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''Mi presento, sono il dott. Italiano, medico di me stesso''. Gli Italiani e l'automedicazione

L'autocura come contributo alla ricchezza economica del Paese

16 agosto 2005

State male. Forse è stato quello che avete mangiato, o forse è stato quell'intruglio fatto in casa che vi hanno offerto quei vostri vicini che vivono in Ungheria e che vengono solo in estate. Comunque, poco importa, e il fatto sta che state male. Solo che il medico di famiglia è in vacanza ed è irreperibile, e al pronto soccorso già ci siete stati e la fila era così lunga che per un attimo avete pensato: ''Ma che c'è stata una guerra improvvisa e io non me ne sono accorto?''. Una sala d'attesa straripante di persone, chi ustionta dal sole, vermiglione a lamentarsi da un lato, chi vittima dell'anguria ghicciata a tenersi la panza dall'altra, chi con un occhio mostruosamente gonfio racconta quanto è sconveniente avvicinarsi troppo alle arnie dopo che pure quello del miele te lo aveva raccomandato. Terribile estate.
Rimane il fatto che voi state male e che l'unico che vi possa aiutare ce l'avete proprio accanto, vicinissimo: siete voi stessi.

Già, Italiani medici di se stessi. Sono infatti tanti i cittadini che hanno imparato a curare da soli le piccole patologie. Oggi l'autocura è una pratica consolidata, un terreno sul quale muoversi autonomamente, anche se i cittadini chiedono una maggiore articolazione dei farmaci offerti, autorizzando, per esempio, lo smercio senza ricetta di medicine già in vendita libera in altri Paesi europei: l'obbligo di prescrizione su quei farmaci è considerato un inutile vincolo che limita la libertà di scelta. E poi c'è la questione dei prezzi, che in territorio italiano vengono ''oscuramente'' aumentati.
Comportamenti, richieste e opinioni degli italiani su queste tematiche sono stati rivelati da una ricerca, condotta poco tempo fa, dal Censis dal titolo ''I comportamenti di autocura tra benessere individuale e competitività del sistema socioeconomico''.
Lo studio ha stimato il contributo sociale dell'automedicazione alla produzione della ricchezza pari a circa 30 miliardi di euro, che corrispondono al valore delle giornate di lavoro non perse dagli italiani grazie al ricorso all'automedicazione: nell'81,9% il ricorso al farmaco da banco è stato decisivo nella scelta di restare al lavoro.

L'80,7% è convinta che di fronte ai piccoli disturbi ci si possa curare da soli, visto che secondo il 70,5% ognuno conosce i propri disturbi e ha le risposte adeguate per cancellarli rapidamente.
Per il 46,6% degli italiani i piccoli disturbi, dal mal di testa al mal di schiena, dai problemi intestinali al raffreddore e alla tosse, sono molto o abbastanza frequenti (la percentuale sale per le donne al 52%, mentre per gli uomini è superiore al 42 per cento). Oltre il 38% degli italiani ritiene che questi piccoli disturbi abbiano un peso negativo sulla vita di tutti i giorni. Le patologie più diffuse sono mal di testa (42,7%), raffreddore, tosse, mal di gola e problemi respiratori (34,7%), mal di schiena, dolori muscolari (32,4%) e influenza (23,2 per cento).
Si utilizzano soprattutto farmaci venduti liberamente in farmacia per i quali i cittadini hanno avuto la persistente percezione di un aumento dei prezzi. Dall'indagine risulta che, nei farmaci senza ricetta, gli italiani gradirebbero l'indicazione del prezzo all'interno del prodotto (88,8%) e sugli scaffali delle farmacie per poterli confrontare (86,5 per cento).
Si registra, inoltre, una domanda di informazioni comparative più dettagliate sui farmaci per i piccoli disturbi.

''La spesa sanitaria - spiega lo studio del Censis - non può essere più letta come dispendio passivo di risorse, ma piuttosto come fonte di un bene come la salute, primario per gli individui e strategico per la collettività''. Un diffuso e maturo ricorso all'automedicazione, secondo il Censis, consente di ridurre l'impatto delle piccole patologie sull'impegno lavorativo delle persone, con un guadagno netto sulla creazione di ricchezza e sulla vita quotidiana, con un effetto positivo sul benessere. E, ci pemettiamo di aggiungere noi, l'automedicazione senz'altro solleva quelle persone, che come il nostro protagonista di inizio articolo, non si trovano a lavoro ma in vacanza, periodo atto al benessere e al rifocillamento delle energie da spendere poi a lavoro.

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16 agosto 2005
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