"Siamo arrivati al capolinea"

L'allarme della Fit Cisl Sicilia: convogli dimezzati, a rischio il traghettamento sullo Stretto, tagli alle corse di lunga percorrenza...

10 novembre 2010

Trenitalia abbandona la Sicilia e Rfi smantella il traghettamento sullo stretto di Messina. È l'allarme rilanciato dalla Fit Cisl Sicilia. "In pochi anni - sostiene il sindacato - le navi traghetto sono passate da quattro a 2. Nel 2009 oltre 5.445 carrozze in meno hanno attraversato lo Stretto. Una situazione che si aggraverà con la cancellazione, dal prossimo mese, dei treni a lunga percorrenza in partenze da Siracusa e da Agrigento. I passeggeri saranno costretti a traghettare a piedi per poi prendere un altro treno una volta giunti in continente e viceversa, con enormi disagi e consistenti allungamenti dei tempi di percorrenza".
Per denunciare la politica di smantellamento del traghettamento delle ferrovie in Sicilia la Fit Cisl ha realizzato un video: due passeggeri del sindacato seguiti dalle telecamere hanno effettuato tutto il viaggio da Palermo a Villa San Giovanni mostrando carenze infrastrutturali, tempi di percorrenza con o senza traghettamento e disagi conseguenti.
Il video e le richieste del sindacato sono stati presentati alla stampa lunedì scorso nella sede regionale del sindacato della Cisl in piazza Castelnuovo a Palermo. All'incontro erano presenti il segretario generale della Cisl Maurizio Bernava, il segretario generale della Fit Cisl Sicilia Amedeo Benigno, il segretario della Fit Cisl Ferrovie Mimmo Perrone.



Dunque, che Trenitalia abbia deciso di abbandonare la Sicilia sembra veramente chiaro e la precisa volontà di un "disimpegno" nella Regione lo si vede con altrettanta chiarezza nelle tratte soppresse, nella riduzione del personale, nei tagli di posti/passeggero. Secondo i dati forniti dal sindacato i treni a lunga percorrenza in servizio erano 56 nel 2005, cinque anni dopo una drastica sforbiciata li ha ridotti a 24 e adesso, con il nuovo orario che entrerà in vigore il prossimo 13 dicembre, scenderanno ad appena 14. Un taglio evidente anche considerando i posti passeggero: dai circa 9.000 del 2005 si è passati ai 4.004 del 2010 che, con il nuovo orario invernale, saranno ulteriormente ridotti a 2.760.
Prima di Natale, poi, è prevista la soppressione delle tratte Agrigento-Roma e Siracusa –Roma. Questo significa che i passeggeri provenienti dalla città dei templi e da quella aretusea dovranno servirsi di autobus fino a Messina e solo lì potranno prendere il treno. Mentre i convogli che resteranno in servizio con destinazione Venezia, Milano e Torino saranno soltanto due. Ma non è tutto. L’organizzazione di categoria lancia anche un ulteriore allarme sulla possibilità che si arrivi anche al totale smantellamento del sistema di traghettamento sullo stretto di Messina gestito da Rfi. Anche in questo caso la Fit Cisl fa parlare i numeri: in pochi anni, le navi traghetto sono passate da 6 a 2. Dal 2006 al 2009 5.445 carrozze in meno hanno attraversato lo Stretto. Il sindacato teme che si possa arrivare al paradosso che i passeggeri in futuro siano costretti a traghettare a piedi per poi prendere un altro treno una volta giunti in continente e viceversa, con enormi disagi e consistenti allungamenti dei tempi di percorrenza.

"Le scelte di Trenitalia - ha affermato Amedeo Benigno, segretario Fit Cisl Sicilia - rischiano di 'ghettizzare' il trasporto ferroviario in Sicilia isolando la regione dal resto del Paese, colpendo in maniera grave i passeggeri e i livelli occupazionali oltre alla stessa qualità, già precaria, del servizio reso". Anche sul fronte occupazionale, infatti, i numeri sono impietosi: nell’arco di sette anni Trenitalia ha dimezzato il proprio organico in Sicilia, da 142 macchinisti si è passati a 64, da 115 capitreno a 63 e da 257 operatori della manutenzione agli attuali 151, senza tener conto della perdita dei posti di lavoro dell’indotto ferroviario, ovvero ex wagon lits e pulizie treni. Una situazione che adesso si aggraverà con le soppressioni in programma dal prossimo mese.
Il segretario Generale della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava, ha dichiarato: "Siamo arrivati al capolinea. Sono 8 anni che i sindacati denunciano e scioperano, ottenendo la solidarietà di tanti, però le Ferrovie, con quest’ultimo taglio, hanno cancellato un servizio di lunga percorrenza, lasciando i siciliani allo sbando e soprattutto affossando le prospettive di sviluppo della rete. Tutto questo è accaduto col silenzio, spesso complice, dei Governi regionali e nazionali, lasciando che le Ferrovie andassero contro l’interesse dei cittadini e di se stessa. Siamo alla vigilia della programmazione europea e pensiamo che i fondi Europei, quelli Fas e gli stessi fondi previsti per il Ponte di Messina siano utilizzati in una programmazione unitaria che migliori infrastrutture e offerta per i viaggiatori”. "Invece - ha aggiunto Bernava - lo sfascio avviene nella totale indifferenza degli enti locali, della Regione e delle Istituzioni che dovrebbero piuttosto sedersi attorno ad un tavolo con Trenitalia e rilanciare una politica di confronto contro il disimpegno delle Ferrovie in Sicilia".
"La Sicilia deve ribellarsi a questa politica di disimpegno delle Ferrovie
- ha affermato Mimmo Perrone, segretario Fit Cisl Ferrovie -. E per il rilancio dei trasporti nell'isola appare necessaria una programmazione dei fondi Fas e dei fondi europei che possa consentire alla Regione di rilanciare il settore dei trasporti ferroviario totalmente in balia delle scelte scellerate di Trenitalia".
La Cisl ha ribadito così la necessità di una politica industriale in cui le Ferrovie mantengano un ruolo centrale nel disegno strategico di rilancio dei trasporti nell'isola. Fra le richieste del sindacato della Cisl dunque: un accordo di programma sulle infrastrutture che parta con il confronto fra le parti, Trenitalia Rfi, istituzioni nazionali regionali e parti sociali; la realizzazione di un programma decennale di investimenti strategici infrastrutturali, con tempi certi di realizzazione; il mantenimento e la garanzia dei treni a lunga percorrenza in una logica di continuità territoriale; il rilancio del traghettamento sullo Stretto di Messina assieme ad una politica di sviluppo per il traffico merci ed una seria politica di rinnovo del materiale rotabile. "Chiediamo subito un intervento dei governi regionale e nazionale che non possono stare a guardare mentre ai siciliani vengono tolti servizi di trasporto essenziali di collegamento con il resto del Paese" hanno concluso i tre Segretari.

LE REAZIONI POLITICHE
La Regione siciliana: "Ridateci i treni soppressi" - Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e l'assessore regionale alla Mobilità, Pier Carmelo Russo, hanno chiesto al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli di intervenire nei confronti di Trenitalia per sospendere il piano di soppressione. Nella lettera inviata al ministro, Lombardo e Russo sollecitano "l'immediata apertura di un tavolo di confronto con la partecipazione degli enti locali interessati, in cui potere affrontare, in ottica globale, l'intera questione ferroviaria siciliana per individuare soluzioni che abbiano a cura l'interesse primario dei siciliani e nel contempo, tengano conto delle esigenze di razionalizzazione".
La riduzione del numero di treni a lunga percorrenza e il nuovo orario, per Lombardo e Russo, "sancirebbe, di fatto, l'eliminazione delle relazioni dirette Siracusa-Catania con Milano, Torino, Roma, Venezia, nonché la soppressione della coppia di treni Agrigento-Roma Termini determinando pesanti ricadute sociali ed economiche". "Questi provvedimenti, ove confermati - hanno scritto Lombardo e Russo - mortificherebbero ulteriormente la Sicilia e i siciliani tutti". Il governatore e l'assessore hanno ricordato inoltre che "la specifica normativa di riferimento prevede la compartecipazione dell'amministrazione regionale alla formazione delle scelte a livello centrale che prevedono l'istituzione o la modifica dei servizi di collegamento nazionali terrestri, marittimi ed aerei che interessano la Sicilia".

