"La trattativa mafia-Stato è un puzzle che stiamo componendo"

Il procuratore di Palermo Francesco Messineo sulla presunta trattativa tra Stato e Cosa nostra

17 dicembre 2010

"L’inchiesta sulla trattativa? Un puzzle che stiamo componendo". Così si è espresso il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, parlando al Giornale Radio Rai.
Mercoledì Messineo, insieme agli aggiunti Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, ha ascoltato a Roma a Palazzo Giustiniani i due presidenti emeriti della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, nel '93 capo dello Stato, e Carlo Azeglio Ciampi, che era presidente del Consiglio (LEGGI). "Hanno dichiarato di non essere stati informati dell’intenzione dell’allora ministro della giustizia Giovanni Conso - ha aggiunto il procuratore di Palermo - di non rinnovare il regime del carcere duro a un certo numero di detenuti".
Alla domanda se a questo punto dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-Cosa nostra per fermare le stragi, si può dire che c’è un collegamento tra il provvedimento che alleggerì le condizioni carcerarie ai mafiosi (sottoposti al regime del "41 bis") e l’ipotesi del "patto", Messineo ha risposto che "in linea ipotetica questa attinenza c’è e che l’inchiesta è fatta di tanti tasselli".

Intanto, secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, dalle indagini della procura di Palermo sulla presunta trattativa sembra si sia scoperto che esisteva una sorta di  "piano B" nelle stanze dei palazzi romani, alternativo al pugno duro della 'deportazione' nelle carceri di Pianosa e l’Asinara di tutti i boss mafiosi, una "linea morbida" vagliata già durante il terribile 1992, sulla base del 'papello' di Totò Riina.
La scoperta arriva dall’analisi della documentazione acquisita al ministero della Giustizia. Secondo gli inquirenti, fra queste carte, ci sarebbe il primo indizio che le richieste di Cosa nostra sono state tenute in considerazione ad alti livelli istituzionali. Un dibattito giuridico, "non ufficiale", sull’applicazione di una linea morbida per i mafiosi dissociati.
Sull’argomento è stato sentito dai magistrati di Palermo l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, che colloca, però, questo "dibattito" dopo le stragi, al contrario di quanto raccontato dal pentito Gaspare Mutolo secondo cui, invece, discorsi sulla presa di distanza da Cosa nostra erano già in corso nel 1992.
Oscar Luigi Scalfaro ha detto ai pm palermitani di non aver mai sentito parlare di "trattative", ma è stato lui a disporre la rimozione di Nicolò Amato dal vertice del Dap per la sua posizione 'morbida' nei confronti del 41 bis. Al contrario di Carlo Azeglio Ciampi che nel 1993, quando era presidente del Consiglio, temette un colpo di Stato.
I magistrati stanno ricostruendo le posizioni espresse nel consiglio di Difesa del 27 luglio del 1993 per capire chi fosse favorevole, dopo l’esplosione delle bombe, a un atteggiamento "morbido" nei confronti di Cosa nostra. L'ex Guardasigilli Giovanni Conso, infatti, ha sostenuto di aver disposto "in solitudine" la revoca di oltre 500 provvedimenti di 41 bis, nel novembre del 1993, nonostante il parere contrario della procura di Palermo. [Informazioni tratte da Ansa, Corriere del Mezzogiorno, LiveSicilia.it]

- Stato-Mafia: la Dia sapeva? di G. Lo Bianco e S. Rizza (Il Fatto Quitidiano)

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17 dicembre 2010

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