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"SULLA PAROLA. ISGRÒ, SALVO, GERMANÀ E GLI ALTRI"

Alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento una mostra-indagine sull'Arte Concettuale italiana

28 aprile 2011


Salvo, Sicilia

"Sulla Parola. Isgrò, Salvo, Germanà e gli altri | Le parole nell'arte tra Sessanta e Settanta", l'esposizione curata da Marco Meneguzzo e dedicata all'Arte Concettuale in Italia (in programma fino al 26 giugno alle Fabbriche Chiaramontane di Agrigento), tratta una nuova indagine su un particolare momento storico nell'arte del XX secolo che arricchisce il percorso esplorativo avviato nel 2001 dagli Amici della Pittura Siciliana dell'Ottocento, l'associazione presieduta da Antonino Pusateri che in un decennio ha codificato e catalogato quasi duecento anni d'arte in Sicilia.
In mostra 61 opere, in prestito alle FAM da collezionisti, artisti, fondazioni e gallerie di tutta Italia fra cui: Fondazione Marconi (Mi), Fondazione Berardelli (Bs), Associazione Culturale L'Attico (Rm), Galleria Ca' di Fra' (Mi), Galleria Colombo (Mi), Galleria Giacomo Guidi (Rm), Galleria Martano (To), Galleria Milano (Mi), Galleria P420 (Bo), Galleria Peccolo (Li).
Ventisette quelle realizzate da Emilio Isgrò, Salvo e Mimmo Germanà, i tre artisti siciliani da cui prende spunto l'indagine che, spingendosi fino a tutto il decennio successivo, estende la ricerca ad altri artisti contemporanei.


Emilio Isgrò, Libro cancellato

"Questa non è una mostra di tendenza. Si è voluto costruire una mostra che fosse al contempo storicamente ineccepibile e contemporaneamente evocativa di un’atmosfera tipica degli anni Settanta. Il nome di Emilio Isgrò - spiega Marco Meneguzzo, critico d'arte e docente dell'Accademia di Brera a Milano - in tal senso è universalmente conosciuto, mentre per Salvo il momento puramente concettuale si è concluso in quel decennio, con la serie memorabile delle 'lapidi'; pochi invece sanno degli esordi concettuali di Mimmo Germanà, poi molto più noto per la sua pittura assimilabile alla Transavanguardia del decennio degli Ottanta: tre artisti siciliani che hanno segnato quella stagione così analitica dell'arte, non solo italiana. Naturalmente, per anni così vicini, è molto difficile parlare di insularità, e tanto meno di sicilianità, ed è per questo che la mostra, pur centrata su questi tre artisti, presenta anche gli altri protagonisti italiani di quella stagione".
Antonino Pusateri, presidente degli Amici della Pittura Siciliana dell’Ottocento, da parte sua spiega con la voglia costante di indagare la ragione di questa nuova operazione intorno all’arte italiana sulla scia degli interpreti siciliani di spicco. "C'è il desiderio - commenta Pusateri – di mettere in risalto un periodo dell’arte moderna e contemporanea siciliana e le correlazioni dello stesso con analoghi movimenti nazionali e transnazionali. Riaffiorano i grandi temi, le contraddizioni e le intuizioni che hanno caratterizzato il Concettualismo italiano. Per le Fabbriche Chiaramontane sono stati mesi di impegno molto laborioso su un profilo storico-artistico. Lo dedichiamo al nostro pubblico, attento da più di dieci anni agli eventi espositivi delle Fam e, a nostro avviso, pronto ad apprezzare e comprendere il progetto nella sua interezza".


Giuseppe Chiari, Valzer

Sotto le volte a crociera delle Fabbriche Chiaramontane, accanto a quelle dei tre siciliani figurano opere di Vincenzo Agnetti, Carlo Alfano, Alighiero Boetti, Adriano Altamira, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Mirella Bentivoglio, Ugo Carrega, Giuseppe Chiari, Bruno Di Bello, Vincenzo Ferrari, Ugo La Pietra, Ketty La Rocca, Fabio Mauri, Maurizio Nannucci, Luca Patella, Gianni Emilio Simonetti, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari, Emilio Villa.


Carlo Alfano, Posto per la memoria

Alla mostra, che com'è consuetudine delle FAM avrà ingresso gratuito, è dedicato un catalogo (Silvana Editoriale) con l'intervento critico del curatore Marco Meneguzzo.
"Sulla Parola" ha il patrocinio dell'Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, dell'Ente Parco Valle dei Templi, della Provincia Regionale e del Comune di Agrigento.

