''The Last''. Galleria Montevergini, Siracusa - La mostra visitata da Tania Giuga

28 settembre 2005

''Ma non al Sud''
Galleria Civica Montevergini - Siracusa

Come per incanto è stato azzerato il confine fra la Galleria d'Arte e la strada, fra l'acqua e la terra ferma, tra l'isola e la penisola.
Ancora di più è stato possibile esclamare: ''Sì, anche a Sud…''. Tra il rinfresco a base di specialità siciliane e un cameo folk di fisarmonica e tamburello sulle note di ''Ciuri Ciuri''.
E l'enturage dell'arte contemporanea circolava tra stanze, installazioni, totem e giochi di luci pulite e di ombre ritagliate - il designer tedesco Konstantin Grcic ha ripensato gli arredi dell'ingresso di Montevergini, con alcuni classici della sua produzione: sedie Chair One e tavoli Table One, offerti da Magis Design, e lampade May day, offerte da Flos -.

Tra la piazza e la fonte Aretusea di Ortigia, Salvatore Lacagnina ha fatto un buon lavoro: vivo e vivace. Ma soprattutto c'erano loro, ''gli artisti''.
L'elegante Enzo Cucchi snello e distinto - quasi il conio delle sue sculture/installazioni di 5 metri, d'un bianco cromo sobrio e rituale -. C'era Elisabetta Benassi che ha battezzato le oche della Fonte come tutti gli artisti che fino ad ora hanno ''abitato'' la Montevergini, decidendo di nutrirle performativamente.
Sarà che gli artisti del nuovo e vecchio millennio hanno un debito imprescindibile con la ''realtà''? Quella che si vede, si tocca e si divora?
C'era un amabile Mark Kostabi che faceva da fil rouge, da introduttore alla bolla del club romano e internazionale, con una grazia settecentesca e un'umiltà rimarchevole.
Rigoroso e fitto di sorrisi il vernissage; ci si chiede se sotto il cielo meridiano non stia covando il fulcro di una reinassance mediterranea.

Sculture gastronomiche che creano ombre ineffabili - Eclypse (una eclissi simulata con due uova) e Senza titolo una banana sostenuta da fili di nylon di Urs Fischer -, i Wall Lamps (2003) della designer di S. Francisco Johanna Grawunder a svecchiare il cortile esterno della galleria; il ripescaggio di una Madonna in vetroresina che non ha più mani per pregare e girovaga per la campagna siracusana fissata al portapacchi di una vespa - installazione e video (Scoglio Alto) del giovane artista bolognese Paolo Chiasera -. I giochi lessicali di Peter Fischli  & David Weiss, collocati a parete come spot esistenzialisti e poetici a formare un cielo bidimensionale di stelle bianche e nere: ''è stato uno sbaglio lasciare casa mia e andarmene nel mondo pieno di speranze?''

Tania Giuga

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28 settembre 2005

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