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"Serve un'altra classe politica"

Il pm Antonio Ingroia alla Festa de Il Fatto Quotidiano: le stragi, l'impegno, la politica

10 settembre 2012

Leggi contro la mafia e contro l'abbraccio sempre più stretto con la politica, una commissione di inchiesta parlamentare sulle stragi di vent'anni fa e ancora senza vera giustizia, la possibilità di indagare senza essere accusati di essere "eversivi" nel "silenzio assordante del Csm".
Il libro dei sogni dei magistrati di Palermo ha "tante pagine", ma scritte in maniera chiara.
Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo che da ottobre continuerà il suo lavoro di magistrato in Guatemala, e il pm Nino Di Matteo, ringraziano per le firme (per il momento oltre 150 mila), che ieri al parco della Versiliana, alla Festa del Fatto Quotidiano, hanno ricevuto dalle mani di una lettrice.
Sul palco, a difesa dei magistrati c'erano Giancarlo Caselli, procuratore di Torino e un tempo a capo dei pm di Palermo, il direttore e il vice direttore del Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro e Marco Travaglio.

Sulla stagione delle stragi le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta "continuano ad indagare ma non è ancora emersa tutta la verità. Ad oggi, in queste condizioni, questo è il massimo risultato". Così Antonio Ingroia, dopo avere ricevuto il più grande attestato di fiuducia che un giudice può ricevere, quello dei comuni cittadini. "Dovete cambiare la classe dirigente - ha detto ai presenti Ingroia - e questo ceto politico. Si deve voltare pagina".
Ingroia ha chiesto alla politica "segnali concreti per fare un salto di qualità alla lotta alla criminalità", aggiungendo: "Non credo che questo potrà avvenire con questo Parlamento che ha approvato leggi ad personam e che è responsabile del disastro legislativo in cui ci siamo trovati".
Quindi, ripercorrendo quegli anni, Ingroia ha spiegato: "C'é stata una contrattazione a colpi di stragi, con cui i mafiosi contrattavano un patto con il vecchio e col nuovo che avanzava. Credo che fenomeni di corruzione a cui abbiamo assistito negli anni successivi - ha aggiunto Ingroia - siano una conseguenza di questo nuovo patto di connivenze. Questo è quello che è scritto in sentenze che la politica non ha voluto guardare. La mafia è un sistema di potere criminale che ha complicità in pezzi di istituzioni, specie politiche, e in piani alti della società. La verità - ha concluso il pm - è dimezzata per colpa di troppi depistaggi all'interno degli apparati istituzionali o alle timidezze della politica e di certa magistratura".

"A fronte di queste invettive abbiamo ascoltato un silenzio assordante (rotto solo da pochi) per esempio dal Consiglio superiore della magistratura e dagli organi romani dell'Associazione nazionale dei magistrati". Lo ha detto il magistrato palermitano, Nino Di Matteo, dal palco della festa del Fatto Quotidiano, a proposito degli attacchi ricevuti dai pm dell'inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia in relazione alla vicenda delle intercettazioni tra il presidente Giorgio Napolitano e l'ex ministro Nicola Mancino. "Ci hanno definito eversivi, ideatori ed esecutori del ricatto al capo dello Stato". "Credo che questa - ha aggiunto Di Matteo - sia la peggiore infamia che si possa gettare addosso non dico ad un pm ma anche ad un privato cittadino".
Nella vicenda delle intercettazioni tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex ministro Nicola Mancino "non vedo - ha aggiunto Di Matteo - nulla che non la mistificazione e la malafede per trovare in questa vicenda lo spunto per rilanciare una riforma delle legge sulle intercettazioni. La legge delle intercettazione va bene com'é - ha aggiunto Di Matteo - non vedo la necessità di cambiare questo strumento fondamentale per le inchieste sulla mafia, sulla criminalità dei colletti bianchi e nella pubblica amministrazione. Riformare quella legge sarebbe un arretramento gravissimo sul fronte del contrasto alla criminalità".

Da Marina di Pietrasanta, Ingroia è andato poi a Padova dove ha partecipato ad un incontro alla festa regionale del Partito democratico. A margine dell’incontro il magistrato antimafia, ha confermato l'indiscrezione sulla frase rivoltagli dall'ex premier ascoltato qualche giorno fa a Roma dai pm di Palermo che indagano su una presunta estorsione ai suoi danni compiuta dal sen. Marcello Dell'Utri (LEGGI). "Silvio Berlusconi è una persona di spirito che ama fare le battute. La circostanza che mi abbia consigliato di entrare in politica, come ricostruito dal Fatto quotidiano è vera. È avvenuta al termine di uno scambio di battute al termine del colloquio avuto nei giorni scorsi". "Al momento - ha aggiunto - io faccio il pubblico ministero, amo il lavoro che faccio. Come è noto tra qualche mese andrò a ricoprire un incarico delle Nazioni Unite in Guatemala, in linea con il lavoro che ho fatto finora nel contrasto al narcotraffico".
Rispondendo ad una domanda dei cronisti sull'affinità di vedute con il Pd sulle questioni legate alla lotta alla mafia, Ingroia ha aperto un fronte di vicinanza ideale al partito di Pierluigi Bersani: "Non c'è dubbio - ha spiegato - che sono anni che partecipo a dibattiti a feste del Pd come questa. Con molti del Pd la pensiamo allo stesso modo sul tema della lotta alla mafia. Con altri esponenti di altre parti politiche non posso dire la stessa cosa".
Circa l'ipotesi di una sua candidatura alle prossime elezioni politiche il procuratore antimafia non ha chiuso la porta: "E' troppo presto per parlare di queste cose - ha chiarito Ingroia - intanto io continuo a fare il mio lavoro. Poi si vedrà".

[Informazioni tratte da Il Fatto Quotidiano, Lasiciliaweb.it, LiveSicilia.it]

 

 

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10 settembre 2012
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