''Una grande vittoria dell'Iran contro i potenti del mondo''. Ahmadinejad soddisfatto dall'analisi del ''Nie''

05 dicembre 2007

“Una grande vittoria dell'Iran contro i potenti del mondo”. Così il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha definito, nel corso di un discorso alla Nazione trasmesso in diretta televisiva, la divulgazione del National Intelligence Estimate (Nie), il rapporto del coordinamento dei servizi d'intelligence americani, secondo cui il regime degli ayatollah ha congelato lo sviluppo di potenziali testate atomiche già dal 2003, ed è lecito essere ottimisti sul fatto che esso non sia stato ripreso almeno fino alla metà dell'anno in corso, quanto meno sulla base dei dati disponibili alla fine di ottobre (leggi).
Ahmadinejad ha quindi confermato come Teheran non intenda arretrare di un solo passo dal proprio programma nucleare che, ha ribadito, ha finalità assolutamente pacifiche.

Prima delle parole del presidente Ahmadinejad, il governo di Teheran si era detto soddisfatto attraverso le parole del ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki alla radio: ”E' naturale che diamo il benvenuto al fatto che i paesi che in passato avevano domande e ambiguità sulla vicenda ora rivedono il loro punto di vista in maniera realistica. Il contesto pacifico delle attività nucleari dell'Iran iniziano ed essere chiare al mondo”.

Nonostante tutto, però, il presidente americano George W. Bush continua a considerare il programma nucleare iraniano come un pericolo e gli Stati Uniti mantengono sul tavolo l'opzione militare per fronteggiarlo. “La migliore diplomazia, la più efficace, è quella in cui tutte le opzioni solo sul tavolo”, ha spiegato Bush, secondo cui il rapporto del 'Nie' non cambia nulla: “L'Iran era pericoloso, è ancora pericoloso e sarà pericoloso se hanno le conoscenze necessarie per fare un ordigno nucleare”. Anzi, il rapporto rappresenta “un segnale di avvertimento sul fatto che (Teheran) aveva un programma e che lo ha fermato”.
“Sono le pressioni diplomatiche ad aver fatto cambiare idea all'Iran”, ha sostenuto poi il presidente, riferendosi al blocco del programma militare nel 2003, e sottolineando che “il metodo del bastone e della carota funziona”. “Questo è il momento di lavorare insieme ai partner della comunità internazionale: la mia posizione non è cambiata”, in un momento in cui l'Iran “sta sperimentando missili balistici e arricchendo uranio”.

Insomma, Bush ha esortato gli altri Paesi a mantenere alta l'attenzione su Teheran: “Il modo migliore per essere sicuri che nel mondo regni la pace in futuro è che la comunità internazionale continui con una voce sola a avvertire gli iraniani: vi isoleremo”.
Il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha precisato intanto che gli Stati Uniti insisteranno nel premere affinché nuove e più dure sanzioni internazionali siano varate contro l'Iran, a causa del perdurante rifiuto di Teheran di rinunciare al proprio programma nucleare. A detta del segretario di Stato, a dispetto di quanto si afferma nella relazione dei servizi segreti Usa, la Repubblica Islamica persiste nell'arricchimento dell'uranio “a livelli sempre più elevati”, e ciò alla fine le permetterà di dotarsi di un ordigno nucleare. “Continuo a considerare l'Iran”, ha tagliato corto in conclusione, “come una Potenza pericolosa nell'ambito della politica internazionale”.

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05 dicembre 2007

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