Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

"Resto presidente, per ora e per tutta la legislatura"

Le ferme convinzioni di Gianfranco Fini nell'intervista concessa ad Enrico Mentana

08 settembre 2010

Presidente della Camera "per ora e per tutta la legislatura". Lo dice Gianfranco Fini intervistato ieri sera dal direttore del Tg de La 7 Enrico Mentana. Quanto alla durata della legislatura, "questo credo che nessuno lo sappia - ha detto ancora il presidente della Camera - io mi auguro che duri per ancora altri tre anni".
A Umberto Bossi che ha usato l'espressione "spostare Fini" dalla presidenza della Camera, Gianfranco Fini ha replicato dicendo che "la Camera non è la dependance di palazzo Chigi". Quanto all'osservazione che lui è stato nominato dalla maggioranza, Fini ha risposto che "sarebbe molto grave" se il presidente del Consiglio dicesse una cosa del genere perché "sarebbe una concezione proprietaria" delle istituzioni.
Quanto all'eventualità di elezioni anticipate in caso di crisi di governo "vale a dire nel caso in cui il presidente del Consiglio dovesse ritenere di non avere più una maggioranza e si dovrebbe dimettere, la Costituzione la conoscono tutti: la parola in quel momento passa al Capo dello Stato", fa notare il presidente della Camera. Comunque, ha sostenuto, "andare a votare adesso è da irresponsabili". "Il governo - ha aggiunto - non deve cercare il modo per andare a votare. Il governo deve governare, deve occuparsi dei problemi dell'economia, deve occuparsi dei problemi della sicurezza dei cittadini. Siamo in una condizione sociale estremamente preoccupante, i deputati di Futuro e libertà sono pronti a discutere con Forza Italia allargata, perché il Pdl non c'è più, e con la Lega, come tradurre in concreto i punti del programma, a partire dalla riduzione delle tasse".

"Il mio auspicio - ha proseguito Fini - è che chi attualmente governa si renda conto che non deve cercare il consenso che ha, deve dimostrare di saper governare, che è una cosa profondamente diversa. Non è una campagna elettorale che risolve i problemi, anche perché l'Italia ne ha fatte tante e i problemi sono ancora, non dico tutti ma molti, sul tappeto". Di sicuro "il presidente del Consiglio deve governare e, secondo me, farebbe una cosa incomprensibile se per regolare i conti dicesse 'basta io voglio andare a votare'".
"Futuro e libertà - ha aggiunto ancora - ha detto e conferma che vogliamo la legislatura vada avanti, vogliamo che si dia corso al puntuale rispetto del programma di governo, ovviamente da discutere". Mi sento "libero, in pace con la mia coscienza" nonché "sempre nel centrodestra" ha aggiunto.
Fini ha ricordato che il presidente non vota e che Futuro e libertà "sosterrà" i punti indicati dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ma che "ovviamente chiederà di contribuire a scriverli" allo scopo di migliorarli e di "limitare i danni" alla collettività. Quello che è sicuro, continua Fini, è che il Pdl non c'è più e "non si torna in ciò che non c'è più. Si fa altro".

Infine, non è mancato un commento sulla vicenda della casa di An a Montecarlo. "Non ho nulla da temere perché non ho nulla da nascondere". "Rideremo", ha detto, quando verrà fatta chiarezza dalla magistratura, basta "aspettare qualche settimana, qualche mese" ha aggiunto il presidente della Camera, che ha escluso che Giancarlo Tulliani abbia saputo da lui di una casa in vendita nel Principato. Quanto all'arrabbiatura di quest'estate, Mentana ha chiesto a Fini come la vicenda abbia influito sul suo rapporto con Elisabetta Tulliani, se li ha allontanati o uniti: "Ma lei dirige 'Novella Tremila'?" ha risposto il presidente della Camera, per poi aggiungere: "Ci ha unito ancora di più". Contro la sua famiglia, comunque, ha ribadito vi è stata una "lapidazione" che lo ha indignato.

Intanto, il premier Silvio Berlusconi ha chiesto una verifica parlamentare sullo stato della maggioranza nell'analisi della fiducia in Parlamento sui 5 punti programmatici che saranno successivamente tradotti in disegni di legge e portati alle Camere per l'approvazione. Questo l'orientamento emerso dal summit di ieri a palazzo Grazioli tra lo stato maggiore del partito e il Cavaliere.
Il premier, hanno riferito fonti parlamentari del Pdl, si impegnerà in prima persona per spiegare ai cittadini come stanno le cose. In occasione della festa del Pdl in programma a Milano (probabilmente dal 24 settembre al 3 ottobre), il presidente del Consiglio farà un intervento di piazza per illustrare i 5 punti programmatici e rivendicare quanto fatto dal governo fino ad ora. Berlusconi prenderà la parola il giorno 3 del prossimo mese, a conclusione dei lavori della kermesse.
Il vertice a Palazzo Grazioli con lo Stato maggiore del governo è durato poco più di un'ora. Berlusconi ha ricevuto nella sua residenza romana il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli, degli Esteri Franco Frattini, per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, della Difesa Ignazio La Russa, della Giustizia Angelino Alfano, il capogruppo dei deputati Fabrizio Cicchitto, il capogruppo dei senatori Maurizio Gasparri, i coordinatori del Pdl Denis Verdini e Sandro Bondi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il senatore Gaetano Quagliariello e l'avvocato del premier Nicolò Ghedini.
Al termine dell'incontro, il vicepresidente dei senatori del Pdl ha reso noto che l'atmosfera che si è respirata "era ottima". Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel confermare che l'ipotesi di elezioni anticipate "è sempre stata plausibile perché in democrazia le elezioni ci sono periodicamente".
Oggi, nella conferenza dei capigruppo alla Camera, è stato annunciato che Silvio Berlusconi sarà presente in Aula a fine settembre. Il premier, ha detto Cicchitto, riferirà sulla situazione politica e parteciperà alla discussione sui cinque punti che il governo intende presentare per la fiducia dell'Aula.

Il costituzionalista: "Il Capo dello Stato non ha poteri sul Presidente della Camera"- "Il presidente della Repubblica non ha poteri nei confronti del presidente della Camera, né ci sono atti tipici, ovvero previsti dalla Costituzione in merito. Se il presidente si persuadesse delle ragioni del presidente del Consiglio potrebbe convocare il presidente della Camera e tentare di convincerlo a dimettersi. Si tratta comunque di una strada in salita, non è prevista dalla Costituzione".
Lo ha detto all'Adnkronos il costituzionalista Francesco Saverio Marini, commentando la richiesta di dimissioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini, avanzata nel vertice notturno di Arcore da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi che hanno annunciato anche un prossimo colloquio con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
"Non è prevista la revoca del presidente della Camera - ha spiegato il costituzionalista - non è prevista una sfiducia, la si può ricavare dal sistema perché tutti gli organi costituzionali possono essere rimossi. E' comunque una strada complessa per due motivi: perché non è espressamente disciplinata dalla Costituzione e perché l'ammissibilità dell'eventuale revoca e sfiducia, se fosse presentata dai parlamentari, sarebbe comunque valutata dal presidente della Camera. L'interpretazione sull'ammissibilità è cioè rimessa allo stesso organo che dovrebbe essere sfiduciato. In più l'eventuale conflitto tra presidente della Camera e maggioranza parlamentare sarebbe interno all'organo e quindi non si potrebbe neanche ricorrere alla Corte Costituzionale".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

08 settembre 2010
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia