''E' il momento giusto per denunciare''. Finalmente a Palermo un'associazione antiracket: Libero Futuro

10 novembre 2007

''Erano 16 anni che ci provavo e finalmente siamo riusciti a far nascere a Palermo un'associazione antiracket''. Così Tano Grasso, presidente delle associazioni antiracket, ha salutato la nascita della associazione 'Libero Futuro - Associazione antiracket Libero Grassi', inaugurata stamani, sabato 10 novembre 2007, a Palermo al Teatro Biondo. ''Questa associazione - ha detto - nasce per esorcizzare l'esperienza drammatica di Libero Grassi (l'imprenditore ucciso da Cosa nostra per essersi ribellato al pizzo, ndr) cui è dedicata 'Libero Futuro'. L'obiettivo principale dell'associazione è quello di garantire la sicurezza di tutti i nostri colleghi, commercianti, artigiani e operatori economici che hanno deciso di dire no al racket del pizzo''.

Finora sono 40 i soci iscritti all'associazione. In un teatro gremito, a differenza di quanto era accaduto due anni fa (in occasione di una manifestazione organizzata dall'antiracket e dall'Associazione nazionale dei magistrati) con la platea semideserta, ci sono oltre ai commercianti e agli imprenditori, anche numerosi magistrati, tra cui i pm che hanno catturato i boss mafiosi Salvatore e Sandro Lo Piccolo, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il presidente della commissione nazionale Antimafia Francesco Forgione, il sottosegretario all'Interno Ettore Rosato, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello.

Parlando della pagina di giornale rinvenuta dagli inquirenti nella villetta in cui sono stati arrestati i boss mafiosi Lo Piccolo, che riportava l'elenco dei commercianti che hanno detto no al 'pizzo', Tano Grasso ha sottolineato: ''Il fatto che ci fosse quella pagina del giornale, e non un manoscritto, è significativo perché vuol dire che le organizzazioni mafiose lo hanno utilizzato per non rivolgersi a quei commercianti per chiedere il pizzo, non certo per punirli''.
Per il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, però, ''attraverso i giornali spesso si danno notizie utili anche ai nemici''. Ma alla domanda 'se ritiene che i boss abbiano conservato i nomi dei commercianti per punirli oppure per non inserirli tra le vittime delle estorsioni', Grasso ha risposto: ''Lo chiederemo direttamente a Lo Piccolo...''.

Durante il suo intervento il presidente della nuova associazione antiracket palermitana, Enrico Colajanni, ha sottolineato: ''Adesso è il momento giusto per smettere di pagare il pizzo e denunciare''. Rivolgendosi direttamente agli altri imprenditori, Colajanni ha detto: ''Forniremo un supporto giuridico ma anche sostegno morale. La prima nostra vocazione - ha spiegato ancora - sarà quella di proteggere chi denuncia limitando i rischi che inevitabilmente correrà. Chi paga il pizzo e vuole smettere deve trovare colleghi di cui fidarsi''. [www.adnkronos.com]

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10 novembre 2007

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