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''Dal Catai a Parigi - Angelica alla corte di Re Carlo''. La Compagnia teatrale figli d’arte Cuticchio al Centro ZŌ di Catania

25 febbraio 2010

Dal Catai a Parigi - Angelica alla corte di Re Carlo
Compagnia figli d’arte Cuticchio
Ideazione scenica e regia: Mimmo Cuticchio
Con: Mimmo Cuticchio, Fulvio Verna, Tania Giordano
Luci: Maurizio Ruggiano
Musiche eseguite dal vivo: Giacomo Cuticchio
ZŌ Centro Culture Contemporanee
Piazzale Asia 6 - Catania
26-27-28 febbraio 2010

La Compagnia teatrale figli d’arte Cuticchio regala al pubblico catanese una personale e particolarissima interpretazione dell’Orlando Innamorato, inserita nella sezione TE.ST. del Teatro Stabile.
Al Centro ZŌ di Catania, per la rassegna "Gesti contemporanei", ideata e curata dal direttore dello Stabile di Catania, Giuseppe Dipasquale e da Guglielmo Ferro, andrà in scena da venerdì 26 a domenica 28 febbraio "Dal Catai a Parigi - Angelica alla corte di Re Carlo".

La storia è famosissima: nella corte di Carlo Magno, a Parigi, in gran festa per la nascita dell’erede maschio, irrompe in tutta la sua bellezza la principessa del Catai, Angelica, figlia del Gran Baldassar della Cina, accompagnata dal fratello Argalia. La bellezza della dama fa strage di cuori tra i Paladini alla corte di Re Carlo, che vogliono battersi a duello con il giovane Argalia per conquistare la mano della fanciulla. C’è il trucco, naturalmente, anzi la magia, si tratta pur sempre di una favola, ma tanto basta per suscitare tempeste d’amore e rivalità nei nobili cuori dei Paladini, che si mettono tutti all’inseguimento della bellissima e inafferrabile Angelica. Intanto Parigi viene assediata dai saraceni e pochi cavalieri sono rimasti a difenderla dall’assalto dei nemici.
C’è grande battaglia: teste mozzate, corpi squarciati ma la città è salva. Tra i cadaveri, un solo superstite, Medoro, soccorso da Angelica che lo cura con le sue pozioni magiche, lo salva, se ne innamora e lo sposa. Quando il Paladino Orlando lo scopre impazzisce.

E' la libera interpretazione dell’Orlando Furioso di Ariosto con contaminazioni dell’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, narrata dalla voce di Mimmo Cuticchio e "agitata" dai pupi. È la versione popolare del più famoso dei cicli cavallereschi, con tutti gli ingredienti del caso: la magia, i colpi di scena, l’eroismo vero o ostentato e l’amore, in un’interpretazione resa ancora più sapida dall’inserimento della manovra a vista.
A mezza via tra spettacolo e dimostrazione di lavoro, i pupi si muovono senza il piccolo boccascena in cui vengono di solito agiti e tuttavia ottengono ugualmente effetti incomparabili grazie alla capacità di Mimmo Cuticchio che con la sua capacità di moltiplicare le voci occupa meravigliosamente la scena. Di grande pregio in questa rappresentazione sono i pupi disegnati e realizzati dalla compagnia.

Mimmo Cuticchio, formidabile attore, in grado di interpretare tutti i personaggi che compaiono nell’opera, è figlio d’arte e continuatore di una tradizione antica. Appartenente alla branca "palermitana" di questa Scuola, è riuscito a realizzare nella sua Palermo una Bottega d’arte in cui vengono studiati e costruiti tutti gli elementi che compaiono sulla scena: dai bellissimi disegni sullo sfondo, alle luminose armature dei paladini, fino ai vestiti merlettati delle dame. La perfezione che si vede sul palcoscenico rivela una cura nei minimi dettagli e un’attenzione per i particolari di notevole pregio. La messinscena trova la propria unità formale nell’atto di combinare perfettamente gli elementi tradizionali: le interazioni di sfida fra duellanti, le grida degli assalitori, i battiti ritmati del piede. E’ un’opera che interagisce con la fantasia di chi osserva.
Nella rigorosa maestrìa e nel desiderio di sperimentare di Mimmo Cuticchio, è possibile avvertire la profonda teatralità dell’opera dei pupi, che trae il proprio significato da un rito arcaico eppure ben radicato nell’immaginazione collettiva; è quel rito che allude alle origini della civiltà, basandosi sull’incessante combinarsi di racconto e rappresentazione, di esaltazione e sacrificio, di fantasia e illusione.

Info: ZŌ Centro Culture Contemporanee

 

 

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25 febbraio 2010
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