Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

"La fase acuta si è conclusa ma l'emergenza non è finita"

A Lampedusa sono ripresi gli sbarchi e il Copasir avverte: "Gheddafi potrebbe fare degli immigrati la sua arma segreta"

15 aprile 2011

Dopo una breve tregua a causa del maltempo, sono ripresi gli sbarchi di migranti a Lampedusa: un'imbarcazione con 46 tunisini, tra cui tre donne, è stata soccorsa in nottata da una motovedetta della Guardia di Finanza. Uno degli extracomunitari, trasbordati sull'unità delle fiamme gialle, è stato tratto in salvo dopo essere finito in mare. Un altro barcone con circa 300 profughi provenienti dalla Libia è già stato avvistato nel Canale di Sicilia.
Nel centro di prima accoglienza dell'isola, dove oggi è atteso l'arrivo del ministro della Difesa Ignazio La Russa, ieri si era registrata la protesta di un centinaio di immigrati contro i rimpatri avviati in questi giorni dopo l'accordo con il governo tunisino. Nel pomeriggio altri 30 immigrati tunisini sono stati rimpatriati con un volo decollato dall'aeroporto di Lampedusa. Le operazioni di imbarco sono avvenute senza problemi.

"La fase acuta si è conclusa ma l'emergenza non è finita" - "Non verranno aperti altri centri o tendopoli. La fase acuta dell'emergenza che ci ha portato a realizzare questi siti si è conclusa". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ieri al Viminale.
"L'accordo con la Tunisia - ha rilevato il titolare del Viminale - sta funzionando, ma non dobbiamo abbassare la guardia perché l'emergenza è tutt'altro che finita. Tutti i giorni vengono fatti i rimpatri di coloro che sono arrivati dopo il 5 aprile. Stiamo potenziando il sistema di controllo e pattugliamento delle coste".
Potenziamento che potrebbe assumere ulteriore rilevanza dopo l'audizione al Copasir del generale Giorgio Piccirillo, direttore dell'Aisi, l'Agenzia di infomazioni per la sicurezza interna, da cui sembra giungere la conferma a un vecchio timore: Gheddafi potrebbe fare degli immigrati la sua arma segreta. Da quanto si apprende, al Comitato parlamentare per la Sicurezza, Piccirillo ha riferito che il Colonnello avrebbe liberato le oltre 15 mila persone provenienti dal Corno d'Africa, dal Ciad e dall'Africa subsahariana, finora detenute nei cosiddetti centri-lager. Un fiume umano che potrebbe riversarsi verso l'Italia attraverso il porto di Zuwarah, a circa 120 chilometri da Tripoli, è tuttora controllato dal regime. Il generale avrebbe comunque escluso l'infiltrazione di terroristi fra gli immigrati giunti in Italia. Fonti del Copasir fanno però notare che Gheddafi potrebbe tentare di infiltrare potenziali terroristi, soprattutto dal Sudan, fra i barconi provenienti dalla Libia. Per quanto riguarda la Tunisia, al Copasir si fa notare che gli scafisti hanno ormai sviluppato un giro d'affari di milioni di euro, che rende facile avvicinare poliziotti che guadagnano 500 euro al mese.

