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"Odyssey Dawn" diventa "Unified protector"

La Nato assume tutte le operazioni in Libia. Dopo cinque settimane gli insorti riconquistano importanti posizioni

28 marzo 2011

Questa mattina un portavoce dei ribelli contro Gheddafi ha annunciato che Sirte, che ha dato i natali al Colonnello Gheddafi, è in mano dei pro-democratici. "E' confermato che Sirte è caduta nelle mani di chi è a favore della democrazia", ha detto Shamsiddin Abdulmolah, portavoce degli insorti. La città si trova a 280 miglia a est di Tripoli e la sua conquista, non verificabile da fonti indipendenti, ha un significato simbolico molto importante.
La situazione resta comunque tutta da verificare. Un giornalista sul posto citato dalla Bbc riferisce che Sirte, dove sono registrate nove potenti esplosioni questa mattina a Sirte, è ancora sotto il controllo del governo di Tripoli. In ogni caso tra ieri sera e questa mattina si sono registrate diverse esplosioni nella zona e secondo la tv di Stato si tratta di raid della coalizione internazionale.
Ma secondo Al Jazeera i ribelli libici stanno combattendo contro le brigate fedeli a Gheddafi nella zona di al-Nuafiliya, a circa 140 chilometri da Sirte. L'inviato della tv qatariota smentisce quindi che i ribelli siano entrati nella città, sostenendo che il fronte degli scontri è ancora distante dalla roccaforte del raìs. Ma riferisce che la scorsa notte un'unità avanzata dei rivoltosi, che si trova nella zona di Wadi al-Ahmar, è riuscita ad arrivare a 30 chilometri dalla porta orientale di Sirte per poi ritirarsi.
Un fedele del Colonnello ha scritto alla Bbc: "Questi terroristi non hanno guadagnato il controllo di Sirte. Quando attaccheranno Sirte, con i vostri aerei americani e britannici, noi saremo pronti a difendere la cittá, come fu a Stalingrado". Giungono poi notizie di combattimenti tra le opposte fazioni a 150 km dalla città. Le forze di Gheddafi stanno inoltre bombardando Zintan, nell'ovest della Libia, secondo quanto riferito da un portavoce dei ribelli ad Al Jazeera.

C'è poi il capitolo dei presunti stupri. Nel fine settimana una donna ha fatto irruzione in un hotel occupato dai giornalisti occidentali denunciando di essere stata stuprata ad un posto di blocco (ma domenica sera il portavoce del governo ha negato la circostanza e ha spiegato che la donna è una prostituta). Oggi arriva la denuncia di alcuni medici di Ajdabiya che sostengono che le forze fedeli a Gheddafi avrebbero commesso violenze sessuali su diverse donne della città, "colpevoli" di avere espresso il loro sostegno alla rivolta dell'opposizione contro il regime. Secondo un giornalista di Al Jazeera, in città sarebbero scomparse 175 persone, molte delle quali sono ritenute morte.
"Civili innocenti sono un obiettivo dei raid aerei condotti dalla coalizione internazionale impegnata contro le truppe di Muammar Gheddafi in Libia". E' questa invece l'accusa formulata dal portavoce del governo libico a Tripoli, Ibrahim Moussa, che tramite la Bbc ha accusato l'alleanza occidentale di andare oltre il proprio mandato di proteggere i civili, come stabilito dalla Risoluzione 1973.

I ribelli libici hanno inoltre preso il controllo dei principali terminali petroliferi nell'est del Paese, ovvero Es Sider, Ras Lanuf, Brega, Zueitina e Tobruk. Conquiste che rafforzano la posizione degli insorti, mentre le truppe di Gheddafi sembrano essersi ritirate nella parte occidentale della Libia.
Sostenuti dall'intervento militare aereo della coalizione internazionale, votato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la Risoluzione 1973, i ribelli hanno così invertito rapidamente le perdite militari che li vedevano in forte deficit rispetto all'armata verde comandata dal Colonnello. Dopo cinque settimane di battaglie, quindi, gli insorti hanno potuto riconquistare importanti posizioni verso la costa del Mediterraneo.
La forza dei ribelli è anche l'oro nero, visto che la loro avanzata è lungo i porti petroliferi della costa libica e, pare, abbiano già stretto un accordo con il Qatar per iniziare le esportazioni di greggio. "Abbiamo fatto un accordo con il Qatar. Il prossimo carico potrebbe avvenire in meno di una settimana", ha detto Ali Tarhouni, incaricato dai ribelli delle questioni economiche e del petrolio, citato dalla Bbc. Secondo Tarhouni, la produzione libica di 100-130 mila barili al giorno potrebbe arrivare fino a 300 mila barili al giorno. L'accordo con il Qatar, che partecipa all'operazione per l'imposizione di una no-fly zone sulla Libia, permetterà agli insorti di aver accesso a liquidi in valuta estera. E la questione è confermata anche dal segretario britannico alla Difesa Liam Fox, secondo il quale il controllo dei terminal petroliferi da parte dei ribelli crescerà a mano a mano che procederà l'avanzata lungo la costa lasciandogli "gran parte del controllo delle esportazioni di petrolio". E questo "produrrà una nuova dinamica con un diverso equilibrio in seno alla Libia".

