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''Non ascoltate i giornalisti, non dicono mai la verità. Vi dirò io come vanno le cose''. Parola di Berlusconi

Sull'esercito italiano in Iraq, il presidente del Consiglio non ha mai cambiato idea

15 settembre 2005

Ci risiamo! I media italiani si ostinano a dare notizie false su quello che dice il presidente del Consiglio. Sempre la solita campagna demonizzatrice dei mezzi di informazioni in mano alle forze comuniste!
Silvio Berlusconi, a New York, ha parlato con i giornalisti italiani a margine dell'assemblea dell'Onu, e prendendo spunto dalle notizie che riguardano la presenza dei militari italiani in Iraq, ha colto l'occasione per osservare come, a suo parere, gli organi di informazione nazionali diano l'impressione che il loro mestiere ''sia quello di disinformare, e non di informare''.

A chi gli faceva presente, se probabilmente, su alcune questioni si era spiegato male, il Cavaliere ha replicato immediatamente di aver ''spiegato bene'' la questione della ''nostra presenza in Iraq'', e ''se c'è malizia, nel riportare certe informazioni, da parte dei media, e questo accade quasi sempre, io mi dispiaccio e dovrò dire agli italiani di non credere più a quello che scrivono gli organi di stampa...''.
''Sull'Iraq non ho mai cambiato posizione'', ha sottolineato Berlusconi, ''dall'Iraq sono già rientrati 170 uomini, altri ne rientreranno entro settembre''. Il ritiro graduale, ha aggiunto, ''è una cosa che c'è sempre stata perché questi provvedimenti di ritiro sono previsti man mano che l'Iraq saprà darsi delle forze dell'ordine: quindi noi non abbiamo mai cambiato posizione''. Semmai, ha insistito, ''sono la stampa, e i media con cui ci si confronta, che spesso fanno disinformazione più che informazione''.

Per quanto riguarda le richieste di ritiro provenienti da parte dell'opposizione, Berlusconi ha replicato: ''Penso che sia così irresponsabile, assurdo e irragionevole ritirarsi a metà dell'opera, perché noi siamo lì affinché nasca in Medioriente una vera democrazia, uno Stato libero e indipendente che possa mandare un messaggio di pace e libertà a tutti gli altri Paesi dell'area. Non posso pensare che a metà dell'opera ci si sottragga, lasciando l'Iraq in una situazione che sarebbe di disordine''.

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15 settembre 2005
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