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''Morte all'Italia e a Berlusconi''

Tentato assalto all'ambasciata italiana a Teheran da parte dei basiji iraniani

10 febbraio 2010

Assalto all'ambasciata italiana a Teheran, al grido di "Morte all'Italia, morte a Berlusconi". A darne notizia ieri, durante un'audizione in Senato, è stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha annunciato di aver dato disposizione al nostro ambasciatore a Teheran, Alberto Bradanini, di non partecipare alle cerimonie di domani  in occasione del 31mo anniversario della Repubblica islamica.
"Vi comunico - ha detto Frattini - che si è appena svolta una manifestazione ostile verso l'ambasciata italiana a Teheran. Un centinaio di bassiji, che si sono resi protagonisti di violazioni contro civili, hanno tentato di assaltare l'ambasciata a colpi di pietre e al grido di 'Morte all'Italia e a Berlusconi' e lo stesso stanno facendo con l'ambasciata di Francia e Olanda". Per questa ragione, "l'Italia non invierà l'ambasciatore alle manifestazioni dell'11" ha dunque annunciato il ministro, secondo cui "c'è una consultazione europea per capire se vi sarà una sorta di osservazione diplomatica da parte delle cancelliere europea, ma credo che quello che è stato deciso dall'Italia sarà condiviso da altri Paesi, come Germania e Gran Bretagna".
Inoltre, "abbiamo visto la presenza della polizia iraniana, che ha scongiurato l'assalto vero e proprio" all'ambasciata, ha aggiunto Frattini. "Non ci sono danni seri", ha poi precisato il titolare della Farnesina, che si è detto "preoccupato" per quanto accaduto. In ogni caso, "l'ambasciata resta aperta, vediamo cosa succede, non pregiudichiamo le cose" ha assicurato, definendo "preoccupanti gli slogan" contro l'Italia e contro Berlusconi. Ma "Teheran ha rapporti purtroppo complicati e problematici con l'intera comunità internazionale, non solo con l'Italia" ha chiarito Frattini, rispondendo a una domanda se quanto accaduto abbia a che fare con le dichiarazioni del presidente del Consiglio in Israele. Le relazioni "si stanno complicando perché la palla è nel campo di Teheran e non europeo o americano", ha sottolineato il ministro.

Cosa è successo - La manifestazione dei basiji iraniani è iniziata ieri verso le 14,45, ora italiana, le 16,15 di Teheran. Sono stati lanciati sassi ed altri oggetti: i manifestanti hanno provato a divellere un cartello stradale, ma sono stati contenuti dalla polizia che, come in altre occasioni, in qualche modo fa da "cornice" a queste manifestazioni. Da tre anni non c'erano manifestazioni contro l'ambasciata italiana, mentre sono continuate quelle contro sedi di altri paesi. Lo stesso gruppo di manifestanti, dopo 20 minuti ha lasciato la sede diplomatica italiana e si è spostato verso quelle di Olanda, Germania e Gran Bretagna.
I manifestanti che hanno organizzato la protesta, prima di andarsene hanno gridato: "Se non cambierete, questo è solo l'inizio". Lo hanno riferito fonti diplomatiche italiane. Le stesse fonti hanno detto che una pietra è stata lanciata contro la sede diplomatica, ma non ha raggiunto il muro di cinta. Alcuni manifestanti hanno divelto il cartello con la scritta "Via Roma", una stradina che corre a fianco dell'ambasciata italiana, che era circondata da un folto schieramento di polizia.
L'ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini, ha spiegato che "in realtà non si è trattato di un vero e proprio assalto, ma di una manifestazione che è durata una ventina di minuti. Poi, tutto è rientrato, non c'è stato nessun danno a persone o a cose. I manifestanti hanno gridato questi slogan e frasi un pò ingiuriose che normalmente vengono utilizzate in questo tipo di manifestazioni, che sono orchestrate, ripeto, orchestrate dal regime. Anche 3 o 4 anni fa ci sono state manifestazioni simili. Comunque non siamo preoccupati".

Chi sono i basiji - I basiji iraniani sono una forza paramilitare fondata dall'Ayatollah Khomeini nel 1979. Il basiji sono di fatto un'organizzazione di supporto e alle dirette dipendenze dell'Esercito dei Guardiani delle Rivoluzione Islamica iraniana, quelli comunemente conosciuti come pasdaran. In origine erano giovanotti di sesso maschile, considerati di età ancora immatura oppure troppo anziani per il servizio militare. Hanno avuto un ruolo importante durante la guerra Iran-Iraq per l'arruolamento dei volontari che si rendevano disponibili per attacchi a ondate contro gli Iracheni, in particolare nell'area di Bassora.
Nella fase attuale la forza paramilitare viene impiegata per lo più come supporto alla polizia nell'ordine pubblico, oppure per organizzare le cerimonie religiose pubbliche dove svolgono attività di vigilanza sul rispetto della "morale islamica" e per prevenire e se necessario reprimere ogni forma di dissenso al regime religioso iraniano. L'organizzazione dei basiji ha struttura capillare ed è presente nella maggior parte delle città iraniane.
Dal 1984, quando la querra tra Iran e Iraq erà esattamente a metà del travagliato tragitto, sarebbero stati addestrati circa 2,4 milioni di iraniani all'uso delle armi e al fronte ne furono mandati 450.000. Dopo quella guerra i basiji si riorganizzarono e divennero tra i primi garanti della sicurezza interna del regime iraniano islamico.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

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10 febbraio 2010
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