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2004: l'anno più nero per il mondo dell'informazione. 53 i giornalisti uccisi, 907 arrestati

Dal rapporto diffuso da ''Reporters sans frontières''

04 maggio 2005

Il rapporto annuale di ''Reporters sans frontières'' (Giornalisti senza frontiere), l'associazione con base a Parigi che svolge opera di monitoraggio sull'attività dei reporter e sulla diffusione delle informazioni nei cinque continenti, ha rivelato che il 2004, con l'uccisione di 53 giornalisti nello svolgimento del proprio lavoro (13 in più rispetto al 2003), è stato l'anno più nero per il mondo dell'informazione.
Il dossier è stato diffuso in coincidenza del ''Giorno mondiale della libertà di stampa'', celebrato ieri.

I responsabili di Rsf commentano che ''Non è mai stato così pericoloso informare la gente. La libertà di stampa è ancora molto lontana dall'essere raggiunta in buona parte dei paesi del mondo''.
Oltre ai 53 giornalisti uccisi vanno infatti registrati anche 907 arrestati e 1.146 che hanno subito attacchi fisici o minacce.
Il 2005 non si annuncia tanto migliore: dall'inizio dell'anno sono infatti già 22 i cronisti uccisi e 105 quelli imprigionati a cui si aggiungono anche 76 cyberdissidenti finiti in carcere.
I Paesi dove la libertà di stampa è più a rischio sono la Corea del Nord (al 167esimo posto della classifica stilata da Rsf), Cuba e la Birmania.
L'Italia si piazza solo al 39esimo posto, al pari della Spagna, peggiore prestazione tra le nazioni europee, e preceduta da Paesi come Capo Verde (38°) o il Costarica (35°). Si confermano al vertice, tutti a pari merito al primo posto, i Paesi scandinavi e del Nord Europa: Danimarca, Finlandia, Irlanda, Islanda, Norvegia, Olanda, oltre a Slovacchia e Svizzera.
 
L'area geografica n cui si è registrato il maggior numero di vittime è quella mediorientale, in Enzo Baldoniparticolare l'Iraq, dove i giornalisti uccisi sono stati 19 e tra loro anche l'italiano Enzo Baldoni, rapito e giustiziato lo scorso agosto.
Complessivamente sono stati una quindicina i giornalisti sequestrati a Bagdad e dintorni nel 2004, che nella maggior parte dei casi sono poi fortunatamente stati rilasciati. Attualmente sono almeno quattro i cronisti tenuti in ostaggio: l'inviata di Liberation, Florence Aubenas, catturata con il suo interprete Hussein Hanoun Al-Saadi, nelle mani dei rapitori da 118 giorni; e tre giornalisti rumeni: Sorin Dumitru Miscoci, Marie-Jeanne Ion ed Eduard Ovidiu Ohanesian, rapiti 36 giorni fa.
Dall'inizio del conflitto iracheno e fino al 31 dicembre 2004 sono stati complessivamente 56 le vittime registrate tra gli operatori dell'informazione e i loro collaboratori locali.

Ritornando in Italia, il conflitto d'interessi di Silvio Berlusconi rimane un'anomalia unica in Europa, ma la maggior parte delle minacce alla libertà dell'informazione in Italia vengono dalla magistratura.
Nel suo rapporto per il 2005 Reporter senza frontiere ribadisce che ''la concentrazione tra le mani'' di Berlusconi ''del potere politico e di un impero mediatico continua a minacciare l'indipendenza dei mezzi d’informazione''. Florence Aubenas e Hussein Hanoun Al-SaadiQuest'anno il bersaglio principale delle critiche dell'organizzazione francese per la libertà di stampa è la magistratura italiana, giudicata responsabile di aver ''moltiplicato le decisioni liberticide'', come ad esempio le pene che contemplano la carcerazione per delitti di opinione o le perquisizioni e violazioni del principio della riservatezza delle fonti.
Nessun giornalista italiano, tra quelli che hanno subito condanne, si trova attualmente in carcere, ma il solo fatto che siano state elevate richieste di carcerazione è, per Rsf, il sintomo di una libertà di stampa fortemente limitata.
Un plauso è invece giunto al Parlamento italiano per l'avvio della revisione della legge che prevede la reclusione per i casi di diffamazione (che negli anni scorsi era stata oggetto di dure critiche). La cancellazione dell'arresto è già stata varata dalla Camera ed è attualmente all'esame del Senato.

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04 maggio 2005
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