2010: l'anno nero dell'edilizia

Sottratti 6 miliardi di euro alle infrastrutture siciliane: molte le imprese rimaste senza lavoro

31 dicembre 2010

Alla Sicilia sono stati tolti tutti i fondi strutturali già assegnati per nuove infrastrutture, pari a 6 miliardi di euro; non ci sono altre risorse per finanziare le 29 opere pubbliche già progettate e pronte da tempo per essere cantierate; i pagamenti per lavori eseguiti sono bloccati da anni per un ammontare di oltre 1 miliardo di euro; e solo nello scorso mese di novembre hanno chiuso centinaia di aziende e sono stati licenziati migliaia di dipendenti.
E' una denuncia allarmante e disperata quella lanciata dal comitato di presidenza dell'Ance Sicilia che, nella conferenza stampa convocata d'urgenza ieri a Catania, ha tracciato un quadro drammatico della crisi del settore edile e ha notificato un 'preavviso di sfiducia' alla classe politica, assieme ad un elenco di provvedimenti normativi ritenuti 'urgenti e indispensabili per salvare il salvabile'.
A illustrare lo stato delle cose, il presidente di Ance Sicilia, Salvo Ferlito, i vicepresidenti Giuseppe Di Giovanna e Santo Cutrone, Sergio Cassar, componente del Comitato di presidenza; Andrea Vecchio, presidente di Ance Catania, Enzo Pirrone, presidente di Ance Enna, Giuseppe Molè, presidente del comitato regionale Giovani Ance, Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia.

In base alla precedente ricognizione fatta da Ance nazionale, la Sicilia aveva a disposizione quasi 6,5 miliardi di euro sui programmi regionali Por 2007-2013 per realizzare 29 opere già progettate e cantierabili. Ma di recente il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, ha rimodulato queste risorse, assegnandone circa 4 miliardi al solo Ponte sullo Stretto (gli altri 2,5 miliardi sono andati a regioni del Nord) e assegnando a quelle 29 opere, 2,5 miliardi di fondi Fas che, di fatto, non sono ancora disponibili, e che comportano un cofinanziamento regionale di pari importo, somma di cui la Regione non dispone. Il risultato è, dice l'Ance, che alla Sicilia sono rimaste concretamente solo quattro grandi infrastrutture (il Ponte sullo Stretto, la Caltanissetta-Porto Empedocle, la Palermo-Agrigento e la Siracusa-Catania), tutte in mano ai general contractor, operatori che non lasciano nulla al territorio e alle imprese locali.
A ciò si aggiunge che da anni sono bloccati pagamenti alle imprese per lavori già eseguiti, per un totale di oltre 1 miliardo di euro. Soldi che verranno a mancare - ad un settore già in coma - per tutta la metà del 2011, a causa del ricorso all’esercizio provvisorio da parte della Regione. Di conseguenza, non ci sono più soldi per la quasi totalità del settore edile. Prova ne siano il calo costante dei bandi di gara pubblicati (-60% nel 2010, -50% nel 2009 e nel 2008), la perdita di 30 mila posti di lavoro nell’ultimo biennio (di cui circa 20 mila solo quest’anno) e la chiusura di centinaia di imprese.

