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4 anni a Silvio Berlusconi

Arriva la sentenza di primo grado sui diritti tv Mediaset, dopo un processo lungo 6 anni

27 ottobre 2012

Condanna a 4 anni per frode fiscale e interdizione di cinque anni dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi. Si chiude così, dopo sei anni, il primo grado del processo sui diritti tv Mediaset.
Secondo i giudici di Milano, con il sistema dei costi gonfiati nella compravendita dei diritti tv, è stata realizzata "un'evasione notevolissima". In particolare i giudici della prima sezione penale del Tribunale hanno giudicato prescritto il reato di frode fiscale contestato a Berlusconi nel 2001 e lo hanno condannato per gli esercizi 2002-2003. L'interdizione di tre anni è stata stabilita invece dai magistrati per gli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Berlusconi dovrà anche pagare una provvisionale di 10 milioni all'Agenzia delle entrate.
Assolto invece il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri che, attraverso il suo legale Vittorio Virga, ha fatto sapere di essere contento per l'assoluzione nel merito ottenuta ma allo stesso tempo dispiaciuto per la condanna a Berlusconi.

Una condannata giudicata "assolutamente incredibile" dai legali dell'ex premier Niccolò Ghedini e Piero Longo. Una sentenza "che va contro le risultanze processuali. Addirittura non si è tenuto conto delle decisioni della Corte di Cassazione e del Giudice di Roma - sostengono gli avvocati -, che per gli stessi fatti hanno ampiamente assolto il presidente Berlusconi".
Per Ghedini e Longo "straordinaria è poi la circostanza che non si sia attesa la decisione della Corte Costituzionale in ordine al conflitto sollevato, il che potrà comportare l'annullamento del processo. E' evidente - proseguono gli avvocati di Berlusconi - che si tratta di una decisione che è totalmente sconnessa da ogni logica giuridica con un Tribunale totalmente teso a concludere il processo contro l'onorevole Berlusconi negando prima i testi a difesa, e poi con tecnica del tutto inusuale per un processo durato undici anni, di cui sei di dibattimento, procedendo alla motivazione contestuale limitando, così, a 15 giorni il tempo per scrivere l'atto di impugnazione".
"E' auspicabile - concludono - che in Corte d'Appello vi possa essere atmosfera diversa, con l'assunzione di tutti i testi a difesa immotivatamente negati, e con il pieno riconoscimento dell'insussistenza dei fatti e dell'innocenza dell'onorevole Berlusconi".

LA REAZIONE DEL CAVALIERE - "E' una sentenza politica, intollerabile. Non si può andare avanti così". Silvio Berlusconi non ci sta. La condanna a 4 anni per la vicenda dei diritti tv Mediaset è per il Cavaliere il culmine di un "accanimento giudiziario" che va avanti dalla sua discesa in campo, vent'anni fa. Così "non si può andare avanti. Bisogna fare qualcosa", si è sfogato a Studio Aperto.
"Per me non c'è nessuna connessione assolutamente" con la rinuncia alla corsa alla premiership nel 2013. "Io e i miei avvocati ritenevamo impossibile una condanna", ha precisato Berlusconi. "E' senza dubbio una sentenza politica - ha continuato -, come sono politici i tanti processi inventati a mio riguardo. Non si può andare avanti così, bisogna fare qualcosa. Quando non si può contare su giudici imparziali il paese diventa incivile e barbaro, cessa di essere democrazia".

"Ci sono molte prove" della mia innocenza "e due assolutamente inoppugnabili", sostiene l’ex premier pronto al contrattacco nel processo di appello. "L'accusa - ha detto Berlusconi - mi vorrebbe socio occulto di due imprenditori americani, uno dei quali io non ho mai conosciuto. E questa accusa non ha nessun riscontro nella realtà. Ci sono, anzi, molte prove del contrario, due assolutamente inoppugnabili, che escludono questa eventualità".
Il Cavaliere ha poi snocciolato i soliti numeri e le solite cifre dei suoi guai giudiziari: "Ho subito più di 60 procedimenti, più di mille magistrati si sono occupati di me. Il mio gruppo ha avuto 188 visite della polizia giudiziaria e della Guardia di finanza, ci sono state 2666 udienze in questi 18 anni e abbiano dovuto spendere più di 400 milioni in parcelle di avvocati e consulenti". Soldi che si vanno ad aggiungere a quella che definisce la "rapina del millennio": "I 564 milioni che ho dovuto dare" a De Benedetti "non sono la rapina del secolo, ma del millennio".
"E’ la solita giustizia a orologeria, vogliono farmi fuori, ma non mi farò da parte. Mi vogliono eliminare, ma io mi difenderò e farò valere fino in fondo le mie ragioni"

Come sempre capita nei momenti di maggior difficoltà, lo stato maggiore del Pdl fa quadrato attorno al suo leader. E torna a ricompattarsi. Preoccupano gli effetti della sentenza sull’immagine del partito, già travolto da vari scandali giudiziari.
"E’ stata una vera mazzata tra capo e collo, guarda caso proprio alla vigilia del voto in Sicilia e di una difficile campagna elettorale per le politiche", confida un autorevole esponente azzurro. Da via dell’Umiltà, quindi, parte l’ordine di mantenere la calma. Bisogna stare uniti e coperti, si è alla vigilia del voto in Sicilia e ci aspetta una lunga campagna elettorale, avvertono.
Il primo a parlare è il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano, che guida la "carica" anti-pm: "E' l'ennesima prova di accanimento  giudiziario nei confronti del presidente Silvio Berlusconi. Una  condanna inaspettata e incomprensibile con sanzioni principali e  accessorie iperboliche. Siamo certi che i prossimi gradi di giudizio  gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta".

"Non si tratta di una sentenza ma di un tentativo di omicidio politico", afferma Fabrizio Cicchitto. "Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia in primo luogo contro Berlusconi", aggiunge Cicchitto esprimendo allo stesso tempo la solidarietà di tutti i deputati del gruppo Pdl.
"La caccia all'uomo non salta un giro", dichiarano Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello sottolineando che "l'uso politico della giustizia scrive oggi un'altra brutta pagina nella storia del nostro Paese".
L'ex ministro Mara Carfagna è convinta che "nei successivi gradi di giudizio, come sempre è accaduto in passato, la verità uscirà allo scoperto e Silvio Berlusconi finirà assolto". Dello stesso avviso Gianfranco Rotondi secondo il quale "la condanna mostra al mondo l'anomalia della giustizia italiana".

Per Antonio Di Pietro, invece, "tutti i nodi vengono al pettine. Nonostante tutte le leggi ad personam che Berlusconi si è fatto - dice il leader di Idv - e nonostante la continua delegittimazione e denigrazione dei magistrati, la verità è venuta a galla".
"Anche se non è definitiva, questa sentenza rivela la gravità dei comportamenti di un importante imprenditore italiano - sottolinea Rosy Bindi (Pd) - ma ciò che inquieta è che questo imprenditore, condannato oggi per frode fiscale, è stato a lungo presidente del Consiglio".
Non ha commentato la sentenza Massimo D'Alema, che ritiene, però, "che dal punto di vista politico si è chiusa un'epoca". Non commenta neanche Gianfranco Fini ("Non commento le sentenze. Non lo facevo ieri e non lo faccio oggi") e Pier Ferdinando Casini (Udc) limitandosi a dire: "Abbiamo sempre contrastato Berlusconi sul piano politico e non abbiamo mai speculato sulle sue vicende giudiziarie. Non cominceremo certo adesso".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA]

- Dieci anni di indagini e un processo infinito (Repubblica.it)

 

 

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27 ottobre 2012
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