''Quello è il mio estortore''

Il vento in Sicilia sta cambiando: a vele spiegate contro la criminalità infame che chiede il pizzo

19 settembre 2007

- ''Chi era l'uomo che venne a chiederle il pizzo?''

- ''E' qui, seduto in aula. E' quel signore lì, quello seduto e che ha accanto a sé le stampelle. Allora non aveva le stampelle e si allontanò con il suo ciclomotore, del quale io presi il numero di targa''.

Forse è proprio vero che a Palermo, e più in generale in Sicilia, il vento sta cambiando. Gli imprenditori si stanno ribellando e quest'ondata di ribellione sembra non volersi fermare.
C'è lo dice anche il comportamento di Vincenzo Conticello, titolare dell'Antica focacceria San Francesco, che nell'aula della terza sezione del tribunale di Palermo, senza tentennamenti, ha indicato uno dei suoi estorsori: Giovanni Di Salvo, l'uomo che più volte era andato a chiedere il pagamento del pizzo o a proporre mediazioni per conto del racket.
Una scena giudiziaria rarissima, forse unica a Palermo, che diventa emblema di questa nuova Sicilia anti-estorsione, e dei siciliani che non hanno più intenzione di sottostare alla prepotenza della criminalità.

E chi da Conticello è stato additato non fa parte di una criminalità di secondo piano, fatta di balordi di strada, ma di quella organizzata, di quella che nasce nelle famiglie di Cosa nostra. Infatti, gli imputati del processo, oltre a Di Salvo, si chiamano Francesco Spadaro, detto Francolino, figlio di Tommaso, il boss del quartiere Kalsa, ex ras del contrabbando e poi della droga, e Lorenzo D'Aleo. Per tutti l'accusa è di estorsione aggravata, portata avanti per agevolare Cosa nostra. Un altro della banda, Vito Seidita, è stato già condannato in abbreviato a 8 anni di carcere.

Interrogato dal Pm Lia Sava, e controesaminato dal proprio difensore, Stefano Giordano, il titolare dello storico locale palermitano ha raccontato l'inizio della sua storia di vittima del 'pizzo': dalla prima visita di Giovanni Di Salvo che nel novembre del 2005 si presentò alla Focacceria e gli chiese di pagare 500 euro al mese, per ''mettersi in regola''. Il ristoratore denunciò e i carabinieri filmarono e registrarono le richieste del racket fino agli arresti supportati da tante prove. Vincenzo Conticello in aula ha raccontato anche di come ha continuato a ricevere ''segnali'' intimidatori. Il più significativo quest'estate, un misterioso ''sabotaggio'' agli impianti idraulici dell'Antica Focacceria che provocò un allagamento causando notevoli danni.

Conticello, insomma, ha distrutto quel muro d'omertà che per troppo tempo ha contraddistinto i siciliani e che è la prima causa di ''vittoria'' della mafia sugli onesti cittadini. Conticello, alla fine dell'udienza, non ha voluto commentare la giornata, né ha voluto descrivere le proprie emozioni. L'unico ed importantissimo commento lo ha fatto dicendo di ''non sentirsi più solo'': ''La ribellione di alcuni imprenditori minacciati a Catania come a Caltanissetta fino a qualche tempo fa era inconcepibile [...] Io continuo a fare il mio lavoro. Ci metto lo stesso impegno di sempre e rifarei tutto quello che ho fatto''.
E proprio a simboleggiare la vicinanza della parte buona della società, ieri erano in aula anche Tano Grasso, presidente onorario della Federazione Nazionale Antiracket, Pina Maisano Grassi, vedova dell'imprenditore Libero Grassi ucciso a Palermo dalla mafia delle estorsioni e alcuni ragazzi di Addiopizzo che indossavano le magliette con l'oramai celebre scritta : ''Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità''.
''Sono qui per testimoniare il sostegno di tutti gli imprenditori del movimento antiracket italiano al nostro coraggioso collega Vincenzo Conticello'', ha detto Tano Grasso. ''Questo processo - ha detto Grasso - è un ulteriore segnale del cambiamento in atto a Palermo e in Sicilia a partire dall'esperienza di Addiopizzo [...] Il titolare della focacceria ha avuto la capacità e la forza di denunciare gli estortori che hanno tentato di appropriarsi del suo locale. Merita per questo tutto il nostro sostegno''.

E anche la politica dopo gli ultimi attentati a Catania, Agrigento, Caltanissetta sembra aver acceso un riflettore sulle estorsioni. Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, ha annunciato una seduta straordinaria del Parlamento siciliano dedicata alle misure antiracket, dove ''dovranno essere presi provvedimenti a sostegno delle imprese siciliane che si ribellano al pizzo, la costituzione di una nuova commissione antimafia che favorisca effettivamente con efficacia il contrasto al fenomeno mafioso''.
Solidarietà nei confronti di Conticello è stata espressa anche dal sindaco di Palermo, Diego Cammarata, e dal presidente della Regione Salvatore Cuffaro. ''Il mio sostegno personale, del Governo della Regione e di tutti i siciliani a Vincenzo Conticello, uomo e imprenditore coraggioso che ha avuto la forza di ribellarsi ai clan che volevano impossessarsi del suo locale [...] Conticello ha scelto la strada da percorrere, ribellarsi al sopruso e alle intimidazioni di Cosa nostra - ha detto il presidente Cuffaro - prima denunciando i tentativi di estorsione e poi testimoniando in aula. Gli siamo sempre stati vicino, lo saremo sempre e non sarà mai solo nella sua battaglia di civiltà contro il racket. Siamo tutti al suo fianco per combattere una battaglia comune: dire no al racket ed estirpare la malerba mafiosa dalla nostra terra di Sicilia''.

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19 settembre 2007

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