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"Quel che è chiaro è che sono state istituite le Città metropolitane"

Norma approvata grazie all'accordo tra governo, maggioranza, M5S e Ncd

05 marzo 2014

Grazie all'accordo raggiunto dal governo Crocetta e dalla maggioranza con Movimento 5 Stelle e Nuovo centrodestra, l'Assemblea siciliana ieri sera ha approvato l'articolo 7 che istituisce le tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. La norma è contenuta nel disegno di legge di Riforma delle Province regionali, sostituite con i Liberi Consorzi.
La norma sulle Città metropolitane, emendata dal Ncd col parere favorevole del governo e della commissione Affari istituzionali, prevede che il territorio delle città metropolitane "coincide con quello delle aree metropolitane individuate con decreto del presidente della Regione del 10 agosto 1995 e dei rispettivi comuni".
L'aula deve votare gli ultimi 4 articoli del ddl che affrontano aspetti tecnici.

"La riforma ha adesso i contorni di una buona riforma: dopo 68 anni abbiamo istituto i Liberi consorzi, e oggi siamo la prima regione italiana a istituire le città metropolitane, in linea con lo statuto siciliano e la costituzione - ha detto il capogruppo del Pd all'Ars, Baldo Gucciardi - il Pd ha avuto un ruolo determinante in questa riforma, che deve ancora essere completata con gli ultimi articoli e il voto finale. Il voto a favore di M5s e Ncd conferma che le riforme vanno condivise".
"Stiamo incassando un risultato politico importante", ha commentato a caldo il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta.
Secondo Antonello Cracolici (Pd), presidente della commissione Affari istituzionali, si tratta di una norma di "buon senso, innovativa e siamo solo al primo tempo, gran parte delle novità rinvieranno ad altre leggi. Oggi stiamo mettendo il primo mattone della riforma degli enti locali in Sicilia". Poi l'attacco "agli ultimi samurai. Lo Stato sta cambiando perché così come ce lo hanno consegnato non funziona. Come questa Regione: o la cambiamo noi o saremo mandati a casa, la parola chiave è cambiare, non difendersi in un fortino".

Ed effettivamente, quello di ieri è stato un passo in avanti fondamentale nella Riforma delle Province. Quello delle Città metropolitane era un nodo cruciale. Dopo lo stop subito due settimane fa, con l’approvazione di un emendamento che quasi cancellava le città metropolitane di Palermo, Catania e Messina, la maggioranza e il governo Crocetta hanno cercato un accordo con i grillini per evitare di andare sotto in aula una seconda volta. Una nuova bocciatura delle città metropolitane avrebbe azzoppato definitivamente la riforma.
Rispetto al fatto che la norma è frutto di una mediazione con il Ncd e il M5s e non è quella contenuta nel testo iniziale del ddl, Crocetta ha citato Pasolini: "Nel Decameron Pasolini appare subito nelle vesti del narratore e dice di volere fare un film e alla fine aggiunge che se non è venuto come l'aveva previsto non è detto che non sia venuto meno bello. Ecco io cambio e me ne faccio un vanto, perché un bravo politico cambia opinione: per me è una norma importante".

Accusati di poca coerenza (secondo Vincenzo Figuccia (FI) "i grillini modificano continuamente la propria posizione su aspetti di sostanza. Un atteggiamento a intermittenza che complica il lavoro del parlamento"), i deputati del M5 hanno risposto così spiegando le loro ragioni: "Diciamo sì all'articolo 7 in questa nuova formulazione delle città metropolitane, che abbiamo voluto con più determinazione del governo, di cui non siamo e non faremo mai la stampella". "Gli unici a cui siamo disposti a far da stampella - ha affermato il deputato Salvatore Siragusa - sono i cittadini, che ci onoriamo di rappresentare. Nel loro interesse, come sempre, votiamo di volta in volta i provvedimenti". "Rivendichiamo - ha afferma il capogruppo di turno Francesco Cappello - la costituzione delle città metropolitane secondo la formulazione dell'articolo 7, anche perché più volte abbiamo detto che questa legge non poteva servire a costituire le città di Palermo, Messina e Catania come città monocratiche che escludessero tutto il territorio circostante, tutti quei comuni, cioè, facenti parti dell'area istituita nel 1995 e che non possono essere esclusi dagli eventuali benefici che deriveranno dalla futura programmazione europea".

Al di la di tutto, così come ha sottolineato alla fine il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, "quel che è chiaro è che oggi sono state istituite le città metropolitane".
Il presidente Ardizzone ha rinviato a oggi, alle 16, i lavori parlamentari per l'esame degli altri articoli del ddl sulle Province.

ECCO COSA PREVEDE L'ARTICOLO 7 EMANDATO - "I comuni di Palermo Catania e Messina assumono la denominazione di città metropolitane. In sede di prima applicazione il territorio delle città metropolitane coincide con quello delle aree metropolitane individuate con decreto del presidente della Regione con decreto del 10 agosto 95 e cioè Palermo, Messina e Catania".
Rinviata al successivo articolo 8, all'esame dell'Ars da oggi, l'altro aspetto su cui è maturata l'intesa: "Il sindaco del comune capoluogo assume la denominazione di sindaco metropolitano e il consiglio metropolitano è costituito dai sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana".

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, GdS.it, Repubblica/Palermo.it, Sicilia5stelle.it]

- Un passo dopo l'altro, piano, molto piano... (Guidasicilia.it, 28/02/14)

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05 marzo 2014
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