L'indignazione dell'intero mondo politico siciliano - "E' inaccettabile che mentre in Italia le Ferrovie investono nell'alta velocità e nell'ammodernamento dei trasporti su ferro, in Sicilia decidano di far morire il trasporto ferroviario", ha detto il senatore del Partito democratico Enzo Bianco. "Il taglio dei treni a lunga percorrenza svelato dalla Fit-Cisl - ha aggiunto l'esponente del Pd - si somma a una situazione del trasporto regionale lontana anni luce da quella di altre parti d'Italia". Bianco ha quindi annunciato la presentazione di "una interrogazione al ministro delle Infrastrutture per chiedere se c'è e qual è il piano del governo per lo sviluppo del traporto su ferro in Sicilia, quali investimenti sono previsti, se e quando arriverà l'alta velocità e qual è la ratio di questa fuga di Trenitalia dalla nostra Isola. Il governo intervenga per bloccare lo smantellamento del trasporto ferroviario in Sicilia".
Il senatore del Pd Giuseppe Lumia: "Da più di un anno ho depositato al Senato un’interrogazione sullo smantellamento del sistema ferroviario in Sicilia ad opera di Trenitalia. Il governo non si è ancora degnato di rispondere. Da tempo l’esecutivo ha abbandonato la Sicilia al suo destino. La riduzione delle tratte a lunga percorrenza è una scelta dissennata, che aumenta le distanze tra l’Isola e il resto del Paese. A questo si aggiunge la scarsa copertura del territorio regionale, le pessime condizioni della rete e del servizio. È paradossale che il governo scelga di finanziare il ponte sullo Stretto e allo stesso tempo di definanziare il trasporto ferroviario. Non ci può essere sviluppo se per percorrere col treno da Palermo a Catania ci si impiega cinque ore".
Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all'Ars, usa l'ironia: "Suggerisco all'amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, di sfogliare con attenzione uno dei tanti opuscoli stampati in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia: si accorgerà che c'è anche la Sicilia. Invece di potenziare un servizio che in Sicilia in certe aree è addirittura fatiscente, Trenitalia sceglie una strategia inaccettabile: ci auguriamo che il ministero delle Infrastrutture sia al fianco della Sicilia in questa vertenza e non mostri nei confronti della nostra Regione lo stesso disinteresse, o peggio ostruzionismo, visto in altre occasioni legate al settore dei trasporti come nel caso della Tirrenia, del Consorzio autostrade o dell'aeroporto di Comiso".
"Altro che ponte! Il governo Berlusconi avalla l'irresponsabile scelta secessionista delle ferrovie di isolare la Sicilia tagliando treni e traghetti come ha denunciato la Fit Cisl. E' la conferma della volontà dell'esecutivo nazionale, ormai guidato da Bossi, di abbandonare la nostra isola". Queste le parole del segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo. "I parlamentari siciliani del centrodestra - ha aggiunto - sono complici delle scelte antimeridionali del governo nazionale e delle ferrovie che considerano la Sicilia la palla al piede del paese. Il governo regionale ha il dovere di contrastare con ogni mezzo queste scelte e costringere le ferrovie a sedere al tavolo col governo nazionale per firmare il contratto di servizio. Il Pd – ha concluso Lupo - è a fianco dei lavoratori delle ferrovie che difendono il loro futuro ma soprattutto il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale dei siciliani".

Infuriato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud, Gianfranco Miccichè: "Non potevo credere alle mie orecchie quando me lo hanno raccontato e allora ho voluto provare di persona. Ho cercato di prenotare un treno da Milano a Siracusa per il 5 gennaio 2011 e mi è stato detto che il treno è stato soppresso. E che i treni dal Nord Italia si fermano a Villa San Giovanni. E' una cosa inverosimile. Ho chiesto lumi a Trenitalia e mi è stato riferito che, poiché sono state tagliate le risorse per le ferrovie, essendo Trenitalia una Spa, si tagliano le tratte improduttive. Che sia questa il primo effetto del federalismo?". "Siccome in Sicilia ci sono linee vecchie e prive di doppi binari - ha aggiunto Miccichè -, su cui viaggiano treni lenti e malandati che in pochi ovviamente prendono, Trenitalia che fa? Invece di aggiornare e modernizzare la rete, invece di programmare investimenti, mettere in pista carrozze moderne e rendere il servizio competitivo e produttivo, taglia tutto e noi siciliani scopriamo per caso che l'Italia finisce a Reggio Calabria. La cosa assurda è che dobbiamo fare una battaglia per mantenere il pessimo servizio che abbiamo e se la vincessimo dovremmo pure cantare vittoria. Non è possibile. Siamo stanchi di avere in Sicilia Ferrovie d'anteguerra mentre fra Roma e Milano sfrecciano i treni superveloci ogni quarto d'ora". "Queste decisioni - ha detto ancora Miccichè - non si possono addebitare alle 'solite' incapacità della classe dirigente del sud. E' in queste circostanze che una classe dirigente del sud non piagnona, che rivendica pari opportunità e non elargizioni a pioggia, deve fare sentire la sua voce e la sua rabbia. Chiediamo pertanto - ha sottolineato il leader di Forza del Sud - che si faccia immediata chiarezza sui programmi di Trenitalia. Intervenga il ministro Matteoli, che sono certo non potrà mai avallare una scelta così scellerata, e che il Presidente Berlusconi - ha concluso - si assicuri che nel piano per il Sud vi siano adeguati investimenti per tutte le infrastrutture, anche quelle ferroviarie".
I parlamentari nazionali del Pdl-Forza del Sud Pippo Fallica, Giacomo Terranova, Ugo Grimaldi, Francesco Stagno D'Alcontres hanno già presentato un'interrogazione parlamentare al ministro dei Trasporti. "E' impensabile che Trenitalia - hanno detto i parlamentari siciliani - non tenga conto o marginalizzi nelle sue valutazioni sull'economicità di alcuni servizi il principio della continuità territoriale. L'antieconomicità non può essere applicata alle tratte sociali, non può rappresentare la linea di demarcazione per collegamenti fondamentali". [Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing, AGI, La Siciliaweb.it]

