lo più, ti martellano o ti censurano. Il presidente del consiglio minaccia per mesi di denuciare a nome della presidenza i suoi contestatori. Tu per questo devi tollerare falsità e provocazi0oni, e e già che ci sei pèerdi collaborazioni che ti fanno campare.
Quando un giudice dice che quell'accusa di lesa presidenza non è possibile, i giornali (quegli stessi che hanno fatto da grancassa a chi la lanciava "per dovere"), non ne parlano o ne parlano in diversi casi in modo parziale e scorretto.
C'è un'aria ma un'aria che manca l'aria, canta Gaber.
Vabbè, oggi è una bella giornata.  E ho voglia ancora di sorridere e di urlare.
Ciao, Piero

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24 novembre 2004

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