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"Ma la mafia non è ancora in ginocchio..."

Il procuratore Antonino Ingroia sugli arresti dei tre mafiosi del mandamento palermitano di Resuttana

10 aprile 2010

"Cosa nostra è in difficoltà ma non è nè in ginocchio, nè sull'orlo della bancarotta come dimostra l'ultima indagine dei carabinieri che ha portato al fermo del capo mandamento di Resuttana" (LEGGI).
Non ha sicuramente intenzione di dormire sugli allori il procuratore Antonio Ingroia, che ha coordinato l'inchiesta dei militari dell'Arma conclusasi ieri con il fermo di tre mafiosi palermitani.
"Il fatto che le cosche abbiano risorse e un'ossatura importante sul territorio - ha aggiunto - lo dimostra il progetto di omicidi scongiurato dagli investigatori e i taglieggiamenti a tappeto imposti agli operatori economici".
"Nella lotta al racket e nel percorso culturale di ribellione delle vittime si sono fatti certamente passi avanti, ma sono ancora troppi i commercianti e gli imprenditori che pagano il pizzo e non si rivolgono alle forze dell'ordine. Dall'indagine - ha proseguito Ingroia - è emerso che i boss temono le denunce degli imprenditori. Un particolare che conferma anche il pentito Manuel Pasta e che dovrebbe indurre le vittime ancora di più a rivolgersi alle forze dell'ordine".

Ingroia ha poi fatto un ritratto del collaboratore di giustizia Manuel Pasta: "Un personaggio di rilievo all'interno dell'organizzazione mafiosa, in grado di tracciare il quadro dei nuovi organigrammi e a conoscenza di molti segreti dei clan".
Oltre a fare i nomi dei capi delle cosche e degli esattori del pizzo e a parlare delle attività lecite in cui Cosa Nostra ricicla il denaro sporco, Pasta avrebbe parlato del sostegno elettorale dato dal clan all'eurodeputato dell'Udc Antonello Antinoro, già indagato per voto di scambio (LEGGI). Il procuratore aggiunto non ha però voluto confermare la circostanza.

E Confesercenti sfida il pizzo istallando la propria sede nell'ex "regno" dei Lo Piccolo - Una nuova sede nel cuore del quartiere Resuttana, a Palermo, per affiancare i commercianti taglieggiati e combattere il racket delle estorsioni. E' questa la strada che sta percorrendo Confesercenti, che ha convocato per il prossimo 22 aprile una riunione della presidenza provinciale nei nuovi uffici dell'associazione che apriranno in via San Lorenzo, 134/d, nel territorio che era dominato dai boss Lo Piccolo e in cui i ripetuti tentativi di riorganizzazione della mafia le forze dell'ordine continuano a impedire, come dimostrano anche gli ultimi arresti di tre boss.
"L'idea è quella di avvicinarci anche fisicamente agli imprenditori che operano nelle zone più a rischio - afferma Giovanni Felice, presidente regionale di Confesercenti - e cominciamo con il quartiere San Lorenzo/Resuttana che sembra essere l'epicentro di questa metastasi. Poi continueremo in altre zone dove l'illegalità e molto diffusa come lo Zen". Le iniziative portate avanti dalle forze dell'ordine e dalla magistratura, spiega Felice, "da sole non bastano, la presenza della nostra presidenza provinciale, che dibatterà su questo argomento in una parte di territorio che sembra perduto, è il segnale evidente che il nostro presidio vuole essere un punto di riferimento per chi vuole ribellarsi, per chi vuole essere sostenuto, per continuare a dire no, per chi vuole una mano per uscire dal tunnel della vessazione". Conclude il presidente di Confedercenti Sicilia: "A questi ultimi dico ribellatevi perché saremo al vostro fianco, perché insieme potremo riscattarci evitando di compromettere il futuro delle nostre aziende, delle nostre famiglie, della nostra città che, in caso contrario, rischia di non avere futuro".

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, AGI]

 

 

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10 aprile 2010
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