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''Intoccabili''. Lodato e Travaglio ricostruiscono gli ultimi 15 anni di processi su mafia e politica

Perché la mafia è al potere. Dai processi Andreotti, Dell'Utri & c. alla normalizzazione

17 maggio 2005

E' da poco uscito nelle librerie il libro intitolato "Intoccabili" di Saverio Lodato e Marco Travaglio, che ricostruisce gli ultimi 15 anni di inchieste e processi su mafia e politica, dal pool di Falcone e Borsellino a quello di Caselli a quello di Grasso.
''Perché la mafia è al potere. Dai processi Andreotti, Dell'Utri & c. alla normalizzazione''. Già dal sottotitolo in copertina, il libro di Lodato e Travaglio si annuncia dirompente. Ma è al procuratore di Palermo Piero Grasso, all'«andamento lento» instaurato nel dopo Caselli, il colpo più duro che mena l'inedita alleanza tra il giornalista, che per 'L'Unità' segue le cose di mafia da oltre vent'anni, e il suo collega de 'La Repubblica', già autore di sei libri-inchiesta su Berlusconi.
Lodato e Travaglio puntigliosamente enumerano leggi varate, elencano brani di atti giudiziari, riportano dichiarazioni e interviste, analisi con firme autorevoli. A partire da Leonardo Sciascia e dalla sua divisione tra ''letteratura di parole e letteratura di fatti'', o dalla disputa solo apparentemente nominalistica lunga oltre cent'anni, da Pitrè a Camilleri, su quella parola di cinque lettere: MAFIA.
Partono da lontano, dal prefetto Mori e Portella della Ginestra, raccontando 'Cent'anni di solitudini', ma rileggono notissime vicende giudiziarie, come i processi Andreotti o Carnevale, in una chiave singolare: mettendole a confronto con processi celebrati pressoché contemporaneamente a imputati 'qualsiasi'.

E a insigni giuristi fanno rilevare come ci si trovi di fronte a un ''innalzamento della soglia probatoria necessaria per condannare imputati eccellenti''. Ripropongono l'amara storia delle trappole, dei codicilli, e infine del tritolo, posti sulla strada di Giovanni Falcone affiancandogli nelle stesse pagine le invettive contro il giudice Giancarlo Caselli, nei sette anni in cui è stato procuratore di Palermo ed ancora oggi, che è candidato alla direzione della Procura nazionale Antimafia (ma un decreto legge ad hoc lo ha eliminato dalla gara).
Lodato e Travaglio ne hanno per tutti, dagli imputati eccellenti alle grandi firme del giornalismo, dall'attuale maggioranza ai D'Alema e Boato della Bicamerale, al Del Turco presidente dell'antimafia. Ma se già nel '95, con la riforma della custodia cautelare votata assieme da destra e sinistra, dicono, c'è ''la prova generale di quel che accadrà'', sono gli anni più recenti, quelli dal 1999, che raccontano la normalizzazione fin nella procura di prima linea, quella di Palermo.

Del procuratore Piero Grasso, gli autori riportano ''il pedigree di tutto rispetto'' che gli vale, nel '99, l'appoggio ''delle correnti togate più vivaci e attente alla lotta alla mafia, Caselli compreso'', la prima intervista alla Repubblica nella quale parla di ''squadra straordinaria ereditata'' alla procura, di ''santuari da scoperchiare''. Ma anche, sempre in quell'intervista, sottolineano ''una sbavatura'': ''Io gioco benissimo (a pallone, ndr). Ho cominciato prestissimo e potevo fare il calciatore. Ma quando avevo 14 anni ho deciso di studiare e dedicarmi al calcio solo come hobby... Giocavo nella Bacigalupo, avevo 14 anni e il mio allenatore ne aveva 17: era Marcello Dell'Utri''.
Quel Dell'Utri che era allora uno degli imputati eccellenti della procura di Palermo. Una battuta, rilevano gli autori, che non viene notata neppure nella ''realtà siciliana che vive di segnali'', ma che sarà rilanciata dallo stesso Dell'Utri nella sua dichiarazione spontanea al processo nel novembre 2004: ''Il procuratore Grasso, quando era giovane, giocava a calcio nella mia squadra... era famoso perché a fine partita usciva sempre pulito dal campo, anche quando c'era il fango, lui riusciva sempre a non schizzarsi...''.

Dalle parole ai fatti. Enumerati puntualmente per oltre 150 pagine: dal ''passato che ritorna'', ovverosia Giuseppe Pignatone, ''fedelissimo di Giammanco che si era meritato gli strali di Falcone'', che aveva lasciato la procura ''nel '95, quando il gioco si era fatto duro'' per tornarvi con Grasso e diventare ben presto ''l'alter ego del capo''.
Poi la riorganizzazione della Dda: ''Roberto Scarpinato, che si è sempre occupato di mafia palermitana, viene inopinatamente dirottato su Trapani; al suo posto, a occuparsi di Palermo, va Sergio Lari che si è sempre occupato di Trapani'', benché entrambi chiedano di restare ai propri posti.
Ancora, le scorte dimezzate ai pm, e sempre all'interno della Dda le informazioni non più condivise, ma centellinate dal procuratore. E giù l'elenco degli equivoci, delle occasioni investigative perse, delle liti, che da questo nuovo corso sono derivate secondo quanto i magistrati della vecchia squadra rimasti nella Dda hanno mano a mano denunciato al Csm. ''Il 'nuovo' corso instaurato spinge molti ad andarsene'', ricordano gli autori, ma, soprattutto - scrivono - è riassumibile in qualche dato: un solo politico di prima grandezza, cioè il governatore di Sicilia Totò Cuffaro, indagato per mafia tra il '99 e il 2005. ''Il confronto con le indagini su mafia e politica della stagione Caselli, ma anche con quelle contemporanee di procure più periferiche, come quella di Puglia, Calabria e Basilicata, è piuttosto imbarazzante''.

E giù di nuovo l'elenco di nomi, numeri di latitanti catturati, arresti, processi, condanne della gestione Caselli a raffronto con quella Grasso. ''Come siamo caduti così in basso? Com'è possibile che la guerra alla mafia, che 10 anni fa pareva non lontana dal successo, sia finita con la mafia al potere?'' si chiede, riferendosi al quadro generale, non alla sola procura palermitana, Paolo Sylos Labini, che da 40 anni studia il fenomeno mafioso, nella prefazione al volume.
Travaglio e Lodato lo chiudono con un'altra terribile affermazione: ''tredici anni fa per sbarrare a Falcone e Borsellino la strada della Superprocura ci volle il tritolo. Oggi per fermare Caselli, basta un decreto''.

Fonte: La Sicilia

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17 maggio 2005
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