E' di ieri sera l'approvazione dei piani, da parte dei 28 alleati, per assumere il comando di tutte le operazioni in Libia. Sarà dunque la Nato a difendere i civili e le aree popolate del Paese dalle minacce di attacchi delle forze del Colonnello. L'operazione 'Odyssey Dawn' (Odissea all'alba) diventa così 'Unified protector' (Protezione unificata), ed è coordinata da Napoli. L'Alleanza Atlantica ha già nominato il generale canadese Charles Bouchard, che ha subito ripreso a bombardare Tripoli e Sirte con raid aerei in serata. "Sono stato nominato comandante del Comando congiunto combinato per le operazioni di embargo e abbiamo cominciato anche ad applicare con successo la no-fly zone", ha spiegato il generale in un comunicato della Nato.
Dopo l'accordo dei Ventotto la linea prende forma: una 'no fly zone plus' e l'embargo navale delle armi. Sull'intervento da terra si vedrà in seguito, anche se l'importante "resta difendere i civili" e l'avanzamento delle truppe sul terreno rischia di essere troppo pericoloso per i cittadini.

Sul fronte diplomatico il ministro degli Esteri Franco Frattini ha spiegato: "Dobbiamo continuare a proteggere la popolazione civile, abbiamo visto quello che è successo a Misurata dove la popolazione è stata colpita duramente, ci sono decine di morti, addirittura abbiamo segnalazioni secondo le quali le truppe di Gheddafi metterebbero i civili morti come falsa prova che sarebbero stati colpiti dalla coalizione, che non può e non deve fare operazioni di terra, sono assolutamente escluse perché rischierebbero di colpire i civili".
Per il responsabile della Farnesina "è indispensabile una soluzione politica, bisogna garantire il cessate il fuoco da entrambe le parti, ma occorre pensare anche a un processo di riconciliazione nazionale. La Libia è fatta di un tessuto tribale che deve essere coinvolto. Non possiamo pensare di ridare a Gheddafi lo scettro del potere".
Frattini è convinto che se Gheddafi decidesse per un vero 'cessate il fuoco' i ribelli lo accetterebbero. "Personalmente ho parlato con il capo dell'opposizione di Gheddafi a Bengasi. Loro fanno opposizione per cambiare il paese e prospettare un futuro di diritti e democrazia. Noi dobbiamo scommettere su questo. Ecco perché una soluzione politica è indispensabile".
Dalle colonne del quotidiano 'Repubblica', il titolare della Farnesina ha annunciato che si sta lavorando ad una soluzione diplomatica per risolvere la crisi. "Abbiamo un piano e vedremo se si potrà tradurre in una proposta italo-tedesca. Magari da elaborare in un documento congiunto da presentare martedì", al vertice della coalizione che si terrà a Londra. Il piano italo-tedesco dovrebbe prevedere, ha detto Frattini, il cessate il fuoco che dovrà essere monitorato dalle Nazioni Unite, l'istituzione di un corridoio umanitario permanente e un "impegno forte dell'Unione Africana e della Lega Araba", oltre al coinvolgimento dei gruppi tribali "che lavoreranno ad una costituzione per la Libia".

Dopo la formalizzazione del passaggio alla Nato del comando di tutte le operazioni militari legate al rispetto della risoluzione 1973 dell'Onu, la Turchia si offre come mediatore per raggiungere "prima possibile" un cessate il fuoco tra le parti per evitare che la Libia si trasformi in un nuovo Iraq o Afghanistan. Lo ha dichiarato in un'intervista al britannico Guardian il premier turco Recep Tayyip Erdogan, che ha rivelato come siano già in corso contatti con i delegati di Gheddafi ed esponenti del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi. Non solo. Erdogan riferisce che la Turchia, in accordo con la Nato, sta per assumere il controllo del porto di Bengasi per la gestione degli aiuti umanitari. Erdogan chiarisce che intende agire "nella cornice delle indicazioni della Nato, della Lega Araba e dell'Unione Africana". "Al momento è in corso una guerra civile in Libia e noi dobbiamo porvi fine", ha dichiarato il premier turco.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Aki, Repubblica.it, Corriere.it]

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28 marzo 2011
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