"La sblocchiamo questa pratica?"

Il presidente Lombardo sollecita Berlusconi: "Per Termini Imerese l'imprenditore c'è. Adesso tocca al governo"

28 luglio 2010

Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, sollecita il governo Berlusconi a "sbloccare la pratica Termini Imerese", la fabbrica che Fiat ha deciso di chiudere a fine 2011. "Per il futuro di Termini la Regione è pronta - ha scritto Lombardo nel suo blog - Roma faccia immediatamente la sua parte. Diamo per scontato che Fiat vada via. Vuole il governo, una volta per tutte, fare la sua piccolissima parte perché il patrimonio di esperienza e di competenza che centinaia di lavoratori hanno acquisito nell'indotto e nella fabbrica non vada disperso?".
"Abbiamo selezionato alcune proposte in accordo con il governo nazionale, con il ministero dello sviluppo economico e con Invitalia - spiega il governatore - Una di queste, in particolare, soddisfa tutti dal governo all'ente locale ai lavoratori e alla Regione che si è impegnata ad investire risorse che sono oggi disponibili e pronte ad essere impiegate". "Vogliamo, una volta per tutte, sbloccare questa pratica e far sì che da prima che vada via la Fiat, questo imprenditore possa cominciare a lavorare, visto che garantisce gli stessi posti di lavoro, realizza vetture con margini di profitto e senza lamentare, come faceva Fiat, di perdere mille euro a vettura?", chiede Lombardo.
"Non ci vorrebbe molto - prosegue il governatore - Ci sono le risorse stanziate dal governo regionale e lo stabilimento si è impegnata la Fiat a lasciarlo". Il governatore propone dunque "da subito un protocollo prima che questo imprenditore, preso dalle nostre lungaggini, faccia saltare il banco". "Sarebbe drammaticamente grave - ha sottolineato - che noi perdessimo questa opportunità per colpa di ritardi burocratici o di disinteresse politico e amministrativo. Il governo regionale, in accordo con l'ente locale e con i lavoratori e dopo averne parlato più volte in sede nazionale, sollecita che questa pratica si chiuda a giorni, ben prima delle vacanze".

L'imprenditore ritenuto "serio" da Raffaele Lombardo sarebbe Gian Mario Rossignolo, proprietario del marchio De Tomaso. Secondo ambienti della Regione, Lombardo ha già avuto alcuni incontri con Rossignolo, che, in via informale, gli ha esposto il suo progetto, da alcuni mesi sul tavolo dei dirigenti di Invitalia, l'advisor incaricato dall'ex ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, di valutare le proposte di interesse per la fabbrica siciliana che il Lingotto ha deciso di chiudere. Tra le oltre 20 offerte pervenute al ministero nella fase iniziale, al momento solo 5 sono oggetto di approfondimenti da parte di Invitalia, in attesa di ricevere eventuale altre proposte. Ad aprile alcuni emissari dell'Innovation Auto Industry Spa (Iai), il gruppo di Rossignolo, hanno visitato gli impianti di Termini Imerese, apprezzando le infrastrutture.
L'idea è quella di mettere in piedi un piano simile a quello che ha portato Rossignolo ad acquisire lo stabilimento di Grugliasco dal gruppo Pininfarina, attraverso il coinvolgimento nell'operazione della Regione Piemonte. Dal punto di vista finanziario l'operazione avrebbe le coperture. Il governo Lombardo da tempo ha confermato i 350 milioni di euro messi a disposizione per rilanciare il sito industriale di Termini Imerese, che il gruppo Rossignolo utilizzerebbe per produrre auto di alta gamma. In via informale ci sono stati contatti anche con rappresentanti sindacali che però aspettano di conoscere i dettagli del progetto.

