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''Il centro sinistra desidera vincere le regionali ?''. Un articolo di Agostino Spataro

25 luglio 2005

IL CENTRO SINISTRA DESIDERA VINCERE LE REGIONALI ? *
di Agostino Spataro

In un sol colpo, settemila persone scaricate sul già gramo bilancio della Regione. Che dire? C’è da restare esterrefatti, anche se questo ed altro era, ed è, nell'ordine delle ''cose possibili'' della Giunta di centro destra.
Ma ciò che più disorienta è la sorta di ''silenzio- assenso'' dell'opposizione di centro sinistra contro di cui la manovra, manifestamente elettorale, è stata concepita e varata in piena estate, senza un confronto pubblico nelle sedi  istituzionali. Come se si trattasse di un affare privato e non di un gravoso impegno finanziario ed organizzativo accollato alla Regione, per l'oggi e per il domani.
Uno strano silenzio che non si giustifica né con l'aspetto sociale del problema (pure presente, ma che andava risolto per altre vie) né - come si vocifera - con qualche contentino accordato a taluni deputati dell'opposizione.
Nel secondo caso, il silenzio sarebbe davvero degradante poiché - come scriveva ieri Vincenzo Provengano su queste pagine -  si tratta di ''molliche di pane'', forse alludendo al detto siciliano ''cu mancia fa muddrichi'' e... chi non mangia le raccatta, aggiungo io.

Da questa vicenda, e da altre precedenti, affiorano non solo una questione morale e/o di coerenza comportamentale, ma un problema di strategia e di prospettiva politica che potrebbe far sorgere un atroce dubbio: il centro-sinistra desidera veramente vincere le prossime elezioni regionali?
La mega assunzione non è, infatti, un arraffa arraffa di un centro-destra alla malora come sostiene  l'on. Salvo Raiti (Italia dei Valori), secondo il quale ''conscio del fatto che perderà le elezioni, intende lasciare un buco difficilmente colmabile'', ma un'operazione elettorale, da tempo, pianificata e perfettamente scadenzata, in sintonia con le prossime (e con le successive) elezioni regionali e nazionali che il centro-destra intende ri-vincere, almeno in Sicilia.
Da tempo, aleggia l'amara sensazione che nei vertici del centro-sinistra si è talmente radicata la sindrome della sconfitta che induce taluni alla rassegnazione e tal'altri a brigare per ottenere qualcosa dalla potente macchina affaristico-clientelare della C.d.L.
Quasi non si riuscisse ad immaginare, per il prossimo quinquennio, un futuro diverso da questo gramo presente.

Solo impressioni, per carità, che speriamo vengano smentite con fatti concreti ed iniziative di aperta rottura con un modo di agire che non si capisce a quale logica obbedisca.
C'è chi dice che sono atti tipici della gestione democristiana della prima Repubblica, supponendo che nella ''seconda'' le cose siano migliorate.
In ogni caso, non certo in Sicilia dove siamo sempre in regime di ''prima Regione'', con l'aggravante che mentre la maggioranza della CdL rispolvera vecchie e dannose pratiche clientelari il centro sinistra sembra aver smarrito il senso della vecchia opposizione parlamentare e sociale che, per quanto talvolta stiracchiata, riusciva a difendere gli interessi più autentici dell'Isola e dei cittadini.
Oggi, difetta l'opposizione mentre non s'intravede una credibile alternativa di governo.  
Di questo passo, dove andrà la Sicilia col suo carico di problemi enormi ed irrisolti?
Dico la Sicilia e non la Regione poiché di questa il destino sembra tristemente segnato.
E non basteranno le acrobazie ''autonomistiche'' di Lombardo e soci a cambiare il corso delle cose.
Visti il mancato sviluppo e la decadenza generale in cui si dibatte la  Regione, bisogna ammettere che l'Autonomia speciale è fallita. Addirittura, negli ultimi tempi, è diventata controproducente e comunque anacronistica rispetto ai nuovi quadri di riferimento istituzionali nazionali ed europei.
A mio avviso, l'autonomia è morta anche se ancora insepolta. E nessuno la potrà resuscitare, nemmeno la proposta di nuovo statuto.

A proposito di programmi e di primarie, bisognerebbe tener presenti tali questioni anche per individuare eventuali nuovi strumenti di governo e di amministrazione, per ridare speranza ai siciliani.
Finché c'è tempo. Prima, cioè, che la fine dell'autonomia non comporti la fine della politica intesa come ricerca del bene comune e soluzione dei problemi delle collettività amministrate. Dentro questo binario deve svolgersi la dialettica democratica fra maggioranza ed opposizione; fuori il treno della politica è destinato a deragliare. Potrebbe accadere in Sicilia e poi in Italia, seguendo la ''linea della palma'' di sciasciana memoria.

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* Pubblicato in ''La Repubblica'' (Palermo) del 23 luglio 2005

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25 luglio 2005
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