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''Non pagheremo noi la vostra crisi''

Ieri, solo a Palermo, in 15 mila sono scesi in piazza per protestare contro la legge Gelmini

21 ottobre 2008

Erano 15 mila, secondo gli organizzatori, gli studenti che ieri sono scesi in piazza a Palermo per protestare contro la legge 133 del ministro per la Pubblica Istruzione, Mariastella Gelmini; al loro fianco anche ricercatori e personale amministrativo dell'Università.
Oggi è il turno dei docenti che, insieme agli studenti, a conclusione delle assemblee in programma in tutte le facoltà, raggiungeranno la sede della Prefettura per un sit-in.

Dopo l'assemblea di venerdì scorso con quattromila persone radunate davanti la facoltà di Architettura, ieri gli studenti universitari sono usciti dalla cittadella di viale delle Scienze per manifestare davanti alla città il loro dissenso alla riforma Gelmini. Partiti dalla facoltà di Lettere e Filosofia dove da giorni è in atto l'assemblea permanente, i manifestanti in corteo hanno sfilato per le strade sventolando tanti striscioni e portando in spalla una bara nera di cartone a simboleggiare il funerale dell'università, fino al Rettorato, dove era in corso un convegno al quale avrebbe dovuto partecipare anche il ministro, alla fine assente per impegni istituzionali a Ginevra.
Proprio l'annunciata presenza del ministro ha richiamato migliaia di studenti a partecipare alla manifestazione, scandita dai cori contro "la riforma Gelmini-Tremonti" e il governo Berlusconi.

Gli universitari hanno incassato il sostegno del rettore, Giuseppe Silvestri (in carica fino a fine mese, poi gli subentrerà l'ex assessore regionale alla Sanità Roberto Lagalla), che ha accolto buona parte delle proposte presentate da una delegazione ricevuta in una sala del palazzo, mentre davanti ai cancelli dello Steri era in corso il presidio.
"Siamo preoccupati - ha detto il il rettore Silvestri - vorremmo avere un dialogo istituzionale, che certo non è facile, per studiare insieme i modi migliori per servire il Paese. Non ci sottraiamo a un'analisi critica, ma avremo difficoltà a fare il bilancio del 2009 e non chiuderemo quello del 2010. Il sistema collasserà, è matematico. Molte università vedono incidere per il 90% i costi del personale sul fondo di finanziamento ordinario. E su questo fondo sono previsti ulteriori tagli".
Con una lettera ai presidi di tutte le facoltà, Silvestri ha autorizzato per stamani la sospensione dell'attività didattica per consentire agli studenti e ai docenti di partecipare alle assemblee.

Il rettore, inoltre, ha fatto oscurare il sito dell'Università di Palermo (www.unipa.it) proprio in segno di protesta contro la legge 113. Nell'home page del sito Internet è stata inserita una mozione del Senato accademico. "Il Senato accademico - si legge - ribadisce la sua contrarietà nei confronti di ogni ipotesi di trasformazione dell'Università di Palermo in una Fondazione e ritiene necessario, per ristabilire una base di discussione serena e costruttiva, la revoca della legge 133 e la reale attivazione del tavolo interistituzionale annunciato dal ministro Maria Stella Gelmini, dal quale fare partire una consultazione ampia e partecipata". "Il Senato accademico - prosegue il comunicato - prende atto dei documenti approvati dal Consiglio di amministrazione, dai Consigli di Facoltà di Ingegneria, Scienze della Formazione, Scienze Mm.ff.nn. e dall'Assemblea di Ateneo, e ne condivide le espressioni di grave preoccupazione". Il sito web rimarrà oscurato per l'intera giornata.

Anche a Catania ieri è stata una giornata di protesta. Gli studenti di Scienze politiche dell'Università etnea hanno occupato l'aula magna della facoltà, rimanendovi in assemblea permanente, per "protestare contro la legge Gelmini, contro i tagli di oltre un miliardo e mezzo di euro previsti a danno degli atenei". I promotori dell'iniziativa annunciano che "la mobilitazione è l'inizio di un percorso di lotta che da domani (oggi per chi legge, ndr) coinvolgerà altre facoltà dell'Università di Catania"

Intanto la Rete degli Studenti ha annunciato: "Il 23 ottobre occuperemo le entrate delle nostre scuole per sbarrare la strada alla riforma e ai tagli con tutta la nostra creatività e voglia di cambiamento". In programma assemblee e sit-in che si svolgeranno davanti alle scuole a Torino, Verona, Vicenza, Treviso, Padova, Venezia, Siracusa, Bergamo, Cuneo, Prato, Massa, Pisa, Teramo, Frosinone, Roma, Catania, Savona, Reggio Emilia. "Teniamo fuori la Gelmini dalle nostre scuole, perché le scuole sono nostre e vogliamo essere noi a cambiarle - spiega la Rete. - In questi giorni tante scuole e università sono in agitazione per opporsi al progetto di demolizione dell'istruzione pubblica del governo. Rispondiamo alla violenza della maggioranza parlamentare e della Gelmini tenendo vive le nostre scuole, in particolare nei giorni in cui il decreto 137 verrà approvato al Senato", conclude la Rete.

La replica del ministro - "Non trovo motivazioni plausibili per una protesta che è riferita ad un decreto che nulla ha a che fare con l'università e nemmeno con la scuola superiore. Eppure le università sono occupate e molti ragazzi sono scesi in piazza a significare che il contenuto del decreto non è ben noto a tutti" ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini a Studio Aperto commentando così le proteste degli studenti e, in particolare degli universitari, che hanno manifestato contro la legge 133. "Questo governo ha ereditato una spesa per la scuola 43 miliardi euro - ha continuato il ministro - dove però 97% se ne va per spese correnti. E' chiaro che se vogliamo guardare al futuro occorre rivedere i meccanismi di spesa e liberare risorse per edilizia scolastica, informatica, laboratori tecnici e per appagare meglio gli insegnanti che sono tra i meno pagati d'Europa. Dobbiamo aumenta la presenza dei giovani dentro l'università e svecchiare la classe dirigente... La difesa comoda dello status quo non è più possibile". E a proposito di status quo, la Gelmini fa i conti in tasca all'università che l'accusa e ai suoi sprechi: "voglio ricordare che in Italia abbiamo 5500 corsi di laurea, il doppio dell'Europa, 170 mila insegnamenti e più di 300 sedi distaccate. Bisogna mettere a disposizione convenzioni per le residenze universitarie, per pagare affitti più bassi e consentire ai giovani di spostarsi. Non serve l'università sotto casa, servono servizi che consentano ai giovani di affrontare un percorso formativo senza dover investire risorse che oggi le famiglie fanno fatica a trovare".

[Informazioni tratte da La Siciliaweb.it, Repubblica.it, Corriere.it]

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21 ottobre 2008
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