''Se Italia vuol dire Impregilo'' - Kurdistan. La diga di Ilisu (I)

La mobilitazione contro la diga

19 ottobre 2005
Una campagna internazionale delle organizzazioni ambientaliste e di difesa dei diritti umani (fra cui, in Italia, Un ponte per Diyarbakir e la Campagna per la riforma della Banca mondiale) ha tuttavia imposto la momentanea sospensione della diga di Ilisu in quanto ne sono state provate il forte impatto territoriale e sociale e la valenza politico-repressiva a danno della comunità kurda.
La realizzazione della diga comporterebbe infatti per 78.000 persone l'abbandono delle 15 cittadine e dei 52 villaggi dove risiedono. Si tratta in buona parte di piccoli coltivatori e braccianti kurdi che perderebbero oltre alle abitazioni ogni opportunità di sviluppo economico e di occupazione. Oltre allo sradicamento della popolazione, si prefigura l'ulteriore riduzione delle capacità idriche del Tigri e dell'Eufrate e il drastico cambio climatico della regione e di conseguenza la presumibile ricomparsa della malaria e lo scoppio di altre epidemie e infermità.
Le organizzazioni ambientaliste hanno altresì denunciato che i lavori per la diga di Ilisu causerebbero l'inondazione di uno dei maggiori siti archeologici del Kurdistan, Hasankeyf, risalente al periodo bizantino e medievale e dove sono ben conservati monumenti, moschee e chiese di alto valore storico-artistico.

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19 ottobre 2005

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