Intanto, prende forma la "ripartizione" degli immigrati tra le diverse Regioni. Tra i punti della bozza di ordinanza del presidente del Consiglio sull'immigrazione, approdato ieri mattina sul tavolo della Conferenza delle Regioni per consentire ai governatori di esprimere una posizione comune sul provvedimento, si legge di una "prima assegnazione" di 110 milioni di euro al Fondo della protezione civile per far fronte al piano di accoglienza degli immigrati. Piano basato "sull'equa e contestuale distribuzione" dei cittadini extracomunitari provenienti dal Nordafrica "fra tutte le Regioni", tranne l'Abruzzo, come previsto dall'accordo siglato il 6 aprile scorso tra governo e autonomie locali.
Sul fronte Ue, si registrano le dichiarazioni rilasciate del primo ministro francese François Fillon al termine di un incontro bilaterale con il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. "La Francia è consapevole dei problemi dell'Italia", ha affermato Fillon, ma le "regole devono essere rispettate". Ma Fillon ha chiamato in causa anche Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere dell'Unione. Sarebbe più "intelligente", ha dichiarato il primo ministro francese, se "riportasse in Tunisia" i migranti che intercetta, piuttosto che portarli a Lampedusa, come fa ora. Dal canto suo, Barroso ritiene "possibile, con il dialogo, trovare soluzioni pratiche" ai problemi dell'immigrazione e del rispetto dell'accordo Schengen. "E' questo il caso di Francia e Italia" ha sottolineato, con un chiaro invito, il presidente della Commissione Ue.
Un portavoce della Commissione europea, riferendosi alla possibilità ventilata l'altro ieri dal sottosegretario di Stato belga all'Immigrazione Melchior Wathelet di condurre controlli negli aeroporti e nelle stazioni degli autobus sugli arrivi dall'Italia, ha fatto sapere che "il Belgio non ha notificato all'Unione europea la reintroduzione dei controlli alle frontiere". "La nostra idea è che il Belgio parli solo di controlli di polizia intensificati", ha precisato il portavoce ricordando che l'art. 21 del Trattato di Schengen prevede questa possibilità.
La gestione del flusso dei profughi diretti verso i nostri paesi chiama in causa "una doppia responsabilità, europea e nazionale" ha sottolineato l'ambasciatore della Repubblica federale di Germania in Italia, Michael H. Gerdts. "Un'intesa a livello europeo esiste - ha detto il diplomatico parlando con l'Adnkronos - E' chiaro che i flussi di immigrati provenienti non solo dall'Africa, ma anche dall'Europa orientale, dall'Asia, dall'Afghanistan necessitano di una soluzione europea. In questo momento già si sta lavorando a un'intesa comune all'interno dell'Unione". "Ma - ha rimarcato Gerdts - rimarrà sempre anche la responsabilità dei singoli paesi, chiamati a dare una mano ai profughi che arrivano nella prima fase dell'emergenza".

La vera solidarietà dal basso... - Ha perso la moglie nelle acque di Pantelleria e adesso, da quell'isola, vorrebbe non andarsene mai più. È la storia di Kamil Fuamba, la cui moglie Leonì, 38 anni, è annegata mercoledì nello specchio di mare antistante l'isola durante il naufragio del barcone che portava 190 profughi partiti dalla Libia (LEGGI). Ora il sindaco di Pantelleria, Alberto Di Marzo, ha interessato il ministero dell'Interno, tramite la Prefettura di Trapani, per fare rimanere nell'isola la famiglia della donna. Kamil è ricoverato con i suoi cinque figli, tre maschi e due femmine, presso l'ospedale Nagar. "Ha espresso il desiderio - ha detto il sindaco Di Marzo - di rimanere tra noi e così mi sono attivato. Il permesso ce lo daranno, solo che Kamil deve andare a Trapani per un paio di giorni per fare il riconoscimento ufficiale. Insieme ai bambini vuole restare vicino alla sua donna, che sarà sepolta nel nostro cimitero. Gli troveremo una casa e continuerà a fare nella nostra isola il suo mestiere, l'imbianchino".
Ma la solidarietà dimostrata dai cittadini di Pantelleria non si ferma qui: i figli di Kamil e gli altri tre bambini ricoverati nell’ospedale Nagar, appartenenti al gruppo dei profughi sbarcati mercoledì, sono stati sommersi di giocattoli, vestitini, caramelle e sorrisi. "Tutti si sono prodigati per accogliere i bambini", ha detto Gianclaudio D’Aietti, infermiere al 'Nagar' e segretario della Cgil Sanità. "È stata davvero una gara di solidarietà, più che un’accoglienza". I piccoli, che mostravano segni di assideramento, stanno tutti bene.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Lasiciliaweb.it, Repubblica.it, Corriere del Mezzogiorno.it, Italpress]

 

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

15 aprile 2011
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia