"Il mio amico massimo n."

Confiscati beni per un valore di circa 50 milioni di euro alla famiglia di Mario Niceta, leader in Sicilia nel settore della vendita di abbigliamento

06 dicembre 2013

Un patrimonio del valore di circa 50 milioni di euro è stato sequestrato dalla Guardia di finanza, su richiesta della Dda del capoluogo siciliano, alla famiglia di Mario Niceta e dei figli Massimo, Pietro e Olimpia, noti commercianti di Palermo.
Le Fiamme gialle di Palermo hanno operato insieme ai colleghi dello Scico di Roma e al Ros dei carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi e dal pm Pierangelo Padova.
La ricostruzione patrimoniale ha permesso di risalire alle infiltrazioni di Cosa nostra e dei suoi leader storici, fra cui Matteo Messina Denaro, negli affari delle società appartenenti al gruppo imprenditoriale, leader da molti anni in Sicilia nel settore della vendita al dettaglio di abbigliamento e di preziosi.

"Carissimo amico mio la ringrazio di avere trovato il tempo di occuparsi della vicenda del mio amico massimo n. con lui non ho potuto parlare in quanto è fuori per le ferie sono comunque certo che non avrà difficoltà a farle i due favori che lei gli chiede sarà mia cura informarlo appena possibile". Così scriveva Matteo Messina Denaro al boss Salvatore Lo Piccolo e oggi ha un nome il misterioso amico del superlatitante di Cosa nostra imprendibile da 20 anni.
Le indagini dei carabinieri del Ros e della Guardia di finanza dicono che i Niceta sarebbero da anni in affari con il gotha di Cosa nostra. E per questa ragione, il loro impero è stato sequestrato. Carabinieri e finanzieri hanno messo i sigilli a 11 società che si occupano della gestione di negozi di abbigliamento, di gioiellerie, ma anche di un grande patrimonio immobiliare. Il sequestro riguarda 12 fabbricati, 23 terreni, 16 auto e ingenti disponibilità finanziarie. Le verifiche del Ros, del Gico di Palermo e dello Scico, il servizio centrale investigazioni criminalità organizzata della Finanza, sono arrivate a una conclusione: i Niceta avrebbero fatto da prestanome anche a mafiosi di rango dell'entourage di Matteo Messina Denaro.

Il gruppo risulterebbe, sin dai primi anni '80, in rapporti di contiguità con i fratelli Giuseppe e Filippo Guttadauro (quest'ultimo cognato di Matteo Messina Denaro, per averne sposato la sorella Rosalia), con i quali avrebbe condiviso interessi economici e l'espansione delle attività nel Palermitano e nel Trapanese.
I rapporti con la mafia del mandamento palermitano di Brancaccio si intrecciano con le vicende che hanno caratterizzato gli assetti di alcune imprese edili costituite in quel periodo, alcune create dal capostipite del gruppo e poi passate a diversi soggetti ritenuti vicini a esponenti della criminalità organizzata palermitana.
Giuseppe Guttadauro, 65 anni, è stato arrestato nel 2002 per associazione mafiosa e condannato nel 2006 a anni 13 e 4 mesi. Filippo Guttadauro, 62 anni, arrestato nel 2006 per associazione mafiosa, due anni dopo è stato condannato a 14 anni.
Nel procedimento era emerso il ruolo di raccordo svolto da quest'ultimo nelle comunicazione tra i latitanti Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro. Legami sono stati riscontrati, inoltre, con Giuseppe Grigoli, 63 anni, originario di Castelvetrano, che avrebbe avuto un ruolo determinante nell'apertura di due esercizi nel centro commerciale "Belicittà" di Castelvetrano (Trapani), centro di interessi imprenditoriali riconducibili al sodalizio mafioso capeggiato da Messina Denaro.

Dunque, i legami tra Messina Denaro e Niceta sarebbero racchiusi in un pizzino sequestrato al boss palermitano Salvatore Lo Piccolo subito dopo il suo arresto. Secondo gli uomini del Ros "Massimo n." sarebbe proprio Massimo Niceta. Il pizzino sarebbe stato scritto alla fine dell'estate del 2007, mentre l'imprenditore palermitano è in ferie alle Eolie. La vicenda a cui il boss latitante fa riferimento riguarderebbe la gestione nel centro commerciale "Belicittà" di Castelvetrano di due negozi.
Secondo gli investigatori i fratelli Niceta si sarebbero messi a disposizione affinché Filippo Guttadauro, cognato del padrino trapanese, attraverso i figli Francesco e Maria, aprisse un negozio di abbigliamento e uno di bigiotteria sotto le insegne "Niceta Oggi" e "Blue Spirit" presso il centro commerciale di proprietà di Giuseppe Grigoli, storico braccio economico di Messina Denaro.

- L'elenco dei beni sequestrati

[Informazioni tratte da ANSA, Adnkronos/Ign, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

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06 dicembre 2013

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