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''Presenza temporanea, Diritti permanenti''

Amnesty punta l'indice contro il Governo e sulla violazione dei diritti dei rifugiati dentro i Cpt

21 giugno 2005

Senza giri di parole o inutili eufemismi la realtà registrata da Amnesty International è chiara: l'Italia sottopone a detenzione un numero sempre crescente di richiedenti asilo, in violazione degli standard del diritto internazionale dei rifugiati.
Nel suo ultimo rapporto, ''Presenza temporanea, diritti permanenti'', presentato ieri a Roma, Amnesty International rivela una serie di violazioni dei diritti umani cui i cittadini stranieri vengono sottoposti durante la detenzione nei Centri di permanenza temporanea e assistenza (Cpta), ed esprime preoccupazione circa la possibilità che problemi simili possano verificarsi anche nei centri di identificazione, di recente istituzione e destinati in particolare proprio ai richiedenti asilo.
''La detenzione è una sanzione estrema per le persone che non hanno commesso alcun illecito penale. I richiedenti asilo possono essere detenuti soltanto in circostanze eccezionali, come prescritto dagli standard internazionali'', si legge nel rapporto. ''Similmente, la detenzione dei migranti entrati o presenti in Italia senza autorizzazione andrebbe applicata soltanto nelle circostanze previste dalla legge, e conformemente ai principi internazionali dei diritti umani''.

Ogni anno l'Italia espelle o rifiuta l'ingresso a migliaia di cittadini stranieri, alcuni dei quali richiedenti asilo, sulla base del loro tentato o effettivo ingresso illegale o soggiorno irregolare. Nell'attesa dell'espulsione, molte di queste persone sono detenute nei Cpta, a volte anche più dei 60 giorni previsti dalla legge come limite massimo di permanenza nei centri.
La legislazione entrata in vigore due mesi fa consente la detenzione della maggior parte dei richiedenti asilo in ''centri di identificazione'' mentre le loro richieste di asilo vengono esaminate con una procedura accelerata.
Il rapporto di Amnesty contiene dettagliate denunce secondo cui persone detenute nei centri sono state sottoposte ad aggressioni fisiche da parte di agenti delle forze dell'ordine e del personale di sorveglianza e alla somministrazione eccessiva e abusiva di sedativi e tranquillanti.
Il ricercatore di Amnesty Nerys Lee ha citato un caso giudiziario nell'Italia meridionale in cui i detenuti hanno accusato le autorità di gravi abusi dopo un tentativo di fuga da un centro nel novembre 2002: ''Un uomo, dopo aver subito sputi, schiaffi, manganellate ed esser stato costretto a mangiare carne di maiale cruda, è stato denudato e costretto per diverse ore a stare in un cortile esterno d'inverno".
La tensione nei centri è costantemente alta, con frequenti proteste, inclusi tentativi di fuga e alti livelli di autolesionismo. I centri sono spesso sovraffollati, con strutture inadeguate, condizioni di vita contrarie alle norme dell'igiene e cure mediche non soddisfacenti.

Molti episodi segnalati da Amnesty riguardano inoltre casi di detenzioni non necessarie, e l'estrema difficoltà per i detenuti nell'accedere alla consulenza di esperti, necessaria a richiedere asilo, contestare la legalità della loro detenzione e del relativo ordine di espulsione, con il conseguente rinvio in paesi dove sono a rischio di gravi violazioni dei diritti umani.
Durante l'ultimo anno, più volte l'Italia ha espulso interi gruppi di persone detenute dopo essere giunte via mare, senza un'adeguata considerazione di ogni situazione individuale, in violazione degli standard internazionali dei diritti umani e del diritto dei rifugiati. Il modo in cui il governo affronta gli arrivi via mare sta seriamente compromettendo il diritto fondamentale di chiedere asilo e il principio di non-respingimento, che proibisce il rinvio forzato di chiunque verso un territorio in cui possa esservi un rischio di violazioni gravi dei diritti umani.
''Attualmente - si legge nel rapporto - in Italia migliaia di persone passano per i Cpt: secondo dati ufficiali, 14.223 nel 2003 e 15.647 nel 2004; ogni anno, una metà di queste persone viene espulsa al termine della permanenza nei centri, mentre un quarto viene rilasciato dopo i 60 giorni''.
Nel rapporto, inoltre, Amnesty ricorda che: ''Gli Stati detengono la potestà di controllare l'ingresso, il soggiorno e l'espulsione dei cittadini stranieri dal proprio territorio. Essa, tuttavia, deve essere esercitata nel rispetto delle leggi e degli standard internazionali in materia di diritti umani e di diritti dei rifugiati. L'esercizio della sovranità statale non può avvenire a scapito dei diritti umani fondamentali dei richiedenti asilo e dei migranti, qualunque sia il loro status giuridico''.

Tutti i dati citati sono però di seconda mano in quanto, denuncia ancora l'organizzazione, nessun operatore ha potuto accedere ai Centri in quanto ''le richieste avanzate sono state finora rifiutate''.
Ma le denunce, sottolinea Amnesty, sebbene fornite da terzi, sono ''rese credibili dal loro numero, coerenza e regolarità e dalle conclusioni degli organismi intergovernativi e di serie ong nazionali e internazionali''.
Amnesty International ha quindi elaborato una serie di raccomandazioni, che chiede alle autorità italiane di considerare in via prioritaria. In tali raccomandazioni vengono sottolineati i principali standard internazionali già applicabili alle persone trattenute nei Cpta e nei centri di identificazione e sono evidenziate linee guida sulle procedure di ''rinvio forzato'' di cittadini stranieri, adottate dal Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa nel maggio 2005 e nelle quali si richiamano i diritti esistenti sulla base delle norme internazionali.
Secondo l'organizzazione per i diritti umani, ''è giunto il momento che le autorità italiane riconsiderino profondamente la loro attuale politica, legislazione e prassi circa la detenzione, le condizioni ed il trattamento dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo, assicurandone un adeguamento agli standard internazionali dei diritti umani e del diritto dei rifugiati''.

Il rapporto ha suscitato la seccata replica del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che in una nota ha parlato di ''provocazioni''. Nel rapporto, il gruppo smentisce le affermazioni del governo italiano secondo il quale il numero di reclami nei centri di detenzione temporanea sono in calo.
Pisanu ha ribadito nella sua nota ''l'esigenza di un dibattito parlamentare sereno, approfondito e costruttivo sui diversi aspetti del problema immigrazione'', questioni ''differenti e complesse che non si possono affastellare sulla base di un pregiudizio ideologico'', ma si debbono affrontare con equilibrio e responsabilità politica per evitare ''il rischio di alimentare la confusione'' sul nostro Paese.
Ma atti d'accusa nei confronti del governo italiano, prima di Amnesty, erano stati rivolti anche dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, che aveva accusato Roma di violazioni delle leggi internazionali, avendo impedito a suoi funzionari di incontrare gli immigrati prima della loro deportazione.

- ''Presenza temporanea, diritti permanenti'', il rapporto di Amnesty International

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21 giugno 2005
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