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''Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità''. Continua la lotta del Comitato Addio Pizzo

21 dicembre 2005

Sono 50.000 - pari al 70% del totale - i commercianti siciliani vittime del racket delle estorsioni. 21.500 piccoli imprenditori, nell'isola finiscono nel giro dell'usura il cui volume di affari è di circa 1,4 miliardi di euro l'anno.
Queste esorbitanti cifre sono i dati rielaborati dalla Confesercenti di Palermo sulla base del rapporto 2005 dell'associazione antiracket e antiusura ''Sos impresa''.
Secondo lo studio i numeri sarebbero ancora più allarmanti nelle città di Catania a di Palermo dove a pagare il pizzo sarebbe l'80% dei commercianti. Cosa Nostra, addirittura, con parallele e illecite regole di mercato, imporrebbe tariffe differenziate: 200-500 euro al mese ai piccoli negozianti; 750-1000 a chi ha un'attività nel centro delle città e 5000 euro ai supermercati.

''Negli ultimi anni è diminuito il numero di denunce a fronte di una forte crescita del fenomeno usura - dice Lino Busà, presidente di Sos Impresa -. I motivi sono essenzialmente tre: il venir meno della fiducia nello Stato, la vergogna nel dire di essere caduti nella rete degli usurai, la non convenienza della denuncia''.
I tempi dei processi per usura possono essere lunghissimi, nel 40% dei casi il decreto di rinvio a giudizio si ottiene dopo 2-4 anni dalla denuncia, mentre per la sentenza nel 70% dei casi per la sentenza si deve aspettare più di 4 anni. Inoltre, il 58% dei processi si conclude con una condanna, ma quasi tutti i condannati rimangono a piede libero.
''Questi dati - aggiunge Busà - bastano da soli a spiegare perché i commercianti vittime del racket non vedono nella denuncia dei propri estortori una soluzione. In Sicilia - conclude - nel '98 le denunce erano 164, nel 2004 73. Allo stesso modo a Palermo si è passati dalle 33 di 7 anni fa alle 10 circa dello scorso anno''.

Quindi, purtroppo, a dare forza al racket delle estorsioni è la mancata denuncia delle vittime.
Al contrario, i consumatori sembrano più che pronti ad affrontare a musa duro estortori ed usurai.
Infatti, la risposta dei palermitani alla chiamata del Comitato Addio Pizzo, che sabato scorso ha organizzato una festa a Villa Marsanà per finanziare la campagna ''Contro il pizzo cambia i consumi'', è stata entusiasmante. Un'affluenza che è andata oltre le aspettative degli stessi organizzatori. Una salutare boccata d'ossigeno, per l'attività del Comitato e, in particolare, per la campagna che lo vede impegnato in prima linea nell'opera di sensibilizzazione nei confronti di commercianti e consumatori. Una risposta che, come dicevamo, da parte di queste due categorie non è stata fino a questo momento di uguale misura. Nei giorni scorsi, infatti, il presidente onorario della Federazione italiana antiracket, Tano Grasso, non ha mancato di sottolineare come alla campagna di ''Addio Pizzo'' abbiano aderito soltanto 40 commercianti in otto mesi. ''Da una parte dei consumatori, invece - ha detto uno degli organizzatori della festa - la risposta è stata molto buona. In seimila, infatti, hanno sottoscritto il nostro manifesto e contiamo di aumentare ulteriormente il numero, anche grazie ad alcune iniziative che stiamo portando avanti. L'Università di Palermo, ad esempio, ha inviato, sia agli iscritti che alle matricole, insieme alla domanda di iscrizione per il nuovo anno, il manifesto e il modulo di adesione alla nostra campagna e siamo in attesa di sapere quanti hanno voluto testimoniare il loro impegno''.
L'obiettivo del Comitato è, naturalmente, anche quello di aumentare le adesioni dei commercianti, Dal Comitato fanno sapere che appena il numero dei commercianti aderenti all'iniziativa sarà consistente, renderà pubblico un apposito elenco. I ragazzi di Addio Pizzo sperano di poterlo fare al più presto.

E a questo scopo l'attività di ''attacchinaggio critico ed etico'' del Comitato si è rafforzato. La notte scorsa tantissimi altri adesivi sono stati attaccati nelle strade del centro di Palermo. Due le versioni: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità" e "Migliaia di cittadini-consumatori a sostegno di chi denuncia il pizzo". Inoltre, il Comitato Addio Pizzo agli imprenditori interessati consegneranno una carpetta informativa, per averla possono rivolgersi ai numeri: 091 333467 e 347.5020457.

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21 dicembre 2005
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