"Le aziende edili di fascia media sono tagliate fuori - ha commentato Salvo Ferlito, presidente regionale di Ance Sicilia - schiacciate fra le grandi imprese che, pur di lavorare, partecipano in massa anche a gare di piccolissimi importi (alcune iscritte per 6 milioni partecipano a gare da 120 mila euro) praticando ribassi impossibili fino al 53%, e la piccola impresa che sopravvive a stento col cottimo o con l’edilizia privata. Le risposte che aspettavamo da Regione e Ars non sono giunte. Oggi lanciamo alla classe politica l’ultimo avviso, dopo di che passeremo alla lotta dura".
Lungo l’elenco delle richieste, che partono dalla necessità di affermare la legalità in un settore che proprio dalle difficoltà della crisi è reso più permeabile agli interessi criminali e alla pressione del racket delle estorsioni. In tal senso Ance Sicilia chiede al governo regionale di fare applicare obbligatoriamente a tutti gli enti appaltanti il decreto "Milleproroghe" appena convertito in legge, laddove dà facoltà alle pubbliche amministrazioni di escludere in automatico dalle gare d’appalto le offerte anomale. "Questo fenomeno - ha spiegato Ferlito - è stato creato proprio dal governo regionale e dall’Ars che, lo scorso agosto, hanno imposto un recepimento, tout court e non concordato con le parti sociali, della normativa nazionale che conteneva un micidiale sistema che ha permesso di praticare ribassi folli nella categoria di importi compresi fra 1 e 5 milioni di euro. Lo Stato ha rimediato al proprio errore, che la Regione faccia altrettanto e subito".
Quanto alla riforma delle opere pubbliche, il tavolo tecnico istituito presso l’assessorato regionale alle Infrastrutture è fermo da un anno e Ance Sicilia ne sollecita l’immediata riattivazione, così come ritiene indispensabile l’urgente approvazione della riforma urbanistica.
"Il governo regionale – ha concluso Ferlito – deve anche avviare un confronto col governo nazionale per recuperare almeno una parte delle risorse prima destinate alle infrastrutture dell’Isola e per consentire anche alle imprese medio-piccole di partecipare al mercato delle opere pubbliche monopolizzato da general contractor e grandi imprese".

Il vicepresidente Giuseppe Di Giovanna ha osservato che "non si può combattere l’illegalità senza impegnarsi ad approvare nuove norme e strumenti urbanistici capaci di creare un argine contro gli interessi criminali sullo sfruttamento del territorio. Chi vuole essere paladino della legalità ma non adotta queste misure, rischia di diventare un 'Lancillotto' dell’illegalità".
Da parte sua, il presidente di Ance Catania, Andrea Vecchio, ha osservato che "il recente provvedimento del governo regionale, che stanzia 35 milioni di euro per premiare i dirigenti regionali, suona come una beffa nei confronti dei tanti siciliani che hanno perso il lavoro o che rischiano di perderlo a causa dell’inefficienza della pubblica amministrazione". Vecchio, pertanto, invita il governo a ritirare il provvedimento e a valutare semmai la riforma e lo snellimento del sistema burocratico per legare le retribuzioni al merito e agli obiettivi raggiunti.

L’assessore regionale alle Infrastrutture, Pier Carmelo Russo, intervenendo telefonicamente alla conferenza stampa, rilevando che il sistema delle imprese non può attendere i tempi di approvazione di una legge, ha annunciato che con provvedimento amministrativo bloccherà subito il criterio di aggiudicazione al massimo ribasso e richiamerà le stazioni appaltanti al ricorso al criterio dell’offerta più vantaggiosa, impegnandosi a redigere comunque un disegno di legge di riforma del settore. "Esistono due riferimenti - ha spiegato Russo - la deliberazione numero 65 del 2009 dell’Aurorità di vigilanza sui contratti delle pubbliche amministrazioni, secondo la quale il criterio del massimo ribasso non può essere applicato ad appalti con bando standardizzato; e la Provincia autonoma di Trento che, considerando il ribasso anomalo elemento di rischio di infiltrazione della criminalità organizzata, con delibera del 23 dicembre scorso ha vincolato tutte le pubbliche amministrazioni ad aggiudicare in via ordinaria gli appalti non col criterio del massimo ribasso, ma con quello dell’offerta più vantaggiosa". L’assessore intende così rimediare prontamente ad un problema creato dalla legislazione vigente, e ha convocato Ance Sicilia, le altre organizzazioni imprenditoriali del settore, i sindacati, l'Anci, l’Urps per il prossimo 10 gennaio alle 10.
Da parte sua, il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, nell’apprezzare la sensibilità dell’assessore, ha comunque ribadito che "l’obiettivo principale deve restare l’ottenere l’approvazione di una legge che risolva radicalmente tutti i problemi. Non ci possiamo accontentare di provvedimenti tampone che non possono garantire soluzioni definitive".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Labitalia, €conomiaSicilia.com]

 

 

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31 dicembre 2010

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