EMILIO ISGRÒ (Barcello Pozzo di Gotto - Messina, 1937) - E' artista, giornalista, scrittore, drammaturgo, attore, sceneggiatore italiano. Si è trasferito a Milano nel 1956 e fin dagli esordi ha accompagnato la produzione artistica con l'attività di scrittore e poeta, pubblicando nel 1956 la raccolta poetica Fiere del Sud per le Edizioni Arturo Schwarz. Nel 1964 ha realizzato le prime "Cancellature": enciclopedie e libri completamente cancellati, con i quali ha contribuito allo sviluppo in Italia della "poesia visiva" e dell'arte concettuale. Le sue "Cancellature" lo collocano tra gli artisti dell'vanguardia intellettuale più lucida della sua generazione. Nel 1972 è stato invitato alla XXXVI Biennale d'Arte di Venezia. Vi partecipa anche negli anni 1978, 1986, 1993. Nel 1977 riceve il primo premio alla XIV Biennale d'Arte di San Paolo del Brasile. Nello stesso anno partecipa alla Cooperarte, una cooperativa di artisti "che cercava di esplorare nuove forme di rapporto e di confronto con il pubblico". Con lui sono Carla Accardi, Getulio Alviani, Carmelo Cappello, Gianni Colombo, Antonio D'Agostino, Carlo Nangeroni, Mario Nigro, Luca Patella, Achille Perilli, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Giulio Turcato e Nanda Vigo.
Tra 2010 e 2011 Emilio Isgrò cancella la Costituzione Italiana nella mostra La Costituzione Cancellata, Rappresentazione di un crimine, alla Galleria Boxart di Verona. La mostra ha avuto anche un sottotitolo, scelto dall'artista per sottolineare come il suo operato volesse rappresentare l'eventuale crimine della cancellazione della Carta Costituzionale, non perpetrarlo. Il gesto estremo, nella volontà di Isgrò, punta ad ammonire un'Italia sull'orlo del baratro, della disgregazione, in controtendenza rispetto all'Europa Unita, in vista delle sfide imposte dal mondo globalizzato.

SALVO (Leonforte - Enna, 1947) - Applica alle sue rappresentazioni pittoriche di tipo, in certo senso, anacronista, un uso del colore che conferisce loro il carattere di "un'immagine elettronica ormai divenuto capace di 'alta definizione' magari in congiunzione con l'ologramma, e dunque posta in grado di restituirci anche la terza dimensione, ma sempre in un'aura mentale, lontanissima dall'ottusa pienezza dell'illusionismo naturalista, anche perché si tratta di una terza dimensione come materiata di luce, costituita di energia rappresa, simile a un ectoplasma vivido, incantato e incantevole, ma pronto a dileguarsi a ogni istante". Così Maurizio Calvesi.

MIMMO GERMANÀ (Catania 1944 - Milano 1992) - Il nome di Mimmo Germanà emerge all'inizio degli anni Ottanta con la Transavanguardia, termine col quale il critico Achille Bonito Oliva designa un gruppetto di artisti italiani che rilanciano una pittura di figurazione "calda", visionaria, dai colori fauve, che recupera spunti e citazioni senza progetto anche dall'arte del passato, dopo i "freddi" anni Settanta dell'arte concettuale.
A questo recupero della pittura, con Cucchi, Chia, Clemente, Paladino, De Maria, l'artista siciliano (autodidatta di formazione) partecipa con una personale carica di immaginazione di stampo popolaresco, "ingenuo", con forti cadenze simboliche.
"Una fantasia abbagliante, colorata, rapida, di gialli, rossi, blu" scrive Francesco Gallo, siciliano anche lui, commemorando l'amico morto per Aids a soli 48 anni. Una sorta di espressionismo mediterraneo, che coniugava il primitivismo delle forme con la carica dionisiaca dei colori intensi e delle materie forti per comporre scene di sentore mitico. Questa energia fantastica (qualcuno lo ha definito "lo Chagall italiano") gli valse – già nel 1980 – la partecipazione alla Biennale di Venezia.


INFO
Fabbriche Chiaramontane
Via San Francesco D'Assisi 1 - Agrigento
Tel. +39 092227729
Email: team@ottocentosiciliano.it
Web: www.ottocentosiciliano.it

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28 aprile 2011
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