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"Impossibile immaginare che la Libia abbia un avvenire con Gheddafi"

Misurata tempestata dai missili del Colonnello, Tripoli bombardata dagli aerei dell'Allenza. La diplomazia internazionale unita: "Il Colonnello lasci il potere"

15 aprile 2011

"Le uniche soluzioni per arrivare a una fine della crisi libica sono politiche". Lo ha affermato l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton al termine della conferenza sulla Libia tenutasi ieri al Cairo, che ha visto presenti il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon e la Lega Araba. Per il 'ministro degli esteri di Bruxelles' "il regime ha perso tutta la sua legittimità" e che "deve abbandonare il potere immediatamente", lasciando nelle mani del popolo libico il suo stesso futuro. Questo, però, ha sottolineato la Ashton deve avvenire "attraverso un processo di dialogo tra le diverse parti della società libica", che è "cruciale" che porti a una "transizione democratica" guidata dai libici stessi e che rispetti "l'integrità territoriale del paese".
Dal Cairo ha chiesto il cessate il fuoco immediato il leader della Lega Araba Amr Moussa. In Libia è urgente raggiungere un accordo di cessate il fuoco e avviare un "dialogo celere" per cominciare a lavorare al futuro del paese. Il segretario generale della Lega Araba, ha spiegato che la crisi nel paese di Muammar Gheddafi è "innanzi tutto di tipo umanitario" e la Lega Araba si è riunita proprio con l'obiettivo di trovare una soluzione. Durante la riunione, gruppi di sostenitori e di oppositori di Gheddafi hanno manifestato di fronte alla sede della Lega Araba.

Libia a centro del dibattito anche a Berlino dove, sempre ieri, si è aperta la riunione dei ministri degli Esteri dell'Alleanza. Anche il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, insiste sulla necessità di una soluzione politica per risolvere il conflitto in Libia. "La forza militare non può dare una soluzione alla crisi", ha detto Rasmussen aprendo a Berlino la riunione. Rasmussen ha sottolineato che l'obiettivo della riunione è "promuovere una soluzione politica". Il segretario generale ha inoltre affermato che la Nato proseguirà la sua offensiva in Libia, "mentre il regime libico continua ad attaccare la popolazione". "Onestamente non c'è una soluzione militare per questo conflitto", ha spiegato al settimanale tedesco Spiegel, aggiungendo che "occorre una soluzione politica e sta ai libici trovarla, spero riusciremo a trovare questa soluzione nel prossimo futuro". Per il segretario generale della Nato, lo scenario peggiore è quello di "uno stallo militare o di una divisione de facto della società libica, in cui la Libia diventerebbe uno 'stato fallito' e terreno fertile per i gruppi terroristici, peraltro molto vicino ai confini dell'Europa".
Usa e Germania spingono sull'uscita di scena di Gheddafi. E' quanto hanno ribadito ieri Angela Merkel e Hillary Clinton, nel loro incontro a Berlino prima della riunione dei ministri degli Esteri della Nato. "Questo è l'obiettivo che ci unisce", ha detto il cancelliere tedesco dopo il colloquio con il segretario di Stato Usa che, da parte sua, ha sottolineato che entrambi i governi "perseguono l'obiettivo comune di mettere fine al regime di Gheddafi". "E contribuiamo con mezzi diversi al raggiungimento di questi obiettivi", ha detto ancora la Clinton riferendosi al fatto che la Germania non partecipa alla missione di 'no fly zone' della Nato dopo essersi astenuta in sede di Consiglio di Sicurezza sulla risoluzione che l'ha autorizzata. Né la Merkel né la Clinton hanno commentato però un possibile ampliamento delle operazioni militari dell'alleanza in Libia. "Discuteremo su come utilizzare i mezzi militari, però allo stesso modo su come utilizzare un processo politico", ha concluso la Merkel.
Da Berlino è arrivata poi un'altra dichiarazione che ha gelato l'entusiasmo dei ribelli di Bengasi: Parigi si è detta contraria ad armare i ribelli anti-Gheddafi. "La Francia non è in questa disposizione di spirito", ha risposto il ministro degli Esteri Alain Juppé, in un incontro stampa a Berlino, poco prima dell'avvio dell'incontro. L'altro ieri il Cnt di Bengasi aveva annunciato che Italia, Francia e Qatar avevano accettato di fornire armi agli insorti "per autodifesa".

