A Bellolampo 100mila tonnellate di percolato

Nella discarica palermitana il liquido inquinante si è infiltrato nel sottosuolo fino ad una profondità di 30 metri

25 luglio 2010

Ci sarebbero almeno centomila tonnellate di percolato nella discarica di Bellolampo a Palermo. Le trivellazioni effettuate nella terza e nella quarta vasca del sito, condotte sotto il coordinamento del consulente tecnico dell'Amia, Federico Vagliasindi, hanno confermato la precedente stima.
Il liquido inquinante è accumulato nelle vasche dell'impianto e presumibilmente è ben trattenuto dal fondo impermeabilizzato. La stima è stata confermata ulteriormente da una successiva ricerca tomografica svolta fino ad una profondità di 30 metri, che sarà ripetuta con altri metodi per giungere al fondo delle vasche, fino a quota -40 metri. La stessa tomografia del sottosuolo svolta poi all'esterno della quarta vasca, all'altezza del lago superficiale di percolato che si era formato lo scorso novembre fino al limite della strada di Inserra, ha purtroppo evidenziato la presenza di percolato, infiltratosi nelle fessure dello strato roccioso fino ad una profondità di 30 metri, esteso in larghezza oltre la recinzione e oltre la sede stradale e che sarebbe trattenuto dalle stesse fessure rocciose.

I commissari straordinari dell'Amia, Sebastiano Sorbello e Paolo Lupi, hanno attivato immediatamente le procedure d'emergenza previste dalla legge, con una comunicazione a tutte le autorità competenti, a partire dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e alla popolazione, e contemporaneamente è stato avviato, d'intesa con l'Arpa e la Provincia regionale di Palermo, il piano degli interventi urgenti, che consistono in tre trivellazioni per il drenaggio e la rimozione del percolato penetrato nel sottosuolo.
Il prof Vagliasindi ha chiarito che "tale infiltrazione di percolato non può essere responsabile di un eventuale inquinamento della falda acquifera, situata a 400 metri di profondità e per raggiungere la quale occorrerebbero parecchi anni". La presenza di sostanze individuate dalle analisi delle acque di alcuni pozzi privati in zona può essere riconducibile, per Vagliasindi "o a infiltrazioni di percolato avvenute nel corso di decenni dalla prima antica vasca di Bellolampo, che per le tecniche dell'epoca non prevedeva l'impermeabilizzazione del fondo, o da eventuali altre fonti abusive e inquinanti che potrebbero trovarsi entro un vastissimo raggio". Il consulente dell'Amia, comunque, ha evidenziato in più relazioni, consegnate dai commissari straordinari alle autorità competenti, di avere riscontrato "una lunga serie di passate carenze organizzative, gestionali e tecnico-progettuali che potrebbero verosimilmente essere alla base del verificarsi dei problemi che oggi si stanno affrontando in regime di emergenza e con un elevato dispendio di risorse".

L'Amia sta anche completando la progettazione di tutti gli interventi necessari alla definitiva bonifica e messa in sicurezza dell'intero sito di Bellolampo, che consistono nella rimozione e trattamento del percolato (che comincerà a breve con l'installazione delle pompe già acquistate), nella realizzazione delle opere di contenimento e imbrigliamento delle acque meteoriche che spingono la ricarica e l'infiltrazione delle sacche, nella totale copertura di tutte le vasche, nonché nel ricorso a tutte le più aggiornate tecniche di trattamento dei rifiuti accumulati che si renderanno necessarie per evitare il riformarsi di liquido inquinante, in modo da affrancare il futuro di Palermo da questa continua incombente minaccia ambientale.

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it]

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25 luglio 2010

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