"Ci vediamo in galera"

Il senatore Marcello Dell'Utri scherza e ostenta serenità: "I miei incontri coi boss solo fantasie dei pentiti"

22 novembre 2010

All'indomani dell'uscita delle motivazioni relative alla sentenza Dell'Utri, condannato per rapporti con la mafia e ritenuto dai giudici il mediatore tra Berlusconi e i boss (LEGGI), le reazioni sono state veementi. "E' ormai accertato in sede giudiziaria che Berlusconi ha avuto rapporti con la mafia, non fosse altro perché ricattato dalla stessa mafia che lui ha comprato per stare bene", ha detto il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. "In una situazione di questo genere - ha aggiunto - affidare il governo a un ricattato a me pare sia una cosa che non ha alcun senso".
Per Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia, "anche in questo caso è stato condannato l'intermediario ma non chi ha chiesto l'intermediazione, così come nel processo Mills si è condannato il corrotto e non il corruttore. Non possiamo vivere in un Paese dove il presidente del Consiglio è accusato di cose così gravi. Molta gente non vuole guardare. Mi indigno quando mi chiedono dei risvolti politici della sentenza. Una sentenza deve fare giustizia e non politica".
Ha rincarato la dose il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia: "Mentre in Sicilia magistrati e uomini delle forze dell'ordine perdevano la vita nella lotta alla mafia, Marcello Dell'Utri faceva da canale di collegamento tra la mafia e Berlusconi". Per Lumia, "questo è un fatto incontrovertibile che conferma i legami organici e collusivi tra il braccio destro dell'attuale presidente del Consiglio e fondatore di Forza Italia e Cosa nostra. E' scandaloso che i principali mezzi d'informazione, il Tg1 e il Tg5, non abbiano dato la notizia. L'opinione pubblica non può continuare a essere tenuta all'oscuro".
In compenso il Tg1 e il Tg2 hanno mandato in onda un'intervista in cui Dell'Utri si difende. "Incontri mai provati frutto di fantasie di pentiti. E' una favola che si è continuamente sviluppata fino ad arrivare a questa sentenza che per fortuna non è definitiva e io con tutta serenità mi aspetto che ci sia una sentenza finale diversa". Dell'Utri ha poi negato, ancora una volta, di essere stato a conoscenza dei legami tra Vittorio Mangano e Cosa nostra: "Quando lo abbiamo assunto non aveva mica in un distintivo, non si sapeva la sua vita precedente, non abbiamo chiesto informazioni".

Le motivazioni della sentenza, secondo la Corte d'Appello, oltre a spiegare che il politico, ideatore di Forza Italia, fu mediatore tra i boss di Cosa nostra palermitana e Silvio Berlusconi, stabiliscono anche che il collaboratore Gaspare Spatuzza "ha mentito sapendo di mentire" quindi è un bugiardo e il "giudizio sulla sua attendibilità intrinseca non può che essere negativo".
Quindi l'ex picciotto palermitano di corso dei Mille è inattendibile così come Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito, corleonese condannato per mafia. Per i giudici è infondata anche la rivelazione di Spatuzza secondo cui "nel 1994 Berlusconi e Dell'Utri avrebbero messo l'Italia 'nelle mani' della mafia" (LEGGI). Questo sarebbe stato un passaggio decisivo di quella presunta "trattativa" avviata dopo le stragi '92-'93 su cui indagano le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Dalla corte d'Appello, quindi, viene assestato anche un colpo alla tesi di una sorta di dialogo, con ricatto, tra mafia e pezzi di Stato.

Non del tutto soddisfatto dalle motivazioni della sentenza il sostituto procuratore generale Nino Gatto che ha sostenuto l'accusa in appello chiedendo 11 anni di carcere per l'imputato. "Ciò che più mi ha stupito è stato aver letto che non è stato ritenuto provato il collegamento del senatore con i Graviano, collegamento secondo me obiettivo e provato anche documentalmente".
Uno dei legali di Dell'Utri, l'avvocato Giuseppe Di Peri ha detto: "Ci attendiamo la rivisitazione di queste vicende che porti ad escludere le responsabilità di Dell'Utri. La diminuzione della pena di appena due anni non costituisce l'obiettivo che ci eravamo prefissi e nel quale crediamo che è l'assoluzione piena che cancelli questa sentenza ingiusta".