In Libia intanto continua la battaglia. Ieri la città di Misurata ha subito una violenta offensiva di Gheddafi. Le forze leali al colonnello hanno scatenato una tempesta di missili Grad nella zona del porto. Secondo quanto rifertito dai portavoce dei ribelli antigovernativi ne sarebbero stati lanciati almeno 80, uccidendo 23 civili. "Hanno sparato missili Grad su Kasr Ahmad, una zona residenziale vicina al porto", ha detto Abdelbasset Abu Mzereiq alla Reuters per telefono. "Continuano ad uccidere i civili. Ieri abbiamo perso cinque civili nel bombardamento e 37 sono rimasti feriti. I missili lanciati stamani hanno impedito ad una nave del Qatar di attraccare", ha aggiunto. "Non è chiaro cosa trasportasse".
Dopo aver subito l'attacco gli insorti libici hanno rivolto quindi un disperato appello alla Nato, chiedendo ai paesi dell'Alleanza di intensificare gli sforzi contro le forze di Gheddafi, altrimenti a Misurata sarà "un massacro". "Ci sarà un massacro se la Nato non interviene con forza", ha detto un altro portavoce degli antigovernativi.
Intanto la tv di stato libica ha mostrato immagini di Gheddafi in giro per Tripoli, a bordo di una macchina sportiva decappottabile. La 'passeggiata' del rais, secondo il canale televisivo, è avvenuta mentre la capitale libica veniva bombardata dalla Nato. Gheddafi appare in un abito nero mentre alza le braccia in aria in segno di trionfo. Alcuni cittadini seguono il veicolo e salutano il Colonnello con gesti di vittoria dai bordi della strada.

Oggi in un articolo comune pubblicato su quattro quotidiani (Le Figaro, The Times, International Herald Tribune e Al Hayat) Barack Obama, David Cameron e Nicolas Sarkozy hanno affermato che è "impossibile immaginare che la Libia abbia un avvenire con Gheddafi". Il presidente americano, il premier britannico e il capo dello Stato francese sottolineano la necessità di continuare le operazioni militari per accelerare la partenza del leader libico e permettere così una transizione. Nonostante la no-fly zone autorizzata dalle Nazioni Unite per proteggere i civili, la popolazione in Libia, sostengono, "patisce ancora ogni giorno orrori terribili per mano di Gheddafi". "Non si tratta di spodestarlo con la forza - prosegue l'articolo - Ma è impossibile immaginare che la Libia abbia un avvenire con Gheddafi" e "che qualcuno che abbia voluto massacrare il proprio popolo giochi un ruolo nel futuro governo libico".

Ai tre leader occidentali ha risposto indirettamente Aisha Gheddafi, la figlia del Colonnello. "Parlare di dimissioni di Gheddafi è un'umiliazione per tutti i libici", ha detto in un discorso pronunciato nella residenza del padre a Tripoli. Di fronte ad alcune centinaia di giovani sostenitori del regime, Aisha si è rivolta ieri sera ai Paesi della coalizione intervenuta militarmente a difesa dei ribelli e ha affermato: "Volete uccidere mio padre con il pretesto di proteggere i civili. Ma dove sono questi civili? Non sono quelli che impugnano armi, lanciagranate, bombe a mano?". "Nel 1911 gli italiani hanno ucciso mio nonno in un raid aereo e ora cercano di uccidere mio padre - ha proseguito la figlia del Colonnello nell'intervento trasmesso anche dalla tv di Stato al Aziziya in occasione del 25esimo anniversario dell'attacco americano contro la residenza-bunker di Gheddafi - Dio maledica le loro mani". "Ci lanciarono addosso i loro missili e bombe, provarono a uccidermi e uccisero decine di bambini in Libia - ha proseguito - Un quarto di secolo dopo, gli stessi missili e bombe piovono sulla mia testa e su quella dei nostri bambini".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it]

 

 

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15 aprile 2011
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