"Le minacce di Riina a Di Matteo sono serie"

Il procuratore Sergio Lari teme che Riina stia mandando segnali per un "colpo di coda"

09 dicembre 2013

Le minacce di Totò Riina a Nino Di Matteo, pm del processo sulla trattativa Stato-mafia, "non sono da prendere sottogamba". Ne è convinto Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta.
Lari teme che il capo dei capi di Cosa nostra, "molto lucido malgrado l'età ultraottantenne", stia mandando segnali per un "colpo di coda": un tentativo che nasce da una "voglia di vendetta e di rivalsa".
Intervistato da Lucia Annunziata nel programma "In mezz'ora" di Raitre, il procuratore nisseno ha parlato anche della trattativa, "che certamente c'è stata". Questa avrebbe dovuto provocare vantaggi per la mafia, come l'attenuazione del 41 bis e la revisione dei processi, "che non ci sono stati" malgrado eventuali garanzie politiche. Ciò avrebbe compromesso la credibilità di Riina che ora, a 83 anni, cercherebbe una vendetta perché "in Cosa nostra il ruolo svolto in libertà non si conclude mai".

Con la nascita di un nuovo partito di centro destra, alla mafia è venuto meno un asse politico di riferimento, ha detto ancora Lari, secondo cui l'attuale scenario politico, pur essendo ancora incerto e confuso, è contrassegnato da alcune novità a cui Cosa nostra guarda con grande attenzione: un nuovo partito che ha spaccato lo schieramento tradizionale di centro destra, un ministro dell'Interno alleato con il centro sinistra che "viene in Sicilia per presiedere il comitato per l'ordine e la sicurezza", "manifesta la sua vicinanza ai magistrati che promette di tutelare con ogni mezzo" ed esprime una "linea in forte contrasto con la criminalità organizzata". "Questi fatti - ha aggiunto Lari - hanno un significato ben preciso. La linea del centro destra non è stata mai così vicina ai pm antimafia".

"La valutazione politica del Procuratore Capo di Caltanissetta Lari circa le preoccupazioni, raccolte dagli investigatori, di Totò Riina che preluderebbero ad una nuova stagione stragista, sollecita alcune riflessioni", ha affermato Cinzia Bonfrisco, senatrice di Forza Italia e componente della commissione antimafia.
"Secondo il Procuratore a preoccupare Totò Riina sarebbe la nuova alleanza tra centrosinistra e la nuova formazione politica di Angelino Alfano, separatosi dal centro-destra e, quindi, in grado di svolgere meglio la lotta alla mafia. I numeri e i risultati conseguiti negli ultimi anni, tutti ascrivibili alla volontà del Governo Berlusconi, parlano chiaro e hanno certamente il merito di aver aiutato i bravi magistrati come Lari a combattere la mafia ogni giorno: dall'arresto del super latitante Bernardo Provenzano nell'aprile 2006, frutto di un lungo lavoro investigativo svolto durante il Governo Berlusconi, all'arresto di 28 su 30 dei più pericolosi latitanti dal 2008 al 2011 ad opera delle forze di polizia durante il Governo Berlusconi; dal triplicamento, durante il Governo Berlusconi, del valore dei beni sequestrati alla mafia grazie all'aggressione ai patrimoni dei mafiosi, come l'aveva suggerita Giovanni Falcone prima di morire per mano della mafia, e all'istituzione, durante il Governo Berlusconi, dell'Agenzia dei beni sequestrati, su iniziativa dei Ministri Maroni e Alfano, che nessun governo di centro-sinistra era riuscito a fare".

"Senza dimenticare - aggiunge Bonfrisco - i cosiddetti "pacchetti sicurezza", promossi durante il Governo Berlusconi dal 2008 al 2011, che sono ancora oggi la più importante strumentazione legislativa a disposizione della magistratura e delle forze dell'ordine nella lotta alla mafia, come ha avuto modo di evidenziare lo stesso Presidente Grasso ai tempi del suo incarico di Procuratore Nazionale Antimafia. Infine - prosegue Bonfrisco - la nostra infaticabile battaglia a favore del potenziamento delle forze di polizia, con lo sblocco del turn-over che, però, il Governo Letta-Alfano ha bocciato nella Legge di Stabilità, nonostante il grido di dolore del Capo della Polizia Pansa. Come si può notare, un conto sono gli allarmi e i proclami, altro conto sono i fatti. E i fatti parlano. Al Procuratore Capo Lari va tutta la nostra vicinanza per l'importantissimo lavoro svolto e che svolgerà nella lotta alla mafia, con Forza Italia e tutto il centro-destra al suo fianco".

"Il dottor Lari si abbandona a considerazioni politiche impegnative su partiti, scissioni e antimafia. Intanto le sue parole ci fanno sperare che alcune iniziative a mio avviso infondate contro specchiati esponenti politici cesseranno per la loro evidente onestà e non perché promotori di scissioni. Poi dico a Lari che potrà farsi raccontare dal dottor Giancarlo Caselli come il noto magistrato si rivolse opportunamente al sottoscritto molti anni fa per prorogare il 41 bis quando era a tempo e che i governi di sinistra esitavano a prolungare". Questa la dichiarazione del senatore Maurizio Gasparri (FI-Pdl). "Lari poi ammetta che quando il 41 bis è stato reso permanente il Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi. E quando è stato rafforzato in Parlamento attraverso emendamenti del sottoscritto, di Vizzini e del governo, il Presidente del Consiglio era ancora Silvio Berlusconi. Se lo ricordino Lari e la sua intervistatrice. Per noi gente come Riina e Provenzano deve stare al 41 bis fin quando morirà in carcere. Non siamo come Ciampi, Scalfaro, Mancino e Amato che cancellarono il carcere duro ai boss", ha concluso.

[Informazioni tratte da ANSA, GdS.it, LiveSicilia.it]

- "Gli finisce come a Falcone" (Guidasicilia.it, 06/12/13)

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

09 dicembre 2013

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia