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"Notizie che arrivavano da Palermo"

Il pentito Malvagna al processo per la trattativa tra Stato e mafia: "Cosa Nostra voleva destabilizzare il Paese"

28 giugno 2014

Nel dicembre del 1991 il Gotha di Cosa nostra si sarebbe riunito a Enna, con tutti i capi mafiosi, per escogitare un piano e tracciare le linee guida di un piano di destabilizzazione della vita del Paese per obiettivi "eversivo-separatisti". Insomma, Cosa nostra pensava a un piano contro lo Stato con attentati terrostici "che dovevano destabilizzare l'Italia" per spaventare l'opinione pubblica, "visto che il maxiprocesso era andato male" e che "le cose si stavano mettendo male" per i 'picciotti', perché "erano saltati degli agganci".
E’ questo il racconto che il collaboratore di giustizia Filippo Malvagna, in videoconferenza, ha fatto ai pm Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia, al processo per la trattativa tra Stato e mafia.

A quell’epoca, "ci fu una riunione in provincia di Enna tra Salvatore Riina e Nitto Santapaola in cui bisognava stabilire una strategia di contrasto allo Stato". Fatti che il pentito catanese Malvagna avrebbe appreso da suo zio, il boss Giuseppe Pulvirenti "u Malpassotu".
Il capomafia corleonese e il vertice di Cosa nostra catanese, nel racconto di Malvagna, durante quel summit avrebbero discusso di atti, non solo di sangue, ma anche dimostrativi e di pressione psicologica per lanciare la controffensiva della mafia contro le istituzioni.
"Fu in quel contesto - ha detto Malvagna, sempre riportando confidenze di suo zio - che Riina disse a Santapaola: bisogna prima fare la guerra per poi fare la pace".
Sempre nell'incontro di Enna, secondo la ricostruzione di Malvagna, Riina disse che ogni atto doveva essere rivendicato e firmato dalla Falange Armata. "Si dovevano fare queste cose - ha proseguito il pentito - aveva detto Riina a Santapaola, per fare confusione e depistare. Fu Riina a decidere questa strategia. Io non avevo mai sentito nominare la Falange Armata".

Malvagna ha raccontato anche degli obiettivi concordati e delle decisioni assunte in quella riunione anche con riferimento alle modalità di realizzazione degli attentati. Secondo la Procura il programma mafioso sarebbe stato finalizzato a indurre esponenti di vertice delle istituzioni italiane a trattare con l'organizzazione in vista di una soluzione a breve scadenza dei problemi legati alla giustizia penale e al trattamento penitenziario.
Poco tempo dopo la strage di via D'Amelio, tra agosto e settembre del 1992, un affiliato della cosca catanese, Michele Scorciapino, disse che "c'erano delle istituzioni, dicevano dei servizi segreti, volevano avere un contatto con Pulvirenti o Santapaola. L'offerta era per Pulvirenti e Santapaola: dovevano consegnarsi ed in cambio avrebbero avuto un trattamento di favore, carcere duro alleviato e poi domiciliari". Questa proposta - che Malvagna apprese da Salvatore Santapaola e dal boss Ercolano - fu trasferita a Palermo ma Totò Riina era diffidente e disse di bloccare ogni contatto.

"Questo è solo l'inizio, ancora devono accadere cose più grosse...". Cosi' l'ex boss catanese 'U Malpassotu' disse al nipote Filippo, subito dopo la strage di Capaci, in cui morirono i giudici Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Nel raccontarlo ai giudici di Palermo. Malvagna ricorda: "Mio zio Pulvirenti me lo disse subito dopo la strage di Capaci".
Infine, "tra la fine del 1992 e l'inizio del 1993 Marcello D'Agata, uno dei consiglieri mafiosi del boss Santapaola, mi disse che bisognava votare per un nuovo partito che stava per essere fondato, il partito di Berlusconi, Forza Italia", racconta ancora Malvagna. Che poi spiega: "D'Agata mi disse di avere saputo che nel giro di pochi anni sarebbe stato attenuato il 41 bis e smantellata la legge sui collaboratori di giustizia, e che sarebbero tornati i benefici penitenziari per i mafiosi. Mi disse che queste informazioni venivano direttamente dagli 'amici di Palermo', gli amici di Riina. D'Agata mi disse che il partito di Berlusconi sarebbe stata la nostra salvezza. Anche queste erano notizie che arrivavano da Palermo".

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28 giugno 2014
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