Il ministro Maroni: "Se la Cassazione confermerà la condanna Dell'Utri andrà in carcere" - "Se la Corte di Cassazione dovesse confermare la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello di Palermo, Marcello Dell'Utri probabilmente dovrà andare in galera, perché non c'é immunità che tenga di fronte ad una sentenza di condanna". Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni ieri nel corso della trasmissione di Lucia Annunziata 'In 1/2 h'. "Il ministro dell'Interno - ha sottolineato Maroni - si attiene alla Costituzione, che prevede la presunzione di innocenza fino a che non c'è sentenza definitiva di condanna". E dunque fino ad allora Marcello dell'Utri è innocente. Ma "se sarà confermata la condanna - ha proseguito Maroni - sarà una cosa grave e probabilmente dell'Utri dovrà andare in galera".
"Maroni? Ha detto una cosa giusta. Se c'è una condanna definitiva si va in galera". Così il senatore Marcello Dell'Utri ha commentato le parole del ministro dell'Interno a margine della presentazione del Salone del libro usato. "Non capisco cosa ci sia di strano", ha aggiunto il politico italiano, prima di scherzare con i fotografi. "Ma quante foto mi fate? E quante me ne farete se andrò il galera...", ha riso il senatore, ostentando serenità.
"No, non sono preoccupato, ci vediamo in galera", ha poi risposto ai cronisti che gli hanno chiesto se è preoccupato in vista della sentenza della Cassazione. Alla domanda su che cosa si augurasse, il senatore ha risposto: "Lei pensa che mi auguro di andare in galera?".
"Io tramite fra Berlusconi e la mafia? No, sono rimasto molto meravigliato. Se me lo avessero detto non ci avrei creduto" ha poi spiegato a chi gli ha chiesto cosa farà fino al 2011 in attesa del giudizio della Cassazione. "Mi occuperò di cultura. Soprattutto di libri che sono il vero antidoto, la vera medicina per curare lo stress". Dell'Utri poi confessa di essersi sottoposto a un chek-up: "Sono andato a fare un controllo e il medico mi ha detto: 'Lei ha una malattia grave'. Accidenti, ho pensato, ci siamo, ho qualcosa di grave. E lui mi ha detto che se eliminavo lo stress, invece, mi sarebbero passati tutti i sintomi. Certo non sono fatto di legno".
"Chi non è tradito? Tutti i capi sono sempre traditi, anche Berlusconi", ha concluso rispondendo ai cronisti che gli chiedevano se il premier sia stato tradito o meno. "Io tradito? Non sono un capo, a meno che - ha detto ridendo il senatore - non mi consideriate capo di Cosa Nostra".

Massimo Ciancimino: "Perché io inattendibile?" - "Non capisco davvero perché la Corte d'Appello di Palermo, nonostante abbia deciso di non sentirmi nel processo a Marcello Dell'Utri, mi giudichi inattendibile nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il senatore". Lo ha detto Massimo Ciancimino commentando le motivazioni della sentenza con cui il senatore Marcello Dell'Utri è stato condannato a 7 anni per concorso in associazione mafiosa.
Un paragrafo delle 641 pagine in cui si articolano le motivazioni è dedicato al figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che i giudici avevano deciso di non sentire. "L'incontestabile progressione accusatoria che caratterizza - ha scritto la Corte - con ogni evidenza le dichiarazioni sul conto dell'imputato non può che irrimediabilmente refluire in maniera oltremodo negativa sull'attendibilità e sulla credibilità di Massimo Ciancimino. La Corte ha pertanto ritenuto che la pretesa rivelazione da parte del genitore sui presunti rapporti diretti Dell'Utri-Provenzano, che Massimo Ciancimino aveva peraltro taciuto per oltre un anno e 4 mesi, non era suscettibile di possibile utile approfondimento, oltre che manifestamente tardiva senza alcuna convincente e credibile motivazione".
Ciancimino jr ha inoltre precisato che "una Corte d'Assise, quella che si occupa della morte di Roberto Calvi, ha deciso di sentirmi respingendo le istanze delle difese degli imputati che avevano portato a sostegno della loro opposizione proprio le motivazioni addotte dalla Corte d'Appello di Palermo quando decisero di non farmi testimoniare". "Sono davvero stupito - ha concluso - dal fatto che i giudici palermitani abbiano voluto ribadire la mia presunta inattendibilità anche nelle motivazioni della sentenza, dopo essersi già pronunciati rigettando la richiesta del pg di sentirmi".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, La Stampa.it, La Siciliaweb.it]

- "Dell'Utri mediatore tra boss e Berlusconi" (Guidasicilia.it, 20/11/10)

- Ecco le 641 pagine della sentenza integrale (GdS-Ansa)

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22 novembre 2010

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