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"I boss moriranno in carcere in povertà"

I ministri Alfano e Maroni contro le mafie, sperando che non sia solo propaganda

20 settembre 2010

"I boss moriranno in carcere in povertà". Il messaggio, chiaro e diretto, arriva dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a pochi giorni dalla vicenda di Giovanni Brusca, ergastolano pentito indagato per riciclaggio, fittizia intestazione di beni e tentata estorsione (LEGGI).
Alfano ha parlato a Cortina d'Ampezzo, alla kermesse del Pdl. "Noi - ha rivendicato - abbiamo reso durissimo il carcere duro. E nel carcere duro ci stanno tutti i boss che le fiction e i tg hanno reso famosi, tutti stanno al carcere duro e quegli ergastoli noi non li intiepidiremo mai e moriranno là, poveri perché gli abbiamo anche sequestrato i beni".

Ad oggi sono 681 i detenuti sottoposti al regime speciale del 41 bis. Alle parole del Guardasigilli, hanno fatto eco quelle del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha inaugurato un asilo nido in una villa confiscata alla criminalità organizzata a Lonate Ceppino (Varese). Questo asilo, ha spiegato, "é uno degli oltre 15mila beni che sono stati sequestrati e confiscati in questi due anni per un controvalore di oltre 16 miliardi di euro. Il nostro obiettivo - ha aggiunto - è quello di mettere a disposizione degli enti locali il bene confiscato e per questo abbiamo creato l'Agenzia nazionale. Vogliamo valorizzare il bene sottratto alla mafia, metterlo a disposizione dei cittadini e far vedere che lo Stato c'é e che va sempre fino in fondo". L'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, ha sottolineato il titolare del Viminale, "sta entrando in piena attività e già la prossima settimana a Isola Capo Rizzuto (Kr) ci sarà un primo punto sulla questione". Al convegno in Calabria parteciperanno, tra gli altri, Maroni e Alfano, il capo della polizia, Antonio Manganelli, il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, il direttore dell'Agenzia, Mario Morcone.
La sede principale dell'Agenzia è Reggio Calabria; ne è stata quindi aperta una a Roma e ne seguiranno altre - ha annunciato il ministro dell'Interno - a Palermo, a Napoli ed anche a Milano, "perché la Lombardia è la quarta regione in Italia come numero complessivo di beni sequestrati alla criminalità organizzata".

Sempre a riguardo del sequestro dei beni alla mafia, Maroni rispondendo nei giorni scorsi ad una interpellanza urgente alla Camera dei deputati, presentata dai deputati Lo Presti e Bocchino, ha detto che l'obiettivo per il Viminale è quello di arrivare a 2 miliardi e mezzo entro la fine del 2010 per ripianare, con i soldi in contanti sequestrati alla mafia e alle altre organizzazioni criminali e custoditi nel Fondo Unico di giustizia, i tagli subiti dal ministero dell'Interno. "Nel Fondo - ha spiegato Maroni - confluiscono le somme e i titoli che vengono sequestrati nel corso delle operazioni contro la criminalità organizzata. Al primo settembre di quest'anno risultano intestate al Fondo risorse per un valore di 2 miliardi e 200 milioni di euro. Soldi che sono stati recuperati e che possono essere immediatamente riutilizzati. Quanto ai titoli sequestrati, la legge di recente approvata in Parlamento, ci permette di venderli e monetizzare il ricavato". "La legge - ha continuato Maroni - prevede anche le procedure di assegnazione di questo tesoro. Confido che, grazie a questo provvedimento, sia possibile ripianare le riduzioni di bilancio che sono state fatte anche al ministero dell'Interno. Sono risorse straordinarie che noi abbiamo tolto alla mafia. Spero che entro la fine dell'anno queste risorse possano arrivare a 2 miliardi e mezzo", ha concluso il ministro, "in modo da compensare le riduzioni e aumentare la disponibilità dei finanziamenti da mettere a disposizione delle Forze dell'ordine".

[Informazioni tratte da Ansa, Aise]

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20 settembre 2010
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