Intanto la Fiat trasforma Pomigliano in Fabbrica Italia... - Si chiama Fabbrica Italia Pomigliano ed è stata iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino il 19 luglio. È controllata al 100% da Fiat Partecipazioni, ha un capitale di 50mila euro e il presidente è Sergio Marchionne. Si tratta di un atto formale previsto dal piano di rilancio dello stabilimento e che consente di superare l'impasse creata dalla mancata firma da parte della Fiom.
LO STATUTO - L'oggetto sociale della newco è "l'attività di produzione, assemblaggio e vendita di autoveicoli e loro parti. A tal fine può costruire, acquistare, vendere, prendere e dare in affitto o in locazione finanziaria, trasformare e gestire stabilimenti, immobili e aziende". Inoltre la società "può compiere le operazioni commerciali, industriali, immobiliari e finanziarie, queste ultime non nei confronti del pubblico, necessarie o utili per il conseguimento dell'oggetto sociale, ivi comprese l'assunzione e la dismissione di partecipazioni ed interessenze in enti o società, anche intervenendo alla loro costituzione".
PROGETTO PANDA - La nascita di Fabbrica Italia Pomigliano è un passo preliminare per la costituzione di una nuova società, una new company in cui riassumere, con un nuovo contratto, i 5.000 lavoratori attuali della fabbrica campana. Si tratta del progetto Futura Panda a Pomigliano, per il quale la Fiat ha raggiunto un accordo con i sindacati il 15 giugno (LEGGI), non firmato dalla Fiom.

DOMANI L'INCONTRO CON I SINDACATI - La Fiat ha intanto convocato i sindacati metalmeccanici per domani, giovedì 29 giugno, all'Unione Industriale di Torino. All'ordine del giorno - secondo i sindacati - dovrebbe essere la comunicazione della disdetta degli accordi vigenti e, in particolare, del contratto nazionale di lavoro. Si parlerà inoltre di Pomigliano con i sindacati che hanno firmato l'intesa. A questa seconda parte dell'incontro non dovrebbe quindi partecipare la Fiom.
FIM E UILM: "CONTRATTO NAZIONALE NON SI TOCCA" - La parola d'ordine dei sindacati, su questo tema, torna a essere unitaria: il contratto nazionale non si tocca. L'ipotesi secondo cui la Fiat, dopo la nascita di Fabbrica Italia, avrebbe intenzione di uscire da Federmeccanica e disdire il contratto nazionale di lavoro che regola il rapporto con i suoi dipendenti ha messo in allarme i sindacati di categoria. Non solo la Fiom che a partire dalla vertenza su Pomigliano si è posizionata sulla linea del "no" alle richieste dell'azienda, ma anche la Fim e la Uilm che invece quell'intesa l'hanno sostenuta, negoziata e firmata. La vigilia del tavolo a Torino tra le parti diventa quindi sempre più tesa. E mentre dalle tute blu della Cgil già si grida al "più grave attacco ai diritti dei lavoratori dal 1945 a oggi", la linea dei "colleghi" resta più equilibrata ma ugualmente chiara: vanno bene le richieste contenute nell'accordo su Pomigliano, passi anche la creazione di una newco - è il senso del discorso di Fim e Uilm - ma assolutamente non si può prescindere dall'intesa che regola il lavoro di tutte le fabbriche metalmeccaniche. Comunque, secondo il leader della Uilm, Rocco Palombella la costituzione di una newco per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco "non significa che c’è un percorso automatico secondo il quale l’azienda deciderà di disdettare il contratto nazionale di categoria".
FIOM: "SCELTE GRAVI" - Di diverso avviso la Fiom: "E’ in atto il tentativo di cancellare e superare il contratto nazionale, il diritto alla contrattazione collettiva in fabbrica". E’ quanto denuncia il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, che all’assemblea nazionale dei delegati di Unionmeccanica-Confapi a Reggio Emilia ha sottolineato che "siamo di fronte a un’accelerazione di questo processo, si deciderà nei prossimi mesi. Non avremmo quindi nessun secondo tempo per prendere delle decisioni. Chi pensava a successive verifiche, deve fare i conti con questa accelerazione. Se viene confermata l’ipotesi della newco a Pomigliano - ha proseguito Landini - e la non applicazione del contratto dei metalmeccanici, si tratterebbe di una scelta grave e non motivata da problemi di produttività".

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, Corriere.it]

 

 

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28 luglio 2010

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