A Carini 10 estortori in galera denunciati dalle proprie vittime

Stanchi di essere costretti a pagare il pizzo, imprenditori e commercianti hanno fatto il loro dovere

28 novembre 2008

Stanchi di essere costretti a pagare il pizzo a Cosa nostra alcuni imprenditori e commercianti dell'Area di sviluppo industriale di Carini, grosso centro del palermitano, hanno deciso di denunciare i loro estorsori ai Carabinieri.
E' così scattata la retata dei Carabinieri della compagnia di Carini, che nella notte hanno eseguito 10 ordini di custodia cautelare emessi dal gip del tribunale di Palermo. Gli indagati sono accusati di essere fra i responsabili delle estorsioni imposte ai commercianti tra il 1973 e il 2007.

Le indagini hanno riguardato nove imprese dell'Area di sviluppo industriale di Carini che hanno denunciato. Le vittime del pizzo sono state assistite dall'associazione antiracket ''Libero Futuro'' di Palermo. Il volume d'affari delle estorsioni ammontava a oltre 400 mila euro, a cui si devono aggiungere anche le assunzioni di persone ''segnalate'' da Cosa nostra.
Le dichiarazioni degli imprenditori hanno consentito di chiarire la responsabilità di numerosi danneggiamenti ai danni di aziende e cantieri, nonché di avviare mirate attività tecniche che hanno portato, di seguito, ad individuare gli autori di ulteriori danneggiamenti, colti dalle telecamere.

''L'aspetto qualificante dell'operazione - hanno spiegato i Carabinieri - è la stretta connessione dell'attività info-investigativa dell'Arma con le denunce degli imprenditori che, per la prima volta a Palermo, hanno deciso di avviare contestualmente un percorso di collaborazione, permettendo di delineare un quadro probatorio ampio e puntuale sulle attività estorsive subite''. [Adnkronos/Ing]

E mentre nella provincia Palermita si assiste ad un altra vittoria della dignità della società civile, ieri nel Capoluogo la procura ha scoperto un'altra zona d'ombra della mafia siciliana, dalla quale potrebbero venire a galla nuovi intrecci tra Cosa Nostra e colletti bianchi.
La polizia di Stato ha infatti arrestato cinque professionisti accusati di aver utilizzato, per conto di boss palermitani, somme di denaro di provenienza illecita per investirli in attività imprenditoriali e in borsa. Si tratta di un'indagine che secondo l'accusa fa luce su una zona grigia del mondo della finanza siciliana che sarebbe stata a disposizione, in particolare del capomafia Antonino Rotolo, per riciclare denaro.
I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

I cinque indagati arrestati sono accusati di associazione mafiosa, interposizione fittizia di beni e impiego di denaro o utilità di provenienza illecita. Si tratta di commercialisti e imprenditori i cui nomi sono già emersi durante l'indagine che ha portato in passato a sequestri di beni a boss.
I provvedimenti cautelari scaturiscono da indagini dei poliziotti della Sezione criminalità organizzata della Squadra mobile di Palermo che partono dall'arresto del mafioso Antonino Rotolo, avvenuto nell'operazione Gotha a Giugno 2006, al quale sono stati sequestrati in passato anche beni.
Proprio a Rotolo avrebbe fatto capo un ingente patrimonio costituito da aziende, appartamenti, attività commerciali, sui quali sono stati reinvestiti in maniera illecita capitali mafiosi. 
I cinque "insospettabili" sono accusati di avere avuto rapporti di amicizia con Rotolo e quattro di loro sarebbero stati, secondo i pm, suoi prestanome intestandosi fittiziamente beni e quote di società. Ad uno dei fermati è stato inveve contestato di essere "un punto di riferimento per la cura degli interessi economici del boss, un vero e proprio contabile", ed è stato accusato di "avere investito nel 1998, 500 milioni di lire in titoli di Stato, in obbligazioni e in azioni". [Infomazioni tratte da Rainews24.it, Repubblica/Palermo.it]

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28 novembre 2008

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