A caccia del 'signor Franco'

Indagini della Procura di Palermo anche su un ex console israeliano. Ma agli inquirenti sembra una "pista poco credibile"

25 luglio 2010

La Procura di Palermo sta svolgendo accertamenti su una serie di persone, il cui cognome é Gross, alla ricerca del misterioso "signor Franco", l'agente dei Servizi che avrebbe garantito la trattativa tra Stato e mafia.
Tra le posizioni controllate c'é anche quella di un ex console onorario israeliano, Moshe Gross, citato nei giorni scorsi da "Il Fatto Quotidiano". Ma che sia lui il trait d'union tra Cosa nostra e le istituzioni pare, agli inquirenti, poco probabile.
A indicare agli investigatori il cognome del signor Franco (che si faceva chiamare anche Carlo) è stato Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito che sta raccontando i segreti della trattativa. Il testimone, che ha a lungo parlato del misterioso 007, ma che ancora non lo ha riconosciuto in foto, ha consegnato ai magistrati un foglio manoscritto del padre con 12 nomi di investigatori, come l'ex questore Arnaldo La Barbera, il funzionario del Sisde Bruno Contrada, il generale dell'Arma Francesco Delfino e il funzionario dei Servizi Lorenzo Narracci (quest'ultimo è indagato per concorso nella strage di via D'Amelio dai pm di Caltanissetta).
Nella lista c'é anche Gross. Accanto al cognome c'é scritto F/C: il riferimento è alle iniziali del nome con cui era noto, Franco e Carlo. Una freccia collega poi Gross a un altro cognome: "De Gennaro".

L'"enigmatico" Ciancimino jr - "Nonostante né io né i miei difensori abbiamo, ad oggi, ricevuto alcun avviso di deposito della motivazione della sentenza della Corte d'Appello di Palermo, nel processo a mio carico per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, leggo su alcuni quotidiani stralci del verdetto con toni e ricostruzioni di tipo 'vanziniano'". Lo ha detto Massimo Ciancimino, commentando alcuni estratti della motivazione della sentenza con cui la corte d'appello, il 30 dicembre scorso, riducendo la pena decisa dal tribunale, l'ha condannato a 3 anni e 4 mesi per il riciclaggio del "tesoro" del padre, l'ex sindaco mafioso di Palermo. "Il provvedimento non è ancora disponibile in cancelleria" ha aggiunto. Secondo quanto pubblicato su alcuni quotidiani, i giudici ritengono che il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, "é un soggetto certamente intenzionato a salvare una parte di quella ricchezza (in altra parte dissolta in spese consumistiche, abbandonandosi a lussi sfrenati) così tanto agognata e vista sfuggire sul filo di lana". Nelle motivazioni si scrive che Ciancimino, che sta raccontando ai magistrati della trattativa tra Stato e mafia, avrebbe "mezze ammissioni". Il testimone viene inoltre definito "personaggio enigmatico". "Non può negarsi - si legge ancora nelle motivazioni, come riportate dai giornali - che Ciancimino a più riprese e soprattutto nella fase d'appello ha espresso un suo personale contributo chiarificatore della complessa vicenda, anche se tale contributo si è rivelato parziale". Secondo la corte, infine, "Ciancimino è un soggetto che è apparso desideroso di vivere da protagonista il suo tempo attuale in modo diverso dal passato del padre, in grado di gestire ricchezze enormi e vedere scorrere accanto a sé pagine della storia palermitana dei poteri occulti muovendosi con estrema abilità per il mantenimento dello status quo".

[Informazioni tratte da Ansa, Adnkronos/Ing]

- "Da Ciancimino jr mezze verità per salvare il tesoro del padre" di Alfio Sciacca (Corriere.it)

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25 luglio 2010

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