LA PAROLA DEL COMITATO DEI PENDOLARI SICILIANI
La Politica, le Ferrovie e l'Unità d'Italia - Il conto alla rovescia e gli annunci dei tagli ai treni da e per il nord, dovrebbero far riflettere i siciliani e far indignare tutta la nostra deputazione siciliana.
La Sicilia, anno dopo anno e treno dopo treno, è stata definitivamente tagliata fuori dal trasporto universale delle Ferrovie dello Stato.
Mentre l’Italia da Torino a Salerno corre sui binari dell’alta velocità, mettendo in questo modo a disposizione di queste grandi città (Torino, Milano, Firenze, Bologna, Roma, Napoli e Salerno) una sorta di metropolitana veloce lunga oltre mille chilometri, la Sicilia viene invece definitivamente isolata dal trasporto ferroviario. L’unica speranza per sovvertire queste sciagurate decisioni deve essere una forte presa di posizione di tutte le forze politiche siciliane, di centrodestra e di centrosinistra, che devono fare sentire tutto il loro peso politico, affinché si eviti questo ulteriore e definitivo colpo di scure al trasporto ferroviario, che allontana la Sicilia e i Siciliani definitivamente dal continente "Italia".
Sono convinto che questa è l’occasione per difendere, tutelare e garantire quella conquista "la ferrovia" che ebbe come data storica l’Unità d’Italia.
La ferrovia Palermo-Messina fu inaugurata nel lontano 1895, la linea Messina-Catania-Siracusa venne realizzata tra il 1867 e il 1871, i lavori sulla dorsale centrale, tra Palermo e Bagheria, dal 1863 al 1885.
Allo stato attuale la rete ferroviaria siciliana costituisce la più estesa rete ferroviaria insulare del Mediterraneo e dell'Italia, ma è, di contro, tra le più arretrate poiché le opere di ammodernamento sono state molto limitate nell'ultimo secolo.
Nel panorama ferroviario nazionale, la regione Sicilia si colloca all’8° posto per la lunghezza complessiva dei binari (dopo Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Campania), al 5° posto per le linee ferroviarie in esercizio (dopo Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio) e al 16° posto con 169 km. (12%) di linea a doppio binario su 1378 km (a seguire Sardegna, Molise, Basilicata e Valle d’Aosta).
Questi sono i dati con i quali si può rappresentare la grave e duratura disattenzione dei governi regionali e nazionali nei confronti delle infrastrutture ferroviarie siciliane.
Occorre un'azione mirata della politica non solo presso i vertici delle Ferrovie dello Stato, ma soprattutto sul proprietario unico del gruppo che è il Ministero del Tesoro, e non quello delle Infrastrutture e Trasporti. E’ il momento in cui tutta la classe politica siciliana riconosca il proprio mea culpa e cerchi di recuperare le posizioni perdute in tutti questi anni, per "garantire" la continuità territoriale e il servizio pubblico ferroviario che ci "spetta" di diritto.
Non è possibile e non deve verificarsi che la Sicilia venga tagliata fuori definitivamente dal servizio di trasporto ferroviario "Universale", in considerazione di quanto è previsto nella Costituzione all’art. 3, che recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali…"

 

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

10 novembre 2010

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia