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"Sakineh non è mai stata condannata alla lapidazione"

Il presidente iraniano Ahmadinejad sconfessa la condanna di Sakineh e difende Carla Bruni

20 settembre 2010

Il Presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, smentisce che Sakineh Mohammadi-Ashtiani sia stata condannata a morte per lapidazione. "Qualcuno in Germania ha diffuso notizie false al riguardo e questo ha portato a proteste contro l'Iran [...] Questa notizia è stata creata, è incorretta. Sfortunatamente, l'Occidente, influenzato dai media Usa... è stato contaminato dai politici americani, per rendere questa una notizia", ha dichiarato in una intervista alla rete televisiva americana ABC.
Anche se la donna fosse colpevole, avrebbe comunque diritto a quattro diversi gradi di appello, ha precisato. Ahamdinejad ha quindi affermato che quello di Sakineh, "è un problema che viene esaminato, è oggetto di un processo".
L'8 settembre il ministero degli Esteri iraniano aveva già annunciato che la sentenza di morte per lapidazione era stata bloccata, e il caso sottoposto a revisione, criticando però con forza la posizione di Francia e Italia. E anche oggi il leader iraniano rincara la dose, definendo i leader occidentali che hanno preso le parti di Sakineh, e che difendono i diritti umani "assassini".
Il caso della 43enne donna iraniana, arrestata quattro anni fa e condannata a morte per adulterio e per complicità nell'omicidio del marito, ha suscitato una forte condanna internazionale e una vasta mobilitazione di politici, istituzioni, intellettuali e organizzazioni per i diritti umani.
Alla domanda sul perché della sospensione della sentenza di lapidazione, ha risposto: "Dal momento che, in primo luogo, la signora Mohammadi non è mai stata condannata alla lapidazione, questa notizia è stata fabbricata. La propaganda che c'è dietro è molto forte, e poi quegli stessi assassini diventano sostenitori dei diritti umani". "Mi dica lei - ha detto  Ahmadinejad rivolto all'intervistatore - come mai il caso di una signora che si chiama Sakineh Mohammadi Ashtiani, diventa un caso così importante per i politici americani? E' un vecchio metodo che deve cambiare. E' naturale. Chiunque può avere un'occasione, su un problema, e fare della propaganda. Ma noi ci opponiamo a come gli Usa gestiscono il mondo, l'Iraq, l'Afghanistan, e altri luoghi".

Ahmadinejad si è anche schierato dalla parte di Carla Bruni, la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, che un giornale filogovernativo iraniano aveva definito una "prostituta" che "merita di morire" e lo aveva fatto proprio per la presa di posizione della premiére dame sulla condanna a morte per lapidazione di Sakineh. Il presidente iraniano ha definito quegli attacchi un "crimine" e ha spiegato che certi insulti sono anche "contrari alla religione". Se c'è davvero una giustizia, ha aggiunto, i loro autori dovranno essere perseguiti. "Un mezzo di informazione può insultare la moglie di un presidente europeo? - si è chiesto Ahmadinejad senza citare espressamente il quotidiano Kayhan, che aveva puntato il dito contro Carla Bruni - Da quale tipo di Islam ciò è permesso?".
Nel corso della stessa intervista, Ahmadinejad ha detto di volere dagli Usa la liberazione di otto cittadini iraniani "detenuti illegalmente". "Non è fuori luogo - ha detto - chiedere al governo americano di compiere un gesto umanitario e di rilasciare gli iraniani arrestati e detenuti illegalmente negli Stati Uniti". La richiesta fa seguito al rilascio da parte dell’Iran dell’escursionista americana Sarah Shourd, arrestata sotto l’accusa di spionaggio in compagnia di altri due americani il 31 luglio del 2009.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it, Corriere.it]

 

 

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20 settembre 2010
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