"IL PDL NON C'È PIÙ!"

Le parole di Gianfranco Fini a Mirabello: "Il partito che avevamo immaginato e che ho cofondato è finito!"

06 settembre 2010

Il "Pdl non c'è più", il partito che avevamo "immaginato e che ho cofondato è finito con la mia espulsione, degna del peggior stalinismo", attualmente "c'è il partito del predellino". Ora dobbiamo "andare avanti, avanti con la politica, avanti senza ribaltoni ma con un nuovo patto per arrivare a fine legislatura".
In un'ora e mezza e davanti ad una piazza stracolma, la sua piazza, Gianfranco Fini ieri ha tenuto l'atteso discorso a Mirabello, in cui il presidente della Camera ha definito Futuro e libertà l'incarnazione dello "spirito autentico del Pdl" e si è tolto non pochi sassolini alla fine di una lunga estate calda.
Di seguito i passaggi più significativi...

Il presidente della Camera ha subito messo in chiaro che la sua non è stata una "fuoriuscita, o scissione né c'è stato alcun atteggiamento demolitorio verso il Pdl, ma c'è stata la mia estromissione dal partito con un atto illiberale e autoritario". Forse, ha aggiunto, "a suggerire questa decisione nei confronti di chi aveva contribuito a fondare il partito è stato qualcuno che ha tratto ispirazioni dal libro nero del comunismo" e la sua cacciata dal partito è paragonabile "alle peggiori pagine dello stalinismo". "E' stata una brutale repressione" incompatibile con un partito che si definisce liberale.
Muhammar Gheddafi - "Se non fossi stato espulso dal Pdl avrei detto quello che pensavo sullo spettacolo francamente poco decoroso che c'è stato nei confronti di un personaggio che non ha nulla da insegnare per quanto riguarda la dignità della persona". Riferendosi alla recente visita del leader libico Muhammar Gheddafi in Italia, Fini ha criticato quello che ha definito "una sorta di genuflessione" che non è giustificata da alcuna ragione di real politik.
La magistratura è il caposaldo della nostra democrazia - "E' eresia, è disfattismo, è stillicidio costante dire quello che continuerò a dire e cioè che la magistratura è il caposaldo della nostra democrazia?". Per il presidente della Camera non si può, a causa di qualche mela marcia, contestare la magistratura che rappresenta "il presidio della legalità".
In democrazia il popolo non è suddito. "In una democrazia liberale non c'è eresia perché non c'è ortodossia, e il popolo non è suddito. Avevo il dovere di farle (dice riferendosi alle critiche avanzate) come presidente della Camera. Non credo di aver meritato un gesto infastidito e stizzito ed essere definito incompatibile. Berlusconi ha tanti meriti ma anche qualche difetto in primo luogo il fatto di non aver compreso che in una democrazia liberale non c'è eresia perché non c'è ortodossia. Gli siamo tutti grati lo dico sinceramente, ma non siamo un popolo di sudditi".
Pdl non non c'è più - "Il Pdl come lo avevamo immaginato e conosciuto non esiste più, è finito il 29 luglio" (La data si riferisce alla riunione dell'ufficio di presidenza che lo ha espulso dal partito).
Attacco ai colonnelli - "Qualche colonnello ha cambiato generale. E forse è già pronto a cambiarlo ancora".
Ministro dello Sviluppo economico - "E' impossibile che nonostante i 'ghe pensi mi' si debba ancora attendere per conoscere il nome del ministro allo Sviluppo economico".
Nuovo patto di legislatura - "Si va avanti e lo si fa per tenere fede allo spirito delle origini, per far rinascere il Pdl, perché il governo non faccia errori. Si va avanti senza ribaltoni e cambi di campo". Per il futuro serve "un nuovo patto di legislatura che non sia un tavolo a due gambe, un accordo sancito con acquiescienza".

Contro la mia famiglia lapidazione di tipo islamico - La campagna estiva di alcuni giornali del centrodestra "è stata il tentativo di dar vita ad un'autentica lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia". Sulla vicenda della casa di Montecarlo Fini ha detto: "attendiamo fiduciosi e sereni che siano i magistrati a chiarire quante calunnie e diffamazioni" vi siano state in questa vicenda. Fini ha anche ironizzato sul fatto che quegli stessi giornali sarebbero "il biglietto da visita del partito dell'amore. Immaginiamo cosa scriverebbero se diventassero un po' meno amichevoli". Infine, rivolto direttamente a Vittorio Feltri Fini ha detto: "non ci lasceremo intimidire, perché di intimidazioni ne abbiamo conosciute ben altre in altri anni della nostra storia politica".

Fini ha concluso rilanciando il progetto di un "grande centrodestra liberale, nazionale, riformatore, sociale ed europeo", a "gettare il cuore oltre l'ostacolo" a rendere onore "ai sogni di quando avevamo 18-20 anni e non pensavamo di assumere cariche elettive. Di quando - ha detto citando Ezra Pound - eravamo soliti dire che se un uomo non è pronto a battersi per le sue idee o non valgono nulla le sue idee oppure non vale nulla lui".

LE REAZIONI

I "colonnelli" non ci stanno e replicano con stizza a Gianfranco Fini che ha accusato gli ex An di aver "cambiato generale e forse di essere già pronti a cambiarlo ancora".
"Non sono i colonnelli che hanno cambiato bandiera. Con grande tristezza i colonnelli vedono che il nostro generale ha cambiato bandiera e che forse è pronto a cambiarla ancora", ha replicato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. "I colonnelli - ha sottolineato ancora il coordinatore nazionale Pdl - non hanno cambiato generale, anche perché è stato lui ad indicarci il generalissimo Berlusconi come leader".

Per Maurizio Gasparri "Fini oggi ha fatto un frullatore" e su "alcuni temi molto delicati - ha aggiunto il capogruppo a palazzo Madama - deve dare risposte. Ha proposto un codice etico, ma allora bisogna anche rispondere a delle domande che vengono poste". Quanto ai colonnelli che 'hanno cambiato generale', Gasparri ha replicato: "Noi siamo coerenti sui contenuti e abbiamo un progetto politico, quello di un grande partito di centrodestra. Lui lo ha abbandonato da tempo, con continue giravolte. E comunque meglio i colonnelli che i cognati...".
Per il portavoce del Pdl Daniele Capezzone è stato un "discorso deludente. Nessuna spiegazione convincente sulle vicende che lo riguardano; antiberlusconismo costante e quasi ossessivo; insulti e offese contro il Pdl e contro la stampa che a Fini non piace".
La linea dei 'berluscones' è poi improntata alla richiesta di dimissioni da presidente della Camera. "Con questo discorso Fini fonda di fatto un nuovo partito - ha affermato Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl - che si presenterà, come ha annunciato, alle elezioni amministrative. E' evidente che la coerenza e il rispetto delle istituzioni che Fini esige dagli altri dovrebbero portarlo alle dimissioni da presidente della Camera, incarico a cui è stato eletto in tutt'altro contesto politico".

Dall'opposizione il Pd, con Rosy Bindi, ha salutato il discorso di Fini come un "contributo importante al superamento dell'anomalia berlusconiana" e alla "costruzione di una destra moderna ed europea". Ma per il segretario Pierluigi Bersani è arrivato il momento di smetterla con "il gioco del cerino" perché "ci sono problemi seri di cui la politica non riesce a parlare" e il problema "è che il paese non può subire tracheggiamenti".
E il leader dell'Idv Antonio Di Pietro invita Fini a "non giocare a fare il furbo". "O stai all'opposizione o al governo. Hai fatto un discorso che faccio io tutti i giorni, sul conflitto di interessi, su tutta l'accozzaglia 'stranamore' che circonda Berlusconi. E quindi? resti in maggioranza e approvi i cinque punti. Non fare il furbo, fai una scelta".

IL RABBIOSO SILENZIO DI BERLUSCONI
Dopo il discorso di Fini a Mirabello, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha subito mandato in prima linea il suo portavoce Paolo Bonaiuti affinché smentisse preventivamente qualsiasi voce riguardante rabbiose rotture oramai insanabili. La rabbia del premier nei confronti del "cofondatore" però ha travalicato i muri di Arcore ed è  filtrata giù per i rivoli di mille telefonate. Nel Pdl è allarme rosso, ormai tutti danno per scontato che questo governo non arriverà alla sua scadenza naturale.
Sì perché sembra sia il voto anticipato l'unica possibilità per sboccare lo scontro, e ne è convinto adesso anche Berlusconi che questa sera ad Arcore, nel vertice che è stato convocato con lo stato maggiore leghista, sarà siglato il patto di ferro che dovrebbe portare alle urne. Anche a dicembre, se necessario. Accelerando al massimo i tempi con l'aiuto del ministro Roberto Maroni. E sventando qualsiasi tentativo di formare un governo tecnico.
Qualcuno ha raccontato che il Cavaliere non sia nemmeno arrivato alla fine del comizio di Fini, spegnendo il televisore "nauseato" per gli attacchi continui del presidente della Camera. "Sembra che abbia passato gli ultimi 15 anni su Marte, sembrava di ascoltare Di Pietro. Ma si sbaglia se pensa che io stia qui a farmi ricattare da lui" sembra che abbia detto e poi aggiunto: "Ho sentito troppe parole tranne quella che tutti volevano sentire: la verità".

Il ritorno alle urne il premier l'aveva largamente mezionato anche prima del discorso del presidente della Camera a Mirabello. "Il sostegno della maggioranza e' stato fondamentale" per l'azione di governo. "Solo grazie a questo sostegno infatti, abbiamo già potuto realizzare una parte consistente del programma proposto agli italiani e consacrato dalla maggioranza degli elettori. Sarebbe imperdonabile che per puri interessi personali e di parte questo sostegno venisse meno tradendo il mandato e la fiducia degli elettori. Se proprio dovesse succedere torneremo dagli elettori che sapranno bene a chi dare il loro voto. Ma sono sicuro che questo non succederà". Queste le affermazioni di Berlusconi in un audiomessaggio di sabato scorso ai Promotori della libertà, in cui lancia un appello ai finiani. "Tutti i nostri parlamentari che, avendo prima deciso di fare parte di un nuovo gruppo, dovessero per senso di responsabilità e per lealtà nei confronti degli elettori che li hanno votati, decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali".
Al contenuto dell'audiomessaggio ha risposto il direttore della testata online di 'FareFuturo', Filippo Rossi, che non ha proprio gradito l'appello ai finiani a restare nel Pdl, con la promessa di "amicizia e lealtà" quando si dovrà pensare alle liste elettorali. "Finalmente. Finalmente ci ricrediamo. Finalmente abbiamo scoperto un Berlusconi idealista. Sì, idealista. Anzi, idea-lista, per essere più precisi. Ovvero, un Cavaliere che ha l'idea fissa della lista". "'Mi ricorderò degli amici' ha garantito generosamente ai finiani ribelli, preannunciando un occhio di riguardo in caso di elezioni anticipate" ha rilevato Rossi che, proseguendo nella 'lettura' del messaggio berlusconiano, ha aggiunto: "Non è un bello spettacolo, a essere sinceri. Esteticamente prima che eticamente (e spiace, per un esteta come il premier si vanta di essere). Ed è uno spettacolo che rivela, ancora una volta, un'idea della politica sui generis. Un'idea costruita sulla promessa, sulla fedeltà personale, sul 'premio'. Un tempo c'erano i feudi, oggi i posti in lista, ma si direbbe che poco è cambiato". "E adesso - si è domandato Rossi concludendo - che succederà? I 'coraggiosi' (o i 'traditori', a seconda dei punti di vista) rinunceranno alla loro scelta politica, culturale, ideale? Torneranno indietro, all'ovile? Si accomoderanno sulle loro poltrone con su scritto 'riservato'? Difficile. Anzi, impossibile. No, nessuno seguirà il pifferaio di Arcore". E sembra che le parole di Mirabello gli abbiano dato ragione.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

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06 settembre 2010

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