"Scaglione fu ucciso perché indagava su De Mauro"

In un manoscritto di Vito Ciancimino i presunti motivi dell'assassinio del procuratore Pietro Scaglione, avvenuto nel '71 a Palermo

22 ottobre 2010

Il procuratore di Palermo Pietro Scaglione, fu ucciso nel 1971, perché indagava sulla scomparsa del giornalista de L'Ora, Mauro de Mauro. Lo sostiene un manoscritto consegnato da Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, interrogato nei giorni scorsi dai Pm che indagano sulla scomparsa e sull'omicidio del cronista ucciso, a Palermo, il 16 settembre del 1970. Per il delitto è sotto processo davanti alla Corte di Assise - oggi è previsto l'inizio della requisitoria - il capomafia corleonese Totò Riina. Ma le rivelazioni del supertestimone, che racconta agli investigatori della trattativa tra Stato e mafia, potrebbe fare slittare la fine del processo.

Massimo Ciancimino, che all'epoca della scomparsa del giornalista aveva soltanto sette anni, ha però sentito parlare dell'omicidio dal padre. Il figlio dell'ex sindaco ha consegnato ai magistrati un documento di tre pagine, manoscritto dal genitore, in cui Vito Ciancimino, nell'analizzare l'assassinio del procuratore Scaglione, scrisse che il magistrato era stato eliminato proprio perché indagava sulla morte di De Mauro. Il documento potrebbe essere depositato, oggi, agli atti del processo. Nel manoscritto, inoltre, Vito Ciancimino si lamentava del fatto che il capomafia Bernardo Provenzano, a lui vicinissimo non gli aveva mai parlato dell'omicidio De Mauro.
Vito Ciancimino inoltre, rivelò al figlio Massimo che l'omicidio di Mauro De Mauro sarebbe il primo di una lunga serie di delitti in cui Cosa nostra avrebbe "operato" anche su input esterni.

Poco prima di scomparire Mauro De Mauro incontrò l'allora Procuratore di Palermo Pietro Scaglione. E' questo il "contesto" attorno al quale ruota il manoscritto di Vito Ciancimino, consegnato dal figlio Massimo ai Pm che indagano sulla scomparsa e sull'omicidio del cronista. Secondo Ciancimino, infatti, Scaglione sarebbe stato ucciso per questo motivo. A un collega del giornale L'Ora, Bruno Carbone, De Mauro aveva confidato di essere venuto a conoscenza di un fatto molto grave che, se conosciuto, avrebbe "sconvolto l'Italia". Carbone non gli chiese altre informazioni ma gli consigliò di recarsi dal procuratore. "In questi casi - disse il collega - l'unica cosa da fare è parlarne con qualcuno: se si tratta di un magistrato ancora meglio". De Mauro seguì il consiglio di Carbone e qualche giorno dopo gli confidò di avere incontrato Scaglione.
La morte del procuratore otto mesi dopo la scomparsa del giornalista, decisa e organizzata dagli uomini di Luciano Liggio, non ha mai consentito di ricostruire il contenuto del colloquio tra De Mauro e il procuratore. Carbone è stato sentito durante il dibattimento ma ha confermato che De Mauro non gli ha mai detto nulla del "grosso affare" di cui era venuto a conoscenza. Una delle ipotesi prese in considerazione viene ricondotta a una delle principali piste processuali: il golpe Borghese. Tentato nel dicembre 1970, se ne parlava già durante l'estate.

Oggi, nel giorno in cui sarebbe dovuta cominciare la requisitoria del Pubblico ministero, il magistrato  Sergio De Montis ha chiesto al presidente della Corte d'Assise, Giancarlo Trizzino, di depositare il verbale di interrogatorio reso da Ciancimino jr alla Procura l'8 ottobre, di sentire in aula il testimone e di acquisire agli atti il manoscritto di Don Vito in cui il politico corleonese definisce l'omicidio De Mauro come una sorta di spartiacque, il primo di una serie di delitti fatti dalla mafia per assecondare "interessi esterni" ed ambienti istituzionali.
Massimo Ciancimino ha riferito che il padre avrebbe parlato dell'argomento con il procuratore di Palermo Pietro Scaglione. Il Pm ha presentato alla Corte anche un altra serie di richieste e acquisizioni probatorie documentali e testimoniali. I giudici, su istanza dei legali dell'imputato e dell'avvocato di parte civile Francesco Crescimanno, hanno concesso alle parti un termine a difesa per potere analizzare tutta la documentazione di cui la Procura ha chiesto il deposito. L'udienza è stata rinviata al 5 novembre.

Massimo Ciancimino ha consegnato vari appunti e carte del padre sul presunto collegamento tra la scomparsa di De Mauro e l'uccisione del procuratore Scaglione. Già a quel tempo Vito Ciancimino avrebbe svolto un ruolo di "intermediario" tra lo Stato e i suoi compaesani Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano. In questa veste Ciancimino, secondo il figlio, si sarebbe occupato del golpe Borghese e di altre "vicende delicate" nelle quali la mafia avrebbe avuto il ruolo di manovalanza nell'organizzazione di "omicidi eccellenti in realtà commissionati da ambienti istituzionali romani". La lista comprenderebbe il caso De Mauro, il delitto Scaglione e, a seguire, le uccisioni di Piersanti Mattarella e Carlo Alberto Dalla Chiesa "fino alle stragi del 1992 e 1993".
Vito Ciancimino si sarebbe convinto, racconta ancora il figlio, che Scaglione fosse stato ucciso per essersi rifiutato di visionare, su sua richiesta, il "dossier processuale di Liggio". Sentendosi quasi in colpa, avrebbe poi chiesto spiegazioni a Provenzano che proprio in quel periodo gli aveva chiesto assieme a Riina di avere da Scaglione informazioni su eventuali indagini sui cugini Nino e Ignazio Salvo. E proprio da Provenzano Ciancimino avrebbe appreso che i "romani" avevano sollecitato l'eliminazione del procuratore per le sue inchieste sul golpe Borghese e sul caso Mattei.
Massimo Ciancimino ha aggiunto che il padre avrebbe manifestato al boss Stefano Bontade la sua contrarietà per il fatto che con l'eliminazione di De Mauro si sarebbe innescato un meccanismo criminale perverso al quale sarebbe da ricondurre la successiva uccisione del procuratore. Tra le carte portate da Ciancimino jr in Procura figura il nome dell'avvocato Vito Guarrasi, personaggio influente e legato alle vicende politiche del dopoguerra in Sicilia.

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, La Siciliaweb.it]

- De Mauro: a due passi dal procuratore (Blog di Giuseppe Casarrubea, 15 maggio 2010)

 

 

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22 ottobre 2010

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